Una vita, Guy de Maupassant

Se state andando al matrimonio di un amico, l'ultima cosa da fare è leggere "Una vita" di Guy de Maupassant. Io l'ho fatto (non lo sapevo!) e la punizione divina è la febbre che mi sta tenendo a casa.
Stupide superstizioni a parte, è stato buffo come, prima di scegliere di leggerlo, c'è stato chi mi abbia detto: "Leggi Una vita, è bellissimo, è un romanzo fantastico dove in pratica non succede niente". Alla faccia!
Grazie a un gran regalo, la mia versione del libro è quella Einaudi della traduzione di Natalia Ginzburg, che se ne occupò poco prima di morire. Nella sua nota al testo, il curatore Giacomo Magrini scrive: "Quanto alle sviste, è sembrato opportuno rettificarle lasciando nel testo solamente quelle che rappresentano non tanto un interesse interpretativo quanto piuttosto la natura di un lapsus che può in qualche modo ricordare colei che l'ha fatto". Ecco, rendere omaggio a una persona lasciando un suo errore nel testo è qualcosa che mi è sembrato paradossalmente affettuso, di una ironica delicatezza. Sarebbe come se qualcuno ricordasse me dicendo "fu talmente disattento che lesse Una vita mentre andava al matrimonio del suo amico".