Il libraio sotto casa m'ha regalato un libro e io l'ho ringraziato abbandonandolo dopo poche pagine. Alé.
Non starò a dire il nome del libro e dell'autore, altrimenti poi mi dispiace. Dirò solo che inizia per Charles e finisce per Dickens, ma non mi si chiedano altri indizi.
Diciamo che, degli ultimi due romanzi che mi sono passati per le mani, uno l'ho abbandonato io e uno l'autore. Per la precisione, io annoiandomi prima di finire di leggerlo, lui morendo prima di finire di scriverlo. Flaubert, parlo di Flaubert. A proposito, per un bel po' basta Flaubert, altrimenti mi dovrò far crescere dei baffi come i suoi.
Non che ci sia niente di male ad abbondare un libro, ovvio, ma mi dispiace che sia toccato proprio a questo (ah, che fra l'altro è "Our mutual friend"). E' che me l'ha regalato il libraio sotto casa mia, dopo un anno passato dirci bonjour et bonsoir e a scambiarci sorrisi inspiegabilmente sinceri. Tempo fa gli abbiamo regalato qualche volume rastrellato dalla nostra libreria, che stiamo snellendo per il trasloco. Poi, la settimana scorsa, quando mi ha visto sfogliare questo Dickens dalla cassa di libri che tiene fuori della bottega, non ha voluto sentire storie e me l'ha dato. E io non c'ho messo tanto a riporlo senza finirlo. Bonjour, bonsoir, sorriso.
Dopodiché sono passato all'ultimo libro di Flaubert di cui sentivo l'urgenza di leggere, Bouvard e Pécuchet. La storia è quella di due strambi (strambi?) signori che diventano amici e che si interessano a tutto lo scibile umano, con una concatenazione di fissazioni (agronomia, filosofia. archeologia, anatomia, chimica ecc.). Non rovino niente se dico che gli esiti sono sempre comicamente disastrosi.
Mi pare di aver colto i motivi per cui questo libro è spesso considerato di culto e genitore naturale di varie successive rivoluzioni letterarie, ma ammetto di averlo letto con l'approccio del vedere "di cosa si tratta", che non è certo il modo più nobile e godereccio di leggere un romanzo.
Eppure, tutto ciò non mi ha impedito di capire cosa stava in realtà facendo Flaubert in quelle pagine: mi stava prendendo per il culo.
E sì perché, a dirla tutta, in un certo idiota modo di fare di Bouvard e Pécuchet mi ci sono spesso ritrovato, e allora c'è stato più o meno da ridere. Non è la prima volta che mi capita di sentirmi preso per il culo da un grande scrittore (era successo con Nabokov, per esempio) e devo dire che la sensazione è tutto sommato benefica. Ora aspetto solo di passare a qualche altro grande scrittore che mi insulti, o che mi malmeni direttamente, e poi a posto. Tutta salute.
