<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052</id><updated>2012-01-29T05:58:17.072-08:00</updated><category term='Accoppiamenti giudiziosi'/><title type='text'>Non sono stato io a chiederlo</title><subtitle type='html'>UN DIARIO DI LETTURE.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>236</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-469537968303693244</id><published>2012-01-26T12:44:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T13:46:22.492-08:00</updated><title type='text'>Sotto il vulcano, Malcolm Lowry</title><content type='html'>Fatti sotto!&lt;br /&gt;Va bene Gandhi, va bene la ragionevolezza, va bene il buon senso, ma io credo che per certi libri si debba essere pronti a fare a botte. Io per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sotto il vulcano&lt;/span&gt; di Malcolm Lowry lo sono! Fatti sotto! T'aspetto fuori! &lt;br /&gt;Se ricordo bene, non ho mai fisicamente aggredito nessuno, almeno non sul serio. Ricordo di aver subito un paio d'attacchi, questo sì, ma niente di che. Però per questo libro potrei farlo senza troppi scrupoli morali. Vuoi uno schiaffo? Dimmi che è un brutto libro! Vuoi un pugno? Dimmi che non ci si capisce niente! Vuoi una testata sul naso? Dimmi che è un'opera sopravvalutata! Avanti, prova, se ne hai il coraggio. Mangerò spinaci da qui alla prima discussione letteraria con qualcuno.&lt;br /&gt;Santi numi che capolavoro. Appena finito di leggerlo sono corso in biblioteca a cercare altri suoi lavori (purtroppo praticamente tutti postumi, incompleti e frammentari). Ebbene, ho trovato riferimento a una lettera all'editore Jonathan Cape (che aveva valutato il manoscritto pubblicabile eventualmente solo dopo pesanti e innumerevoli modifiche) in cui Lowry compie un'analisi capitolo per capitolo della sua opera spiegando passo a passo perché nessuna parola sarebbe stata modificabile. Quanta sicurezza, che visione precisa, quanta consapevolezza! &lt;br /&gt;La storia è quella del Console Firmin che, in Messico, girovaga e consuma una vita di costante ubriachezza, gelosia e incessante epico ma colpevole struggimento sulla vita e sul mondo (che brutta sintesi,eventualmente meglio dare un'occhiata in rete). Stilisticamente folle ma rigoroso, il libro non ha mai neanche mezzo calo di tensione, e che tensione! Basta, lascio parlare lui, prendo a caso una pagina tra le tante sottolineate e ne trascrivo un pezzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"E a questo punto (ricordava il Console ora) si accorse di non aver bevuto un goccio da quasi dieci minuti; e inoltre l'effetto della tequila era quasi scomparso. Aveva gettato uno sguardo per il giardino ed era come se frammenti delle sue palpebre si fossero staccati per mettersi a svolazzare e saltellare davanti a lui, muovendosi nervosamente in ombre e forme, sussultando al colpevole cicalare della sua mente, non ancor voci del tutto, ma queste tornanvano, queste tornavano; un'immagine della sua anima come una città apparve ancora una colta davanti a lui, ma una città, questa volta, devastata, folgorata nel cupo sentiero dei suoi eccessi, e chiudendo gli occhi brucianti egli aveva pensato al perfetto funzionamento del sistema in coloro che vivono veramente, commutatori ben connessi, nervi tesi solo nel caso di un autentico pericolo, e ora in preda a un sonno senza incubi, calmo, non in riposo, ma in equilibrio: un villaggio pacifico. Gesù, com'era esasperata la tortura (e intanto c'era ragione di supporre che gli altri credessero che lui si divertiva immensamente) dell'avere coscienza di tutto ciò e nello stesso tempo della cosapevolezza di come tutto l'orribile meccanismo si venisse disintegrando, con la luce che ora si accendeva ora si spegneva, ora troppo abbagliante, ora troppo fioca, col bagliore di una batteria morente a singulti di luce... per poi finalmente sapere tutta la città sprofondata nelle tenebre, dove ogni comunicazione è perduta e il movimento diviene mera ostruzione e le bombe minacciano e le didee fuggono alla rinfusa... Il Console aveva finito ora il suo bicchiere di insipida birra".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, capito che roba?&lt;br /&gt;Un proposito assurdo:  sfidare Lowry (se solo fosse vivo) a riscrivere tutto il libro togliendo di mezzo l'alcol, come se questo fosse solo un espediente per affrontare livelli della percezione della realtà di cui la letteratura ci saprebbe restituire l'esperienza senza mescal o whisky di mezzo. Il girovagare smarrito del Console è il tremendo e meraviglioso girovagare di tutti noi. Lo sappiamo, ce l'hanno detto i titani come Malcolm Lowry. Dici di no? Vieni qua che ti do un destro!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-469537968303693244?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/469537968303693244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/469537968303693244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/sotto-il-vulcano-malcolm-lowry.html' title='Sotto il vulcano, Malcolm Lowry'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-9090190419805313277</id><published>2012-01-15T02:34:00.000-08:00</published><updated>2012-01-15T03:11:42.298-08:00</updated><title type='text'>Il compagno segreto, Joseph Conrad</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lettera agli inquirenti che si stanno occupando del naufragio della Costa Concordia, all'Isola del Giglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentili Inquirenti,&lt;br /&gt;questa mattina mi sono svegliato decisamente troppo presto, pur avendo forte bisogno di dormire e ricaricare le batterie. Non ero abbastanza lucido per mettermi subito al lavoro, così sono rimasto ancora un po' a letto e ne ho approfittato per mettermi a leggere tutto d'un fiato un libricino che tenevo da tanto sulla scrivania. Ebbene, gentili Inquirenti, dovreste leggerlo anche voi, e a al più presto. Sospetto che sia lì dentro una pista investigativa non trascurabile, per capire quello che è accaduto alla &lt;a href="http://www.ilpost.it/2012/01/14/le-foto-del-naufragio-della-concordia/"&gt;Costa Concordia&lt;/a&gt;. Il racconto lungo in questione è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il compagno segreto&lt;/span&gt;, di Joseph Conrad.&lt;br /&gt;La vicenda è quella del capitano di una nave immobile al largo di un'isola del sud-est asiatico, in attesa che si alzi almeno un alito di vento per poter riprendere la navigazione. In una notte di inquieta calma piatta, contrarimente alle abitudini il capitano manda tutto l'equipaggio sottocoperta, a dormire. Rimane da solo sul ponte. Ad un certo punto, si accorge di un naufrago in mare, spuntato dal nulla. Lo fa salire a bordo e questo comincia a raccontare la sua storia. Il capitano decide di nasconderlo e salvarlo dal suo destino segnato e... basta, signori, mi fermo qui, perché il finale della storia della Costa Concordia e quello de I&lt;span style="font-style:italic;"&gt;l Compagno segreto&lt;/span&gt; non è detto che coincidano. E' piuttosto sulle ragioni delle scelte del capitano della nave affondata che il libro può dire qualcosa. Anzi, è sulle ragioni di tutti noi esseri umani inquieti in una notte di calma piatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per l'attenzione, gentili Inquirenti. Buon lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-9090190419805313277?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9090190419805313277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9090190419805313277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/il-compagno-segreto-joseph-conrad.html' title='Il compagno segreto, Joseph Conrad'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6455749754058367894</id><published>2012-01-10T06:34:00.000-08:00</published><updated>2012-01-25T01:45:41.365-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accoppiamenti giudiziosi'/><title type='text'>Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald</title><content type='html'>&lt;em&gt;Accoppiamento giudizioso n.4&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-p0wnuwrHqOI/Tx_OfPOfIzI/AAAAAAAAAC4/9RwITLNulaA/s1600/11%2BEmil%2BNolde%2B%2528German%2Bartist%252C%2B1867-1956%2529%2B_sea%2B1913.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 278px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-p0wnuwrHqOI/Tx_OfPOfIzI/AAAAAAAAAC4/9RwITLNulaA/s320/11%2BEmil%2BNolde%2B%2528German%2Bartist%252C%2B1867-1956%2529%2B_sea%2B1913.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701502689332896562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francis Scott Fitzgerald, &lt;em&gt;Il grande Gatsby&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;/&lt;br /&gt;Emil Nolde, &lt;em&gt;Il mare&lt;/em&gt; (1913)&lt;br /&gt;[A giudicare da quest'opera, anche Emil Nolde - in una cui eccezionale mostra capitai praticamente per caso - doveva vedere una luce verde al di là dello stretto, esattamente come Gatsby]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6455749754058367894?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6455749754058367894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6455749754058367894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/il-grande-gatsby-francis-scott.html' title='Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-p0wnuwrHqOI/Tx_OfPOfIzI/AAAAAAAAAC4/9RwITLNulaA/s72-c/11%2BEmil%2BNolde%2B%2528German%2Bartist%252C%2B1867-1956%2529%2B_sea%2B1913.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4080553201726416332</id><published>2012-01-06T00:17:00.000-08:00</published><updated>2012-01-06T00:25:17.656-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accoppiamenti giudiziosi'/><title type='text'>Pecore vive, Carola Susani</title><content type='html'>&lt;iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/6SFY_5GYz_8" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Accoppiamento giudizioso #3&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carola Susani, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pecore vive&lt;/span&gt;, racconti (minimum fax, 2006)&lt;br /&gt;/&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Phantom Limb&lt;/span&gt;, opera di videoarte di Jay Rosenblatt (segnalato da &lt;a href="http://www.sguardocontemporaneo.it/index.php?searchword=Saverio+Verini&amp;ordering=&amp;searchphrase=all&amp;Itemid=2&amp;option=com_search"&gt;Saverio&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo del video, più o meno (la musica è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Silentium&lt;/span&gt; di Arvo Pärt): &lt;br /&gt;"Know that you will survive. Know that you are not alone. Keep in mind that grief does not proceed in orderly predictable stages. Be prepared for the enormous effort it will take to have a normal, mundane conversation. Cry. Prepare to answer the question: How many children do you have? Go easy on people who say stupid things such as: At least you had her as long as you did. You can always have another child. Don't expect the pain to ever fully go away."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4080553201726416332?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4080553201726416332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4080553201726416332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/pecore-vive-carola-susani.html' title='Pecore vive, Carola Susani'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/6SFY_5GYz_8/default.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6075442903654330122</id><published>2012-01-04T00:15:00.000-08:00</published><updated>2012-01-04T00:33:34.555-08:00</updated><title type='text'>Lettere a Don Julio Einaudi, Hidalgo editorial - Gianni Rodari</title><content type='html'>Scusate un attimo, cerco si smettere di ridere stringendomi la pancia e poi provo a scrivere questo post.&lt;br /&gt;Ecco, ora dovrei farcela. Questo libretto è una raccolta di lettere che Gianni Rodari spedì alla Einaudi, sua casa editrice principale. Gli scriveva per gestire i suoi libri, concordarne di nuovi, battere cassa e insomma tutte quelle cose che riguardano il rapporto fra un autore e un editore. Ebbene, sono rarissime le volte in cui ho riso così tanto alla lettura di un libro. E ridevo a viva voce, cosa che deve aver fatto pensare ai miei vicini di stanza che sono matto.&lt;br /&gt;Anche se spesso scriveva per questioni economiche, sono sicuro che nella redazione di Einaudi non si faceva che aspettare con impazienza la nuova lettera di Rodari, con uno sguardo di rimprovero al postino ogni volta che se ne presentasse sprovvisto.&lt;br /&gt;Finita la lettura, sono andato subito in internet a vedere di ordinare dieci cento mille copie del libro da regalare agli amici, ma è stato allora che ho scoperto con rammarico che non è più disponibile (eppure fino a poco tempo fa lo era, oppure l'ultima copia sul mercato me la sono aggiudicata io, fra l'altro in una libreria romana tristemente in punto di chiusura). Spero che a Einaudi si pensi già a una ristampa. Ma intanto, proprio verificando la disponbilità del libro, sono incappato in un gentile sito in cui sono state trascritte alcune delle lettere. Sperando di non non far danno a nessuno, &lt;a href="http://www.labottegadellelefante.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1863&amp;Itemid=37"&gt;eccolo qua&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E che altro vorreste di più se non cari saluti e abbracci?&lt;br /&gt;                                 Vostrissimo&lt;br /&gt;                                Gianni Rodari&lt;/span&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6075442903654330122?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6075442903654330122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6075442903654330122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/lettere-don-julio-einaudi-hidalgo.html' title='Lettere a Don Julio Einaudi, Hidalgo editorial - Gianni Rodari'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1883287821787904128</id><published>2012-01-02T01:54:00.000-08:00</published><updated>2012-01-02T03:00:20.943-08:00</updated><title type='text'>Musica. Una breve introduzione, Nicholas Cook</title><content type='html'>Avevo affidato a questo gran regalo di Pierre il compito di spiegarmi la strana ragione per la quale c'è un brano metal (!) che durante queste feste non riuscivo a smettere di ascoltare, una volta dietro l'altra, ipnotizzato: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=qciRxrlTFGc"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Generation&lt;/span&gt;, dei Liturgy&lt;/a&gt;. Neanche fosse un genere che ascolto abitualmente. Al contrario. (non in senso che l'ascolto al contrario. Quello al limite si fa con i Beatles).&lt;br /&gt;Non credo di avercela trovata, quella spiegazione, ma dal libro ho imparato un sacco d'altre cose, per esempio che il compositore Arnold Schoenberg nel 1918 creò a Vienna una "Società d'esecuzioni musicali" ai cui concerti potevano entrare solo selezionatissimi soci, che avevano il divieto assoluto di applaudire e di parlare alla stampa delle esibizioni cui assistivano. Quel che si dice divulgazione.&lt;br /&gt;C'è però qualcos'altro che ha reso speciale l'incontro con questa celebre guida di Nicholas Cook: il fatto che la leggevo proprio nei giorni in cui ho potuto essere presente alle sessioni di registrazione di un progetto musicale di miei amici cari. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Snow in Damascus&lt;/span&gt;, si chiamano (quanto provvisoriamente o definitivamente non lo so). Fossi più bravo come promoter, aggiungerei: meglio tenere a mente questo nome. Ho passato qualche ora serale in studio con loro e la mia presenza lì aveva più o meno la stessa utilità dell'attaccapanni (anzi...), ma per me è stata un'esperienza "riscaldante" su più fronti. Una volta che il loro album sarà pronto, gli suggerirò di organizzare concerti in cui sarà vietato applaudire e di cui la stampa non dovrà sapere niente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1883287821787904128?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1883287821787904128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1883287821787904128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2012/01/musica-una-breve-introduzione-nicholas.html' title='Musica. Una breve introduzione, Nicholas Cook'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2190699341126509706</id><published>2011-12-18T00:07:00.000-08:00</published><updated>2011-12-29T13:10:43.931-08:00</updated><title type='text'>La foresta della notte, Djuna Barnes</title><content type='html'>Djuna Barnes per due ragioni. &lt;br /&gt;La prima. Fra i personaggi citati da Woody Allen in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Midnight in Paris&lt;/span&gt; ce n'era uno il cui nome non mi suonava nuovo ma che non avrei saputo dire chi fosse: Djuna Barnes. Qualche tempo dopo aver visto il film, eccomi capitare il suo libro più importante fra le mani, in una bancarella (a proposito, leggete l'ultimo brevissimo capitolo, se capita fra le mani anche a voi). Il venditore, senza che glielo chiedessi, mi ha fatto uno sconto adducendo questo motivo: "Il mio vicino di banco mi ha appena offerto un whisky e voglio festeggiare questo momento anche con te".&lt;br /&gt;E poi c'è l'altra ragione, più scottante. Si tratta del mio bisogno di recuperare sulla questione "pari opportunità". Ho scelto Djuna Barnes come mia personale paladina femminista, eletta per avviare la riscossa: una riscossa contro me stesso. Mi spiego.&lt;br /&gt;Qualche tempo fa c'è mancato poco che il ministro Elsa Fornero se ne andasse sdegnata dalla sala dell'incontro a cui stava partecipando. Si trattava di un confronto fra i membri del Governo e i sei rappresentanti del Forum dei Giovani (di cui non avevo mai sentito parlare, detto fra noi, e da cui però sarei rappresentato anch'io, dice). Ebbene, di quei sei rappresentanti, sei erano uomini e zero donne. Constatata la cosa, Elsa Fornero ha dichiarato "così non si va da nessuna parte", e quasi se ne andava. Grande, brava, finalmente, bravissima, era ora, mi ero detto, tutto onestamente entusiasta.&lt;br /&gt;Poi però ho ricevuto una certa mail di "commento statistico" a questo mio diario di lettura. Oggetto: "no comment!". Eccola:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Numero: 9&lt;br /&gt;Specifico: Gertrude Stein x2, Agatha Cristie, Cynthia Saltzman, Zadie Smith, Elsa Morante, Helene Hanff, Eggers &amp; Vida, Agota Kristof, Goliarda Sapienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Periodo: agosto 2006 - nov 2011&lt;br /&gt;Numero totale post: 226&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUINDI: 2 autrici/anno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo supporre che sui 226 post 200 hanno avuto come argomento principale un libro solo (anche se secondo me sono stati più). Il che ci dà una percentuale di 0.5% dei tuoi post su delle scrittrici!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusione: maschilistaaaa!&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ops.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2190699341126509706?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2190699341126509706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2190699341126509706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/12/la-foresta-della-notte-djuna-barnes.html' title='La foresta della notte, Djuna Barnes'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7924447625964295383</id><published>2011-12-17T23:49:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T02:07:07.839-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accoppiamenti giudiziosi'/><title type='text'>Il tempo materiale, Giorgio Vasta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-YmVT8cvLceU/Tu2bbk09KCI/AAAAAAAAACg/LOLqc2dTyCg/s1600/Istantanea%2B2011-12-18%2B08-42-51.tiff"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 221px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-YmVT8cvLceU/Tu2bbk09KCI/AAAAAAAAACg/LOLqc2dTyCg/s320/Istantanea%2B2011-12-18%2B08-42-51.tiff" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687372802483365922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Accoppiamento giudizioso #2&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Vasta, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il tempo materiale&lt;/span&gt; (2008)&lt;br /&gt;/&lt;br /&gt;Una cartolina da Apecchio, a pochi chilometri da casa mia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Appena sento la musica d'arpa arrivare dal soggiorno torno dentro e vado a guardare l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Intervallo&lt;/span&gt;. Che dovrebbe essere una pausa, la toppa tra i programmi. Ma per me è l'ipnosi. Il ponte a schiena d'asino di Apecchio...&lt;/span&gt;" &lt;br /&gt;(Il tempo materiale, pagina 10).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7924447625964295383?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7924447625964295383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7924447625964295383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/12/il-tempo-materiale-giorgio-vasta.html' title='Il tempo materiale, Giorgio Vasta'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YmVT8cvLceU/Tu2bbk09KCI/AAAAAAAAACg/LOLqc2dTyCg/s72-c/Istantanea%2B2011-12-18%2B08-42-51.tiff' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7377625367897727700</id><published>2011-12-05T23:19:00.000-08:00</published><updated>2011-12-06T02:25:44.915-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accoppiamenti giudiziosi'/><title type='text'>Open. La mia storia - Andre Agassi</title><content type='html'>&lt;iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/eOXa5wi0nQs" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Accoppiamento giudizioso #1&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andre Agassi (con J.R. Moehringer), &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Open. La mia storia&lt;/span&gt; (Einaudi Stile Libero, 2011).&lt;br /&gt;/&lt;br /&gt;La scena finale di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Blow Up&lt;/span&gt;, di Michelangelo Antonioni (1966).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7377625367897727700?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7377625367897727700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7377625367897727700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/12/open-la-mia-storia-andre-agassi.html' title='Open. La mia storia - Andre Agassi'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/eOXa5wi0nQs/default.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8770694487357526570</id><published>2011-12-03T04:42:00.000-08:00</published><updated>2011-12-04T03:10:34.348-08:00</updated><title type='text'>Gli indifferenti, Alberto Moravia</title><content type='html'>Mi sono imposto una pausa dalla tesaccia e sono andato a visitare la casa-museo di Alberto Moravia. La tengono aperta al pubblico ogni primo sabato mattina del mese, non di più. La guida mi ha ripreso tre volte, perché rimanevo sempre indietro a scrutare morbosamente la biblioteca, mentre lei parlava dei quadri che gli regalavano i suoi amici pittori e di tratti biografici che mi lasciavano perplesso. Nella biblioteca, il primo libro su cui mi sono caduti gli occhi è stato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L'immoralista&lt;/span&gt;, di André Gide. Non dev'essere stato un caso.&lt;br /&gt;Speravo di trovare, al momento di uscire, un libro degli ospiti, come succede in molti musei o mostre. Ma non c'era. Ci avrei scritto, con un bel tocco di patetismo: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gentile Moravia, sono venuto a spiare casa Sua dopo solo qualche giorno aver finito di leggere i Suoi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Indifferenti&lt;/span&gt;, e sa cosa Le dico? La casa dove si svolgeva la storia non la immaginavo troppo diversa da questa. Ma non si offenda, eh? Cordialmente, ecc.ecc.&lt;/span&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8770694487357526570?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8770694487357526570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8770694487357526570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/12/gli-indifferenti-alberto-moravia.html' title='Gli indifferenti, Alberto Moravia'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-584609959612525341</id><published>2011-11-06T01:03:00.000-07:00</published><updated>2011-11-06T01:38:20.377-08:00</updated><title type='text'>I detective selvaggi, Roberto Bolaño</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;2 novembre&lt;br /&gt;Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c’è stata cerimonia d’iniziazione. Meglio così.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È così che inizia &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I detective selvaggi&lt;/span&gt;, un libro che non sarà facile scrollarsi di dosso, soprattutto perché farò mai niente per farlo. Al contrario, farò di tutto perché non accada. Lo farò come se fosse una questione di vita o di morte, esattamente ciò che è la poesia per i personaggi del libro: una questione di vita o di morte. &lt;br /&gt;I detective selvaggi è “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;una storia di poeti perduti e di riviste perdute sulla cui esistenza nessuno sapeva una parola&lt;/span&gt;”, e non mancano neanche gli ingredienti delle storie di detective quelle vere. Quella del libro di Bolaño è gente che per la poesia fa a botte, scatena delle risse e minaccia di spaccarsi la faccia. Gente le cui amicizie si fondono sulla malattia o sul rancore. Che fanno letteratura per i tempi di disperazione (“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Grave errore, come vedremo&lt;/span&gt;”). Gente che si mette sull’attenti, a fare il saluto ai soldati caduti in battaglia, dopo che qualcuno ha letto l’indice dei nomi di un libro sulle avanguardie artistiche. Gente che “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;pensa tutto il tempo in termini di letteratura&lt;/span&gt;”. Gente con dei libri di poesia sempre bagnati o incurvati perché li legge sotto la doccia. “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Uomini che entrarono nel turbine della storia e ne uscirono rivestiti dei più scintillanti e atroci stracci&lt;/span&gt;”. Gente che guarda perplessa i punti cardinali. Gente che i problemi una volta li chiamava “sorprese”. Gente che cerca delle spade e sfida a duello i critici che potrebbero parlare male della loro poesia. Gente che crede fermamente che poesia e carcere sono sempre stati vicini. Gente che “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;si accontenta di pensare all’immensità dell’universo&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Alla fine della giornata in cui poi, di notte, avrei finito di leggere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I detective selvaggi&lt;/span&gt;, ho fatto una passeggiata nella brutta libreria della brutta stazione. Lì ho sfogliato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tra parentesi&lt;/span&gt;, la raccolta di articoli, interventi e conferenze di Bolaño. Nella quarta di copertina, i signori di Adelphi hanno messo una citazione da un discorso in cui Bolaño dice: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mi commuovono i giovani che si addormentano con un libro sotto la testa.&lt;/span&gt;”. Quasi mi sono messo a urlare. È stato esattamente ciò che involontariamente mi successe con il suo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt;, e lo raccontai &lt;a href="http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/07/2666-roberto-bolano.html"&gt;anche qui&lt;/a&gt; lo scorso luglio. Fra l’altro, ancora devo smaltire del tutto il mal di collo. Bolaño si sarebbe commosso per me, insomma. Saperlo mi pare una giusta contropartita, visto che io con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I detective selvaggi&lt;/span&gt; mi sono continuamente commosso per lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-584609959612525341?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/584609959612525341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/584609959612525341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/11/i-detective-selvaggi-roberto-bolano.html' title='I detective selvaggi, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8513759932775078564</id><published>2011-10-17T01:35:00.000-07:00</published><updated>2011-10-17T01:59:13.881-07:00</updated><title type='text'>La letteratura nazista in America, Roberto Bolaño</title><content type='html'>Tre annotazioni/collegamenti sulla lettura di questo libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) La nota n.24 di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Infinite jest&lt;/span&gt; di David Foster Wallace, in cui viene dettagliatamente riportata la nutrita e complicata filmografia dell'autore cinematografico sperimentale James O. Incandenza (personaggio del romanzo che si suicidò infilando la testa nel forno a microonde). Nessuno di quei film esiste realmente, come del resto i libri del compendio di Bolaño.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Il padiglione dell'America latina alla Biennale di Venezia: &lt;a href="http://universes-in-universe.org/esp/bien/bienal_venecia/2011/tour/latin_america/leticia_el_halli_obeid"&gt;il video di Leticia El Halli Obeid&lt;/a&gt; (argentina), con lei che viaggia in un treno urbano. Sta trascrivendo in un quaderno l'altisonante lettera &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Carta de Jamaica&lt;/span&gt; di Simon Bolìvar, mentre però dal finestrino scorrono le zone più degradate di Buenos Aires. Oppure, un metro più in là, il video di Alexander Apòstol: la stessa lettera viene fatta leggere nella sua traduzione inglese a indios peruviani e contadini semianalfabeti. E' tutto un balbettio, significativamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Bolaño che, a pagina 51, dice di uno degli autori immaginari che "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;detestava la pittura veneziana&lt;/span&gt;": ho letto questo passaggio in treno neanche un'ora dopo aver visitato la Galleria dell'Accademia a Venezia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8513759932775078564?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8513759932775078564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8513759932775078564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/10/la-letteratura-nazista-in-america.html' title='La letteratura nazista in America, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5973805824448524038</id><published>2011-10-11T23:27:00.000-07:00</published><updated>2011-10-14T08:14:49.344-07:00</updated><title type='text'>Stella distante, Roberto Bolaño</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Come girava le pagine? Con la lingua, come dovremmo fare tutti!"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho finito di leggere l'eccezionale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Stella distante&lt;/span&gt; di Bolaño - dove i poeti-assassini scrivono poesie nel cielo con il fumo degli aerei -  mentre aspettavo il bus, il 492, nel tardo pomeriggio romano di ieri. Parentesi: il libro è piccolo, ma con i tempi di attesa romani avrei potuto leggere per intero &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I miserabili&lt;/span&gt; senza troppa fretta.&lt;br /&gt;Il bus è partito ma, dopo qualche fermata, è dovuto rimanere fermo per diversi minuti. Dove? Di fronte alla Biblioteca nazionale, proprio dove stavo andando. Lì era prevista un'assemblea pubblica - "Carta batte forbice" - sulla situazione d'emergenza in cui versano le biblioteche pubbliche italiane, e la cultura in generale, e l'Italia in generale, e noi in generale. Siamo arrivati nel momento esatto in cui i manifestanti, a cui era stato negato l'accesso alla biblioteca, stavano bloccando il traffico. In particolare, proprio il bus dov'ero io. Per me poco male, visto che volevo scendere, ma il problema è stato che non mi lasciavano farlo: "per motivi di sicurezza non posso aprire", mi diceva l'autista. Bolaño in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Stella distante&lt;/span&gt;: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Senza timore della pioggia né dei lampi. Senza temere, soprattutto, l'incoerenza&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Molti dei manifestanti - gente di tutte le età, fra cui molti bibliotecari e insegnanti - si erano seduti per terra a leggere dei libri, ma la Polizia stava usando la forza per sgomberare la strada. L'unica cosa che potevo fare erano delle foto con il mio cellulare da dentro il bus e spiegare di cosa si trattava ai viaggiatori che sbuffavano. Poi ce l'ho fatta a uscire, e ho trovato &lt;a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=5347"&gt;questa situazione&lt;/a&gt;. Pareva d'essere allo stadio, con camionette della Polizia dappertutto e cordoni a bloccare l'ingresso. Quel che è buffo è che la Polizia sta subendo tagli proprio quanto la cultura. Del resto, siamo tutti sulla stessa barca: un Paese che fa ridere.&lt;br /&gt;La protesta si diffonderà alle altre biblioteche? Non lo so, lo spero, se nel modo giusto. In ogni caso, rientrando a casa, ho tirato di nuovo fuori dalla borsa &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Stella distante&lt;/span&gt; di Bolaño. Vedere quella gente leggere dei libri seduti in mezzo all'incrocio stradale di fronte a una grande Biblioteca mi aveva dato voglia di rileggerne qualche pagina, qualche passaggio. Per esempio: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un capitano, che non si trovava nel palco d'onore, disse che in Cile tutti gli atti poetici finivano in un disastro. Perlopiù, sono soltanto disastri individuali o familiari ma alcuni si trasformano in disastri nazionali&lt;/span&gt;". Già.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5973805824448524038?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5973805824448524038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5973805824448524038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/10/stella-distante-roberto-bolano.html' title='Stella distante, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5127585086243566345</id><published>2011-10-06T00:09:00.000-07:00</published><updated>2011-10-06T00:37:48.470-07:00</updated><title type='text'>Santi patroni padani, Tiziano Colombi</title><content type='html'>Un ultimo post prima che il Governo decida che i blog come questo possano parlare solo di libri pubblicati da politici (e non tutti) e personaggi televisivi (e non tutti). Considerate le decisioni di ieri, la strada è quella.&lt;br /&gt;Esagerazioni a parte, vorrei segnalare un libro piccolo piccolo e prezioso che ha scritto Tiziano Colombi (Effigie edizioni). Si chiama &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Santi patroni padani&lt;/span&gt;. Sono dieci brevi racconti (quasi delle poesie, per il loro stile) in cui immigrati e barboni della "cristiana e celtica Padania" [risate del pubblico] non sembrano persone poi così lontane dai Santi protettori di quelle stesse terre...&lt;br /&gt;L'ho finito di leggere ieri sera, prima di uscire per una piccola passeggiata nel quartiere. Camminando, ho incontrato come al solito un paio di mendicanti e di ragazzi africani che non sembrano passarsela un granché. E mi sono accorto che questo libro mi aveva già cambiato il modo di guardarli. Dovrò fare in modo di rileggere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Santi patroni padani&lt;/span&gt; periodicamente, ché a queste cose ci si abitua troppo in fretta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5127585086243566345?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5127585086243566345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5127585086243566345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/10/santi-patroni-padani-tiziano-colombi.html' title='Santi patroni padani, Tiziano Colombi'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-3754060557743302341</id><published>2011-10-05T00:31:00.000-07:00</published><updated>2011-10-05T01:33:40.863-07:00</updated><title type='text'>Dissipatio H.G., Guido Morselli</title><content type='html'>Buffo, nello stesso periodo in cui si sta lavorando a una tesi di antropologia, leggere un romanzo e trovarci scritto: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E la società, dopotutto, era semplicemente una cattiva abitudine&lt;/span&gt;". Lo prendo per buon auspicio.&lt;br /&gt;Quel romanzo era &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dissipatio H.G.&lt;/span&gt; (dove H.G. sta per humani generis) di Guido Morselli (Adelphi). La storia è quella di un uomo complicato che decide di suicidarsi e va a farlo in una grotta, all'ultimo momento però ci ripensa, esce e capisce di essere rimasto nel frattempo l'ultimo uomo sulla terra. Gli altri sono tutti spariti. Tutti. Nessuna catastrofe naturale (al contrario), proprio spariti, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dissipati&lt;/span&gt;, non si sa né come né perché. E il romanzo racconta di quel che quell'uomo fa e pensa in quel nuovo mondo tutto per lui. Lasciatemi dire "destabilizzante". Piccolo particolare: l'autore si è suicidato pochi mesi dopo averlo scritto.&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E con questo si chiude la cronaca esterna dell'evento, si apre quella interna. Ma non cederò allo psicologismo intimistico: ormai la mia storia interiore è la Storia, la storia dell'Umanità. Io sono ormai l'Umanità, io sono la Società (U e S maiuscole). Potrei, senza enfasi, parlare in terza persona: 'l'Uomo ha detto così, ha fatto così...'. A parte che, dal 2 giugno, la terza persona e qualunque altra persona, esistenziale o grammaticale, s'identificano necessariamente con la mia. Non c'è più che l'Io, e l'Io non è più che il mio. Sono io.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;Qualche perplessità ce l'ho, lo ammetto. Questo rotolarsi in un nichilismo che "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;si presta alla ragioneria&lt;/span&gt;", per esempio. E poi lo stile, che nella sua particolare ricercatezza a volte mi sembra quello di (esagero) un dilettante che si voglia mostrare capace di parlar difficile. Ma guai a negare che si tratta di un gran libro. A un certo punto il protagonista trova nella stalla dei suoi amici montanari una mucca che sta placidamente mangiando le copie del libro scritto da lui stesso, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Psicologia del conscio&lt;/span&gt;. E se quel libro fosse invece proprio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dissipatio H.G.&lt;/span&gt;?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-3754060557743302341?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3754060557743302341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3754060557743302341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/10/dissipatio-hg-guido-morselli.html' title='Dissipatio H.G., Guido Morselli'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6421533846631581203</id><published>2011-10-04T03:22:00.000-07:00</published><updated>2011-10-04T03:25:57.299-07:00</updated><title type='text'>Gli esordi, Antonio Moresco</title><content type='html'>...è tornato in libreria (oltretutto con un'opera del "&lt;a href="http://www.fondazioneburri.org/index.html"&gt;nostro&lt;/a&gt;" Burri in copertina) e mi pare decisamente il caso di segnalarlo. &lt;a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?autoreUUID=d8ebd418-d8bb-11dc-99dd-df1bad98fe65&amp;isbn=978880460130"&gt;Eccolo&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6421533846631581203?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6421533846631581203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6421533846631581203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/10/gli-esordi-antonio-moresco.html' title='Gli esordi, Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5300942540610669776</id><published>2011-09-26T06:40:00.000-07:00</published><updated>2011-09-26T07:06:33.831-07:00</updated><title type='text'>Un romanzetto canaglia, Roberto Bolaño</title><content type='html'>Da parte mia sono disposto ad accettare di considerare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un romanzetto canaglia&lt;/span&gt; come una cosiddetta "opera minore" di Roberto Bolaño, ma in cambio voglio l'autorizzazione a raccontare un insignificante aneddoto a proposito della mia lettura di quel libro.&lt;br /&gt;Nel 2002, mentre Bolaño stava lavorando a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt;, l'editore spagnolo gli commissionò una storia per una collana in cui vari scrittori avevano scelto ognuno una città europea dove ambientare una loro opera. Bolaño accettò e stranamente scelse Roma. Vi fece accadere la morbosa vicenda di una ragazza che prende parte a un tentativo di rapina a una vecchia star del cinema, Maciste. &lt;br /&gt;Ho letto il piccolo piccolo romanzo in questione durante un viaggio in pullman da Roma a Città di Castello. Per andare a prendere quel pullman, ho camminato per una ventina di minuti lungo la via Tiburtina, fino alla stazione. Fra un passo e l'altro, mi dicevo che ero contento di approfittare di quel viaggio per leggere un altro Bolaño, che era già nella mia borsa e che per di più era ambientato a Roma. Bene. Lascio la via Tiburtina, salgo sul pullman, partiamo e comincio a leggere. Dopo qualche pagina, la protagonista dice "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;camminavo lungo la via Tiburtina"&lt;/span&gt;...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5300942540610669776?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5300942540610669776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5300942540610669776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/09/un-romanzetto-canaglia-roberto-bolano.html' title='Un romanzetto canaglia, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7764972604224642087</id><published>2011-09-12T23:40:00.000-07:00</published><updated>2011-09-13T00:23:01.597-07:00</updated><title type='text'>Notturno cileno, Roberto Bolaño</title><content type='html'>Ho scoperto che esiste un paese di nome "Cile". Dovrebbe trovarsi dalle parti dell'Isola di Pasqua.&lt;br /&gt;Di Cile ho sentito parlare in una delle cose più belle che io abbia visto negli ultimi anni. E' un documentario di Patricio Guzman, "Nostalgia de la luz". E' ambientato nel deserto dell'Atacama, con i suoi osservatori astronomici, con le sue tracce precolombiane e con quelle donne che ancora lo percorrono pazientemente alla ricerca dei resti dei loro cari, portati via dalla dittatura. Una meraviglia, sia visivamente che per ciò che vi si dice. Il documentario l'avevano presentato a Cannes un paio d'anni fa e io l'ho visto in un cinema di Parigi, ma spero proprio che verrà distribuito anche in Italia. Aspettando, visto che ho voluto anche comprarne il DVD (come molto raramente succede), intanto ai miei amici lo faccio vedere io, promesso.&lt;br /&gt;E' da non poco tempo che fantastico di un viaggio in "sud-sudamerica". Ero tutto concentrato sull'Argentina, sicuro che in un certo modo di andare in Cile non ci fosse bisogno. Be', un cavolo. Leggendo guide e raccogliendo segnali come quel documentario, il Cile si è imposto come un obiettivo a suo modo urgente. Senza contare che mi sono anche innamorato di Camila Vallejo, la leader dell'attuale protesta popolare in Cile, quindi cosa sto aspettando? Ok, scherzo.&lt;br /&gt;Dopo la bellissima sbornia narrativa di "2666", non avevo ancora voluto leggere altro di Bolaño, ma ormai era tempo. Il breve "Notturno cileno" è il monologo di un prete dell'Opus Dei e pro-Pinochet (un angioletto, insomma) che, dal suo letto di morte, racconta alcune delle cose che gli sono successe nel vortice storico del Cile degli ultimi 50 anni. Il limite con il delirio è sempre molto vicino, il flusso narrativo è inarrestabile, la postura poetica è un imperativo costante. Grande Bolaño. &lt;br /&gt;Dev'essere quel senso onnipresente di disperazione. Ecco, dev'essere quella sorta di obbligo morale di tenere sempre sempre sempre accanto a sé i motivi di disperazione di cui solo un tale tenore poetico può rendere conto. Dev'essere quel camminare sempre sul margine di quella disperazione, come fosse il sentiero in cui tutti le altre dimensione della vita - la sua bellezza, o il contrario, il sublime - sono ben più visibili, e godibili, e proteggibili. Dev'essere questo che Bolaño mi prende così tanto. Se non fosse per paura di mancare di rispetto a chi ha dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;veri&lt;/span&gt; motivi di disperazione, sarei già sicuro di una sintonia con lui che poggia su quelle basi. Ok, calma con l'entusiasimo. E' presto per dirlo, mettiamola così. Bolaño ha scritto tanto e io letto ancora poco. Ci risentiamo. Ma calma di che?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=7FvhsYCkcN8"&gt;Ecco il trailer di "Nostalgia de la luz"&lt;/a&gt; (sottotitoli in inglese)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7764972604224642087?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7764972604224642087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7764972604224642087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/09/notturno-cileno-roberto-bolano.html' title='Notturno cileno, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-3608371881011673504</id><published>2011-09-03T10:07:00.000-07:00</published><updated>2011-09-03T22:26:59.603-07:00</updated><title type='text'>Bouvard e Pécuchet, Flaubert</title><content type='html'>Il libraio sotto casa m'ha regalato un libro e io l'ho ringraziato abbandonandolo dopo poche pagine. Alé.&lt;br /&gt;Non starò a dire il nome del libro e dell'autore, altrimenti poi mi dispiace. Dirò solo che inizia per Charles e finisce per Dickens, ma non mi si chiedano altri indizi.&lt;br /&gt;Diciamo che, degli ultimi due romanzi che mi sono passati per le mani, uno l'ho abbandonato io e uno l'autore. Per la precisione, io annoiandomi prima di finire di leggerlo, lui morendo prima di finire di scriverlo. Flaubert, parlo di Flaubert. A proposito, per un bel po' basta Flaubert, altrimenti mi dovrò far crescere dei baffi come i suoi.&lt;br /&gt;Non che ci sia niente di male ad abbondare un libro, ovvio, ma mi dispiace che sia toccato proprio a questo (ah, che fra l'altro è "Our mutual friend"). E' che me l'ha regalato il libraio sotto casa mia, dopo un anno passato dirci bonjour et bonsoir e a scambiarci sorrisi inspiegabilmente sinceri. Tempo fa gli abbiamo regalato qualche volume rastrellato dalla nostra libreria, che stiamo snellendo per il trasloco. Poi, la settimana scorsa, quando mi ha visto sfogliare questo Dickens dalla cassa di libri che tiene fuori della bottega, non ha voluto sentire storie e me l'ha dato. E io non c'ho messo tanto a riporlo senza finirlo. Bonjour, bonsoir, sorriso.&lt;br /&gt;Dopodiché sono passato all'ultimo libro di Flaubert di cui sentivo l'urgenza di leggere, Bouvard e Pécuchet. La storia è quella di due strambi (strambi?) signori che diventano amici e che si interessano a tutto lo scibile umano, con una concatenazione di fissazioni (agronomia, filosofia. archeologia, anatomia, chimica ecc.). Non rovino niente se dico che gli esiti sono sempre comicamente disastrosi.&lt;br /&gt;Mi pare di aver colto i motivi per cui questo libro è spesso considerato di culto e genitore naturale di varie successive rivoluzioni letterarie, ma ammetto di averlo letto con l'approccio del vedere "di cosa si tratta", che non è certo il modo più nobile e godereccio di leggere un romanzo. &lt;br /&gt;Eppure, tutto ciò non mi ha impedito di capire cosa stava in realtà facendo Flaubert in quelle pagine: mi stava prendendo per il culo. &lt;br /&gt;E sì perché, a dirla tutta, in un certo idiota modo di fare di Bouvard e Pécuchet mi ci sono spesso ritrovato, e allora c'è stato più o meno da ridere. Non è la prima volta che mi capita di sentirmi preso per il culo da un grande scrittore (era successo con Nabokov, per esempio) e devo dire che la sensazione è tutto sommato benefica. Ora aspetto solo di passare a qualche altro grande scrittore che mi insulti, o che mi malmeni direttamente, e poi a posto. Tutta salute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-3608371881011673504?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3608371881011673504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3608371881011673504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/09/bouvard-e-pecuchet-flaubert.html' title='Bouvard e Pécuchet, Flaubert'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5477893657212767385</id><published>2011-08-14T03:46:00.001-07:00</published><updated>2011-08-16T08:18:34.071-07:00</updated><title type='text'>Tre racconti, Corrispondenza - Flaubert</title><content type='html'>Penso ai "Tre racconti" come le b-sides di un EP di un gruppo che amo (The Flauberts, Radioflaubert, Flaubert and the Machine, Anthony and the Flauberts, Credence Clearflaubert Revival, Flauberting Lips, Flaubex Twin, "The Who? Flaubert!", Pink Floybert, ecc.). E non si tratta di uno di quei casi in cui le b-sides sono sorprendenti e ci si chiede perché non siano state incluse nell'album. &lt;br /&gt;A pensarci bene, forse questo paragone con le b-sides viene dal dispiacere nel vedere le immagini dell'incendio di Londra che ha distrutto il magazzino di innumerevoli ed eccezionali etichette indipendenti inglesi.&lt;br /&gt;Dicevo, questi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tre racconti&lt;/span&gt; non mi paiono niente di eclatante. Certo, ci sono dei passaggi che vale la pena incontrare, però insomma tuttavia del resto nonostante affatto in fin dei conti tutto sommato in ogni caso ad ogni modo. Di certo c'entra anche il fatto che, di questi tempi, sulle cose che leggo non ci sto tanto con la testa e gli dedico molto meno tempo del solito. Quando avrò consegnato la tesi, leggerò &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Guerra e pace&lt;/span&gt; in una notte e, come Woody Allen, mi accorgerò almeno che parla della Russia (così dicono).&lt;br /&gt;Ok, i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tre racconti&lt;/span&gt; no, ma, fratelli e sorelle, le lettere di Flaubert... Aaaah le sue lettere! Mai avrei pensato di entusiasmarmi così per la corrispondenza di uno scrittore del IXX secolo. Racconta del suo vivere per e nella scrittura, dei suoi viaggi, della sua idea d'arte, fa il romanticone, fa la cronaca della lavorazione dei suoi romanzi, racconta episodi buffi, si arrabbia con gli amici e pastura le damigelle del tempo. Alcune delle trepidanti lettere scritte durante il lavoro su Madame Bovary meriterebbero di essere incluse nel romanzo, per impreziosirlo ancora di più.&lt;br /&gt;Prendo un passaggio letteralmente a caso fra i centomila sottolineati nel volume di lettere scelte che mi sono procurato*:&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le opere più belle hanno questa caratteristica. Sono serene d'aspetto e incomprensibili. Quanto al loro procedimento, sono immobili come delle falesie, burrascosi come l'oceano, piene di fogliame, di verde e di mormorii come i boschi, tristi come il deserto, blu come il cielo. Omero, Rabelais, Michelangelo, Shakespeare e Goethe mi appaiono &lt;span style="font-style:italic;"&gt;spietati&lt;/span&gt;. Tutto ciò è senza fondo, infinito, multiplo. Attraverso delle piccole aperture, s'intravedono dei precipizi; in basso c'è del nero, della vertigine. Tuttavia, qualcosa di singolarmente dolce aleggia sull'insieme! E' lo scoppio della luce, il sorriso del sole, e tutto è calmo! E' calmo!&lt;/span&gt;" &lt;br /&gt;(lettera a Louise Colet, 26 agosto 1853)&lt;br /&gt;Spietati! Giusto, spietati!&lt;br /&gt;Potrei passare tutta questa nottata a trascrivere qui altri passaggi che più mi hanno entusiasmato, ma non lo farò: ho delle lettere da scrivere. Nelle buste con cui le spedirò allegherò dei CD con le mie b-sides preferite di sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* In italiano, la migliore raccolta delle corrispondenza pare essere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L'opera e il suo doppio. Dalle lettere.&lt;/span&gt;, a cura di Franco Rella, Fazi Editore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5477893657212767385?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5477893657212767385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5477893657212767385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/08/tre-racconti-corrispondenza-flaubert.html' title='Tre racconti, Corrispondenza - Flaubert'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8516807998218774496</id><published>2011-08-04T02:49:00.000-07:00</published><updated>2011-08-04T02:57:26.204-07:00</updated><title type='text'>L'educazione sentimentale, Flaubert</title><content type='html'>Fra ciò che mi commuoveva de "L'educazione sentimentale", c'erano anche i bellissimi e dettagliati percorsi di Frédéric, il protagonista, attraverso Parigi. E allora mi sono detto che anche a me piacerebbe riflettere qualche minuto sul mio abituale percorso parigino. Fino a qualche giorno fa, lo ripetevo tutti i giorni per andare e tornare a piedi dal laboratorio dove trascorrevo le mie giornate, e che ora è chiuso per ferie. E' quel che si dice la quotidianità, ma una quotidianità che dovrò abbandonare presto.&lt;br /&gt;Dunque, di solito...&lt;br /&gt;Dopo aver finto di arrabbiarmi con le vicine (due simpatiche sorelle) che lasciano la busta dell'immondizia sul pianerottolo, chiudo la porta del mio minuscolo rifugio  sottotetto, scendo le scale in parquet e mi ritrovo in rue Bréa.&lt;br /&gt;Proprio accanto alla porta del palazzo dove abito c'è una libreria che tiene fuori anche un banchetto di libri usati in inglese e francese. L'ora in cui esco io è la stessa in cui il libraio, un signore sulla sessantina con gli occhiali e baffi bianchi, tira fuori i volumi per metterli alla vista dei passanti. Abbiamo passato un anno a dirci "bonjour" e a sorriderci tutti i santi giorni, ma non ci siamo mai detti una parola di più (tranne quando gli capita di aggiungere "monsieur"). Dovremo pur conversare un po', prima o poi. Ma forse no.&lt;br /&gt;Lungo la via, passo accanto a più caffè, dove c'è gente che fa colazione con dei croissants che mi andrebbe di strappargli di bocca e mangiarlo io (ma gentilmente, eh...).&lt;br /&gt;Superata una piazzetta entro in rue Vavin e, all'ora in cui passo, c'è sempre la fioraia di origine giapponese che tira fuori i fiori dalla bottega e li espone per strada, davanti alla vetrina. Li annaffia e, con delle forbici che pensavo adatte piuttosto per il pollo, pota qua e là per renderli più presentabili. Una volta, parlando, mi ha detto di conoscere Perugia per via di Nakata, il calciatore. Bah.&lt;br /&gt;Poi passo di fronte a un paio di fast-food e l'odore che già esce dalle loro porte mi disgusta sempre, a me che di solito non ho delicatezze di questo tipo. Poco più avanti, c'è una gelateria che si chiama "Amorino - Gelato italiano". Per darsi un tono, hanno il vezzo di scrivere i nomi dei gusti in italiano, allora io quando ci vado (di rado, a dire il vero) mi diverto a chiederglieli appunto in italiano, come del resto sono scritti. Ed è buffo vederli in difficoltà a capire cosa sto dicendo, ma ci facciamo una risata su e via.&lt;br /&gt;A quel punto entro nel Jardin de Luxembourg.&lt;br /&gt;Il mio percorso abituale costeggia un grande spazio del parco dedicato ai giochi per i bambini, con scivoli, altalene e cose del genere. Di pomeriggio, quando ci passo per tornare, le voci dei bambini e di chi li accompagna sono tantissime e allegramente assordanti, ma di mattina non c'è mai anima viva. Non resisto mai al camminare lì accanto senza distogliere lo sguardo da quei giochi deserti, come fosse un bosco in cui la nebbia renda quegli alberi più soli di quel che sono.&lt;br /&gt;Continuo e trovo dei campi da tennis. Non c'è una volta in cui, vedendo lì giocare qualcuno, non mi dico che sarebbe forte chiedere al mio babbo di portarmi con lui a fare qualche scambio in un campo di Città di Castello, ma a tennis sono talmente scarso che sono sicuro che lui passerebbe tutto il tempo a prendermi in giro.&lt;br /&gt;Dai campi da tennis in poi, superata la postazione delle guardie del parco (spesso visibilmente ancora insonnolite), comincia la parte più turistica del parco.  Ma la mattina presto me la cavo bene: la gente è poca e, cosa buffa, solitamente con un'aria spaesata.&lt;br /&gt;Accanto al palazzo del Senato c'è un piccolo palco circolare  coperto dove spesso fanno dei concerti. Tutte le mattine ci trovo lì un anziano signore dai tratti orientali che, in jeans e maglietta (qualunque sia la stagione), sta in mezzo al palco a compiere una sorta di danza/arte marziale (tai-chi o simili). Mi pareva un tizio decisamente elegante, finché un giorno non l'ho trovato a pisciare tranquillamente in un cestino lì accanto. &lt;br /&gt;Costeggio la statua di una specie di satiro della mitologia latina (ammetto di non essermi mai preoccupato di leggere l'iscrizione che spieghi chi sia esattamente) ed esco dal parco. &lt;br /&gt;Nell'ultimo periodo, un sassofonista ha cominciato a sistemarsi tutti i giorni lì all'uscita su Boulevard Saint-Michel. Suona da seduto, ha indosso un gilet da pescatore e, accanto a sé, un carrello a due ruote di quelli che le signore usano per andare al mercato. A vederlo sembra più altro un barbone, ma poi lo ascolti e ti rendi conto che quel che suona è tutt'altro che banale. Pare free jazz. Quell'uomo deve aver vissuto le stagioni del jazz arrabbiato e dissonante (Ornette Coleman Pharoah Sanders, Eric Dolphy, il tardo Coltrane ecc.). Lì dove suona lui c'e una rotatoria e il traffico è tanto. Vederlo lì mi fa ripensare a quella storia secondo cui il grande Sonny Rollins avrebbe quello stile così potente perché era abituato ad esercitarsi sul passaggio pedonale del trafficatissimo ponte di Brooklyn, e per sovrastare il rumore delle auto doveva soffiare fortissimo nel sassofono. Passare di fronte al sassofonista de Luxembourg e ascoltarlo almeno per un minuto mi fa allungare di qualche metro il percorso, ma ogni tanto lo faccio volentieri. Un giorno o l'altro dovrò fermarmi da lui e dirgli di quella storia di Sonny Rollins.&lt;br /&gt;Aspetto che al semaforo dei pedoni scatti il verde. Un po' come una meridiana o la capacità di capire che ora è guardando la posizione del sole, si potrebbe subito ricordarsi che mese è semplicemente osservando per qualche secondo il numero di pullman turistici che ti passano davanti.&lt;br /&gt;Passo accanto all'immancabile McDonald's, dove c'è sempre qualche coraggioso (o disperato, o onesto) che fa colazione. Poi comincia la salita, con il Pantheon che ad ogni passo si para più solenne ma meno interessante. Tempo fa, mentre passavo su quel marciapiede, mi sono trovato casualmente in mezzo alle riprese di un film. Camminavo e mi chiedevo tutto sognante chissà quale grande regista stesse filmando lì il suo nuovo capolavoro. Poi per caso mi volto e vedo a pochi metri da me Massimo Boldi. Sì, lui. Chiedo a un tecnico e mi dice che stavano girando "Natale a Parigi". Giuro. Che tristezza.&lt;br /&gt;Passo accanto alla cupolona e costeggio l'Henry IV, l'importante liceo di Sartre e gente del genere. Ma io ripenso ai miei giorni del Liceo, e non c'è Sartre che tenga, nonostante tutto.&lt;br /&gt;Continuo la strada - finalmente in discesa - supero delle antiche mura di cui non ho mai approfondito la storia, volto a sinistra e, appena prima della caserma dei pompieri, eccomi arrivato alle biblioteche del Collège de France, in rue Cardinal Lemoine. Faccio il codice magico per dischiudere il portone ed ecco a darmi il buongiorno Fiji, la cagnona del guardiano (uno dei rarissimi cani di cui non ho paura, o quasi). Poi m'infilo nelle strette scale: due piani ed eccomi alla porta del Laboratoire d'Anthropologie Sociale. Nella hall saluto la buffa Marie-Claudine ed entro in biblioteca. Firmo nel registro delle presenze, saluto gli altri eventualmente già arrivati, "ça va? oui, et toi") e,  al mio solito posto, tiro fuori dallo zaino il computer e i vari quaderni e libri. &lt;br /&gt;Mentre aspetto che il computer si avvii, alzo lo sguardo a destra e sinistra. A destra, rivedo con una specie di tenerezza la grande e altisonante iscrizione - eredità dell'antico utilizzo di questa sala - che recita "Per la patria, la gloria e la scienza".  A sinistra, invece, alzo lo sguardo verso la vetrata dell'ufficio di Claude Lévi-Strauss, con la solita sensazione che, prima o poi, dovrà pur affacciarsi e accennarmi un saluto con la mano. Peccato però sia morto da due anni.&lt;br /&gt;A quel punto, non ho più scuse e devo cominciare il lavoro. Ma prima, a ripensare a questo mio percorso, torno per un attimo al pensiero de "L'educazione sentimentale" e in particolare della sua prima pagina. Lì, Flaubert scrive che Frédéric "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;presto, mentre Parigi stava sparendo, fece un gran sospiro&lt;/span&gt;". Eggià.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8516807998218774496?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8516807998218774496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8516807998218774496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/08/leducazione-sentimentale-flaubert.html' title='L&apos;educazione sentimentale, Flaubert'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2754798830230422911</id><published>2011-07-16T14:11:00.000-07:00</published><updated>2011-07-19T07:01:30.382-07:00</updated><title type='text'>2666, Roberto Bolaño</title><content type='html'>Un episodio dall'inizio e uno dalla fine della mia storia di lettore di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt; di Roberto Bolaño.&lt;br /&gt;Pochi giorni dopo averlo cominciato, la sera del 26 giugno mi sono a messo a leggere il romanzo a letto e dopo un po', come sempre, non ce la facevo più a stare sveglio, ho spento la luce e buonanotte. &lt;br /&gt;Poi però la mattina mi sono svegliato e avevo un gran male al collo. &lt;br /&gt;Strano, mi sono detto, non mi capita mai. &lt;br /&gt;Mentre mi massaggiavo il collo, poi, mi sono accorto casualmente che il cuscino era più alto del solito. Lo alzo e cosa ci trovo sotto? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt;, con le sue quasi mille grandi pagine. Bah.&lt;br /&gt;Non so perché e non ricordo assolutamente il momento in cui l'ho fatto ma, invece di poggiare il libro accanto al letto, come sempre, evidentemente m'è venuto da metterlo sotto il cuscino. Chissà. Probabilmente dovevo già aver capito di avere a che fare con un libro da cui non sarei uscito indenne. Giusta intuizione. Dovevo forse aver sentito il bisogno inconscio di "dormirci sopra", perché &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt; è roba che, per scottare, scotta eccome.&lt;br /&gt;E c' è poi l'episodio della fine. Il 14 luglio qui a Parigi si ostinano a fare, oltre quella grottesca parata militare (del 2011 ancora...), gli interminabili fuochi d'artificio alla torre Eiffel, per celebrare la festa de la République. &lt;br /&gt;Io sono rimasto a casa e dalla mia finestra la torre non si vede, così tutto quel che mi arrivava della faccenda erano i rumori. Insomma, per quel che mi riguarda poteva essere anche un bombardamento in corso: i rumori erano gli stessi. &lt;br /&gt;Io sono uno di quelli a cui, pur non avendo vissuto nessuna guerra, i fuochi d'artificio dànno l'angoscia. E' più forte di me. Ebbene, sentirsi in mezzo a un bombardamento era l'atmosfera giusta per leggere le ultime pagine di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2666&lt;/span&gt;. Così ho fatto. Ho letto le ultime pagine fra un "fiuuuuum bummm!" e l'altro. Il giusto finale. Non avrebbe dovuto essere altrimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ecco un &lt;a href="http://circolopasolini.splinder.com/post/21986415/solo-tra-i-fantasmi-2666-di-roberto-bolano"&gt;bel saggio&lt;/a&gt; che parla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;veramente&lt;/span&gt; del libro, non come me.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2754798830230422911?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2754798830230422911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2754798830230422911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/07/2666-roberto-bolano.html' title='2666, Roberto Bolaño'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1482829435692462644</id><published>2011-06-16T14:25:00.000-07:00</published><updated>2011-07-16T14:27:03.488-07:00</updated><title type='text'>Il responso della giuria</title><content type='html'>La giuria del premio personale &lt;em&gt;"letture-nevrotiche-delle-ultime-sere"&lt;/em&gt; ha stilato una classifica delle letture-nevrotiche-delle-ultime-sere, tutte casualmente di area angloamericana. Giurati: io. Presidente della giuria: io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Nick Hornby, &lt;em&gt;Shakespeare scriveva per soldi&lt;/em&gt;: in generale non sono un grande fan dell'Hornby romanziere ma, ragazzi, questi suoi articoli sono un vero spasso (questa ne è la seconda raccolta, dopo &lt;em&gt;Una vita da lettore&lt;/em&gt;). Il titolo della rubrica originale per il gran mensile The Believer è "Stuff I've been reading", il che la dice lunga. Mi sa che al suo modo di incrociare quotidianità e letture devo molto di più di quel che penso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;2) Robert Pogue Harrison, &lt;em&gt;Roma, la pioggia... A che cosa serve la letteratura?&lt;/em&gt;: &lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Nello scaffale più altro della sezione di poesia, vicino ad alcuni libri di Auden, vidi due copie di un piccolo volume di Leonard Ash. Pochi anni prima la libreria ne aveva quattro. Una copia era stata acquistata da un'amica; lo sapevo con certezza. Ma non riuscivo a immaginare chi avesse potuto comprare l'altra. Comprai le ultime due e le gettai in un bidone della spazzatura in via del Babbuino."  &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Andrew Laties, &lt;em&gt;The rebel bookseller&lt;/em&gt;: Un libro sulla storia di questo celebre libraio e consigli per aprire una libreria indipendente. Un libro assolutamente pericoloso, insomma. A proposito: che bello comprare un libro, leggerlo, dirsi "bello ma un po' datato" e poi accorgersi che sta per uscirne una edizione aggiornata, che non comprerai. Del resto, come dice Laties, il motto è "ADA": Adapt Dont't Adopt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, a pensarci bene: tutti e tre a parimerito. La Giuria ha deliberato.&lt;br /&gt;Premi? Giurie? Presidenti? Ma che dico?! Come si può notare, ho una specie di "esaurimento nervoso da lettore". E' un periodo frenetico, un impegno mastodontico incombe, e quando leggo lo faccio nevroticamente. Prometto solennemente che non mi farò sentire più fino a settembre, il che corrisponde a promettere che per leggere il prossimo libro m'impongo di metterci non meno di due mesi, con una lentezza terapeutica. L'ho già scelto. Il titolo è composto da quattro cifre (ma non è &lt;em&gt;1984&lt;/em&gt;). Ci risentiamo fra un po'. Saludos amigos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. di meno di un mese dopo: no, non l'ho mantenuta la promessa. Per eventuali reclami prendetevela con Roberto Bolaño.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1482829435692462644?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1482829435692462644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1482829435692462644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/06/nick-hornby-vs-robert-pogue-harrison.html' title='Il responso della giuria'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5961682600425765</id><published>2011-06-14T23:49:00.000-07:00</published><updated>2011-06-15T07:12:23.496-07:00</updated><title type='text'>Madame Bovary, Flaubert</title><content type='html'>E poi. E poi c'era Pierre che, durante un pic-nic sulla Senna lungo l'Ile de Saint-Louis, mi decantava la superiorità di Flaubert con una birra in mano e con una luce del tramonto talmente bella da rendere credibile e nobile qualsiasi cosa mi avesse detto. "&lt;em&gt;In Flaubert hai il mare ma anche la schiuma del mare!&lt;/em&gt;", diceva (no, non era ubriaco). E poi c'era James Wood che, nel suo ottimo e godibilissimo &lt;em&gt;Come funzionano i romanzi&lt;/em&gt;, parla di Flaubert in un modo così bello da farmi vergognare di non averlo ancora mai letto. E poi c'era Nabokov che dedica una delle sue celebri lezioni a &lt;em&gt;Madame Bovary&lt;/em&gt; e dice cose da far arrossire me per conto di Flaubert. E poi c'era Daniel Pennac che, nel suo decalogo di diritti del lettore, parla di diritto al bovarismo, e io non riuscivo mai a capire che cavolo fosse. E poi c'era la meraviglia assoluta della schiena e della nuca della donna dipinta nel quadro scelto per la &lt;a href="http://www.mollat.com/cache/Couvertures/9782070413119.jpg"&gt;copertina&lt;/a&gt; della mia vecchia edizione tascabile del libro (non mi darò pace finché non avrò scoperto chi è il pittore, non indicato, e si accettano suggerimenti). E poi c'era che sapevo che vi avrei trovato frasi come questa: "&lt;em&gt;Non amava il mare che per le sue tempeste e la vegetazione che quando si spargeva fra le rovine&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;Quello che mi piace e che mi pare buffo è che cercare di fare una lista dei motivi per cui ho deciso di leggere finalmente Flaubert è un po' la stessa cosa che fare una lista dei motivi per cui l'ho amato.&lt;br /&gt;Ma c'è dell'altro.&lt;br /&gt;Se devi passare un'infinità di ore in un treno internazionale che soffre di dieci (10) ore di ritardo, un buon modo di sopravvivenza è leggersi un romanzo da inizio a fondo. A me è successo qualche giorno fa, e il romanzo (di cui però avevo già letto una parte) è stato proprio &lt;em&gt;Madame Bovary&lt;/em&gt;. Ma non è il ritardo il problema, piuttosto una delle sue ragioni: una povera persona che, in mezzo alla Francia, ha deciso di togliersi la vita sui binari del nostro tragitto, a notte fonda.&lt;br /&gt;Ora, non svelo niente di nuovo se dico qual è la scelta dell'infelice Emma Bovary alla fine del libro: la stessa di quel signore o signora, ragazzo o ragazza, di quel treno su cui stavo leggendo il romanzo di Flaubert. Mi sto sforzando di ricorrere all'espressione "tragica ironia". &lt;br /&gt;Non so quanto si possa dedicare una semplice lettura a qualcuno - allo stesso modo in cui gli si dedicherebbe una preghiera, un premio o un'opera artistica - ma, se si può, allora io dedico la mia lettura di &lt;em&gt;Madame Bovary&lt;/em&gt; a lei o lui, chiunque sia e qualunque cosa l'abbia portata su quei binari. Non è niente, ma è qualcosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5961682600425765?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5961682600425765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5961682600425765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/06/madame-bovary-flaubert.html' title='Madame Bovary, Flaubert'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7877055753222163211</id><published>2011-06-04T10:49:00.000-07:00</published><updated>2011-06-04T10:52:07.276-07:00</updated><title type='text'>C'era una volta gli americani, Gertrude Stein</title><content type='html'>Quando perdevo giocavo a calcio (lasciamo perdere va') c'era sempre chi, quando veniva sbagliato un passaggio, urlava "buona l'idea!" a chi aveva avuto una buona intenzione ma poi non era riuscito a tradurla nel gesto tecnico. Se ti urlavano "buona l'idea", allo stesso tempo eri scusato con benevolenza per l'errore e venivi apprezzato per lo spunto. Ecco, io a Gertrude Stein ho urlato "buona l'idea!".&lt;br /&gt;Sono andato al cinema a vedere la nuova commedia di Woody Allen, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Midnight in Paris&lt;/span&gt;, e m'ha fatto male. Era il film giusto per il momento sbagliato, ma lasciamo perdere. Fra i personaggi che via appaiono, oltre alla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mia&lt;/span&gt; (mia! mia! mia!) Marion Cotillard, c'è anche Gertrude Stein, "badante" della frizzante scena artistica della Parigi degli anni trenta (Hemingway, Picasso, Matisse ecc., tutta gente che nel film appare) e il luogo dove li riceveva è a un paio di vie più in là di dove abito io. Quel che accadeva in quell'appartamento è raccontato anche in A&lt;span style="font-style:italic;"&gt;utobiografia di Alice Toklas&lt;/span&gt;, che mi aveva divertito. &lt;br /&gt;Insomma, dopo il film mi sono finalmente deciso a leggere un libro della Stein, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;C'era una volta gli americani&lt;/span&gt; (The making of Americans), che avevo comprato diversi mesi prima su eBay (per ora l'edizione Einaudi è fuori catalogo) e che vegetava nello spazio della mia libreria denominato "muoviti-a-leggerli-pelandrone!".&lt;br /&gt;E' una scrittura che attinge ai propositi di scomposizione percettiva del cubismo. E' una saga familiare fatta di tempo parcellizzato, di ripetizioni a non finire, di una prosa piana in maniera esasperante che vorrebbe trasmettere il senso di ripetizione della quotidianità e delle storie di vita, in un nuovo modo di affrontare il flusso della vita nel contesto di più generazioni di una famiglia borghese americana. Buona l'idea! &lt;br /&gt;L'opera effettivamente trasuda consapevolezza sperimentatrice e, inoltre, m'ha fatto riflettere molto su quanto i tentativi di dissoluzione della forma romanzo - anche quelli meno efficaci - siano sempre utili anche per non prendere troppo per scontate le convenzioni della narrazione, portandoci uno sguardo analitico. Ma mi sono annoiato, inutile nasconderlo. Va bene la scrittura cubista, ma il rischio è che dai cubi si passi alle palle, nel senso di "che palle" (ma che dici!?).&lt;br /&gt;Insomma, sarà che ultimamente sulla lettura non ci sto tanto con la testa (tesi imperat), ma questo libro l'ho abbandonato ben prima della fine e poi solo spizzicato qua e là. Oh, ora l'ho detto. Eppure ho l'impressione salva-coscienza che aver capito di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa si tratta&lt;/span&gt; mi abbia comunque fatto bene. Buona l'idea?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7877055753222163211?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7877055753222163211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7877055753222163211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/06/cera-una-volta-gli-americani-gertrude.html' title='C&apos;era una volta gli americani, Gertrude Stein'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1830977664328123783</id><published>2011-05-30T02:09:00.000-07:00</published><updated>2011-06-15T02:12:20.877-07:00</updated><title type='text'>Una vita, Guy de Maupassant</title><content type='html'>Se state andando al matrimonio di un amico, l'ultima cosa da fare è leggere "Una vita" di Guy de Maupassant. Io l'ho fatto (non lo sapevo!) e la punizione divina è la febbre che mi sta tenendo a casa.&lt;br /&gt;Stupide superstizioni a parte, è stato buffo come, prima di scegliere di leggerlo, c'è stato chi mi abbia detto: "Leggi Una vita, è bellissimo, è un romanzo fantastico dove in pratica non succede niente". Alla faccia!&lt;br /&gt;Grazie a un gran regalo, la mia versione del libro è quella Einaudi della traduzione di Natalia Ginzburg, che se ne occupò poco prima di morire. Nella sua nota al testo, il curatore Giacomo Magrini scrive: "&lt;em&gt;Quanto alle sviste, è sembrato opportuno rettificarle lasciando nel testo solamente quelle che rappresentano non tanto un interesse interpretativo quanto piuttosto la natura di un lapsus che può in qualche modo ricordare colei che l'ha fatto&lt;/em&gt;". Ecco, rendere omaggio a una persona lasciando un suo errore nel testo è qualcosa che mi è sembrato paradossalmente affettuso, di una ironica delicatezza. Sarebbe come se qualcuno ricordasse me dicendo "&lt;em&gt;fu talmente disattento che lesse Una vita mentre andava al matrimonio del suo amico&lt;/em&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1830977664328123783?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1830977664328123783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1830977664328123783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/05/una-vita-guy-de-maupassant.html' title='Una vita, Guy de Maupassant'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-863836769794221542</id><published>2011-05-23T05:33:00.000-07:00</published><updated>2011-05-23T05:34:22.544-07:00</updated><title type='text'>Anime morte, Gogol</title><content type='html'>L'altro giorno ho incontrato in una via di Parigi un signore che, seduto su una vecchia cassa per la verdura, lavorava a un puzzle. Stava lì e pazientemente cercava i pezzi. Il lavoro era a buon punto, non mancava molto al completamento. Ma la cosa geniale era che di fronte a lui, per terra, aveva messo un piattino perché i passanti vi lasciassere delle monete. Per cosa? Per vederlo fare tranquillamente un puzzle lungo la strada. Grandioso. &lt;br /&gt;All'inizio, tutto ciò mi ha stupito e divertito, ma poi mi sono detto che in fondo erano giorni in cui leggevo Gogol, e allora di cosa stupirsi? Quel signore avrebbe potuto tranquillamente essere un personaggio di "Anime morte".&lt;br /&gt;Gogol lì racconta di Cicikov che, arrivato in una cittadina, comincia a far visita ai vari possidenti della zona chiedendogli stranamente di poter comprare i loro contadini (i servi della gleba) morti ma ancora risultanti nel censimento.&lt;br /&gt;La traduzione di Paolo Nori (per Feltrinelli) mi pare, per quel che ne possa capirci io, francamente eccezionale, ma ho una piccola perplessità tipografica, diciamo così. Finita la prima parte, Nori introduce la seconda con una deliziosa nota in cui dice che sarà anche più bella della prima. Poi però si volta pagina e ci si ritrova con la dimensione dei caratteri notevolmente ridotta, rispetto ai primi due terzi del libro. L'unica a gioirne è stata un'amica che in questi ultimi tempi mi ha dimostrato sempre di più di tenere a me, in maniera crescente: la mia miopia (ciao miopia! tutto bene?).&lt;br /&gt;In ogni caso, tutto ciò non deve distogliere neanche per un attimo l'attenzione da l'unico fatto importante: la grandiosità di "Anime morte". Del resto, fior fior di lettori ci avevano avvertito da sempre di quanto sia un capolavoro, quindi inutile che provi ad aggiungermici anch'io. La scrittura è così impregnata di succo letterario che, alla fine, non mi sono stupito troppo se mi sono ritrovato a immagine i personaggi del libro come le figure verdurose di Arcimboldo. &lt;br /&gt;Con Gogol si cammina sempre in quelle strisce di terra in cui non si è mai veramente sicuri di cosa sia reale e cosa no, e in fondo non ce ne frega niente, perché sappiamo che non è quello il punto. Gogol ha una spassosa capacità di portare a galla il grottesco della quotidianità attraverso uno sguardo sul mondo che ci fa continuamente uno degli scherzi più spassosi ma maligni della grande letteratura: più ci si avvicina al cuore oscuro di quella quotidianità, più ci si diverte e se ne viene attratti. Il bastone e la carota, insomma, però con la carota che ha la forma di un teschio. Mettiamola così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-863836769794221542?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/863836769794221542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/863836769794221542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/05/anime-morte-gogol.html' title='Anime morte, Gogol'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5833620995653270819</id><published>2011-05-08T04:47:00.000-07:00</published><updated>2011-05-08T05:42:44.079-07:00</updated><title type='text'>L'ottavo giorno, Thornton Wilder</title><content type='html'>E va bene, amici editori, facciamo un patto. Se proprio volete -comprensibilmente- buttarvi in questa cosa degli e-book, promettetemi che ne approfitterete anche per rimettere a disposizione della gente dei libri fuori catalogo da tanto tempo e che difficilmente verranno più stampati. Così almeno non devo girare su eBay a cercarli oppure leggerli in lingua originale, che può essere faticoso o impossibile. Oltretutto, amici editori, che "digitalizziate" solo i best-seller mi pare un po' uno spreco.&lt;br /&gt;Ecco, "L'ottavo giorno" del caro Thornton Wilder (del '67, National Book Award, ambientanto negli Usa nel Cile dei primi del '900) è un buon candidato per questa operazione di riedizione digitale. L'ho trovato in una vecchia edizione Garzanti a tre euro. C'è nel romanzo un tipo di " religiosa americanità" che a volte ingombra un po', ma i motivi per amarlo per me hanno avuto la meglio. Per esempio, grandi passaggi di questo tipo (uno a caso):&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Vede, Mr. Tolland, a Edinburgo abbiamo un club dei filosofi. Alle nostre cene si discute parecchio di quelli che altri credono o hanno creduto, ma se un qualsiasi membro usa questo verbo alla prima o alla seconda persona del presente, deve pagare una multa. Deve mettere uno scellino in un teschio sulla mensola del caminetto. Si perde in fretta il vizio".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5833620995653270819?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5833620995653270819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5833620995653270819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/05/lottavo-giorno-thornton-wilder.html' title='L&apos;ottavo giorno, Thornton Wilder'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1141429805072230354</id><published>2011-05-01T13:35:00.000-07:00</published><updated>2011-05-01T14:37:17.368-07:00</updated><title type='text'>Una stagione in inferno e Illuminazioni, Rimbaud</title><content type='html'>Segnaccio: ultimamente, a volte mi pare di leggere libri solo per scovarvi delle frasi da citare nella tesi. Citazioni, metafore, spunti. E' che la tesi ormai mi ha preso la testa per tutti i versi. Di mattina ho apparizioni di Giorgio Agamben, di pomeriggio miraggi di Michel Foucault, di sera illusioni ottiche di Paul Farmer, di notte sogno Claude Lévi-Strauss. E, in questo, una delle mie preoccupazioni è come poter far convivere tutto ciò con la mia piccola vita parallela e serale di comune lettore di narrativa e dintorni.&lt;br /&gt;Ho pensato a una soluzione: abbandonarmi a corpo morto al tornado di parole che mi arrivano dai libri che stanno attraversando casa mia e la mia postazione abituale nella biblioteca che frequento tutti i giorni. Senza distinzione fra libri per il lavoro e quelli "ricreativi". Perdermi in questa nebbia, in terreni in cui la bussola sia una costante "vitalità conoscitiva". E, per gettarmi in questo vortice, sperando in una specie di epifania, stavolta ho pensato che la poesia potesse essere indicata. Una specie di terapia d'urto. E allora mi sono affidato a uno a caso: Rimbaud (scherzo, non era a caso). "Una stagione in inferno" e "Illuminazioni". &lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sono il sapiente dalla cupa poltrona. Pioggia e fronde si buttano contro la finestra della biblioteca&lt;/span&gt;". Appunto.&lt;br /&gt;Un vortice paradossalmente lucido. Non confusione ma humus fertile per cogliere delle connessioni che un rigore solo superficiale non mi lascerebbe intravedere. Sporcarsi le mani, farsi sbattere da folate di bellezza che possono arrivare tanto da uno scritto di Foucault che da una poesia di Rimbaud. "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Una sera, ho fatto sedere la bellezza sulle mie ginocchia. - E l'ho trovata amara.- E l'ho insultata.&lt;/span&gt;" In fondo la battaglia è la stessa, anche se combattuta in campi e in modi diversi. L'umano. &lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I sentieri sono aspri. Le scarpate si coprono di ginestre. L'aria è immobile. Quanto lontani, le sorgenti e gli uccelli! Non può essere che la fine del mondo, più in l&lt;/span&gt;à". Esatto.&lt;br /&gt;[lagnone che non sei altro]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1141429805072230354?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1141429805072230354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1141429805072230354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/05/una-stagione-in-inferno-e-illuminazioni.html' title='Una stagione in inferno e Illuminazioni, Rimbaud'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5202055358412404720</id><published>2011-04-27T14:42:00.000-07:00</published><updated>2011-04-28T05:43:05.517-07:00</updated><title type='text'>La vita davanti a sé, Romain Gary</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Carissima,&lt;br /&gt;mi ero ripromesso di non rivolgerti più parola fino al momento in cui non ci avresti finalmente fatto assaggiare qualcosa fatto con il vostro nuovo forno, ma è successo qualcosa che mi costringe a rompere la promessa. Vuoi sapere cosa? E' successo che ho letto il libro che mi avevi consigliato non poco tempo fa, e che l'ho adorato al punto di doverti ringraziarti per forza.&lt;br /&gt;Era da tempo che non mi capitava di divertirmi e commuovermi allo stesso tempo quanto con "La vita davanti a sé". Che gusto. Proprio una storia bellevilloise, eh? Un inchino di fronte a monsieur Romain Gary.&lt;br /&gt;All'inizio un po' ho faticato, perché c'era un qualcosa che m'impediva di accettare fino in fondo il compromesso narrativo, diciamo così. Era come se l'eccessiva lucidità di quel ragazzino di dieci anni (e qualche sua frase a "rischio patetismo") m'irritasse. Ma è bastato poco perché mi conquistasse alla grande, facendomi ora sganasciare ora ritrovarmi con gli occhi bagnaticci. E dire che, conoscendomi, non è neanche un tipo di letteratura che di solito mi fa saltare sulla sedia. Eppure...&lt;br /&gt;Sai cosa? Il romanzo mi ha fatto tornare tanto con la testa a quando lavoravo in quella scuola materna. I bambini con cui avevo a che fare io erano un po' più piccoli del nostro Momo, però c'erano tanti elementi comuni a farmici pensare lo stesso. Fra l'altro, detto fra noi, fra i bambini delle "mie" classi ce n'erano alcuni che avrebbero potuto tranquillamente essere dei Momo, per le loro problematiche situazioni di vita.&lt;br /&gt;Insomma, grazie davvero per il consiglio, "La vita davanti a sé" è stato una gran bella sorpresa.&lt;br /&gt;Appena torni da queste parti fatti sentire, ok? Brinderemo a Momo e a Romain Gary (ma brinderemo con qualche buon piatto appena uscito dal tuo forno, bien entendu...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto,&lt;br /&gt;Lo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5202055358412404720?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5202055358412404720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5202055358412404720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/04/la-vita-davanti-se-romain-gary.html' title='La vita davanti a sé, Romain Gary'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8279818390318555773</id><published>2011-04-18T08:22:00.000-07:00</published><updated>2011-04-19T22:22:45.114-07:00</updated><title type='text'>Un grande Paese, Luca Sofri</title><content type='html'>Non sono un frequentatore abituale di libri di questo tipo (nessun pregiudizio, è solo che non mi è mai andavano tanto), eppure questo ho voluto affrontarlo. Perché? Ecco una decina fra le possibili ragioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;0) Perché il sottotitolo recita "L'Italia fra trent'anni e chi la cambierà", e allora io speravo di trovarci una lista di nomi compreso il mio, ma invece niente, accidenti.&lt;br /&gt;Va bene, questa era uno scherzo, ora sarò serio.&lt;br /&gt;1) Perché, fra tutto, sono più di tre anni che abito all'estero, il che ha paradossalmente (ma non troppo) acuito la mia attenzione per il Paese, facendomi intravedere delle "verità" di cui mi sarei difficilmente accorto.&lt;br /&gt;2) Perché con i miei amici abbiamo un'associazione culturale che ha molto a cuore la vita nella nostra Alta Valle del Tevere (chiamiamolo "localismo virtuoso"), e sapevo che nel libro avrei trovato molti stimoli per portare avanti -e meglio- con loro la nostra attività.&lt;br /&gt;3) Perché ilpost.it, di cui Luca Sofri è direttore, è un sito a cui mi sono affezionato.&lt;br /&gt;4) Perché ero sicuro che, pur non condividendo sempre quel che scrive (e questo è ovvio), ammiro la capacità di Sofri di essere anche un ottimo "aggregatore" di riferimenti e concetti da cui sono molto attirato.&lt;br /&gt;5) Perché sono uno di quelli che crede che l'Italia stia attraversando per troppi versi un suo secondo medioevo (e dico medioevo nella sua accezione negativa).&lt;br /&gt;6) Perché Luca Sofri sa cos'è McSweeney's e dintorni.&lt;br /&gt;7) Perché questi, per la mia Città di Castello, sono tempi di elezioni comunali, e a vedere la situazione a me per la prima volta in vita mia è venuto da dirmi "madonna mi vien da buttarmici anch'io", da quanto dissenso provo.&lt;br /&gt;8) Perché mi sono colto in flagrante a essere in imbarazzo nel leggere questo libro in metropolitana, qui a Parigi, tanto da cercare di farlo nascondendo agli altri passeggeri la copertina. Una volta scopertomi, mi sono rimproverato e mi sono detto di avere appena trovato una ragione in più per leggerlo.&lt;br /&gt;9) Perché, dopo che siamo passati insieme di fronte alla vetrina di una libreria dove questo libro era esposto, è stato mio padre a regalarmelo, il che mi pare decisamente significativo.&lt;br /&gt;10) Perché, nonostante qualche normale perplessità su certi passaggi, sono felice di accettare lezioni. Da questo libro, per esempio. Ne ha delle buone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8279818390318555773?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8279818390318555773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8279818390318555773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/04/un-grande-paese-luca-sofri.html' title='Un grande Paese, Luca Sofri'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-3052285452759060458</id><published>2011-04-15T23:59:00.000-07:00</published><updated>2011-04-19T02:44:46.385-07:00</updated><title type='text'>Il buio fuori, Cormac McCarthy</title><content type='html'>Io i libri di Cormac McCarthy li penso come delle distese di menhir. Ogni parola un masso infilato verticalmente nel terreno. Mi spiego.&lt;br /&gt;Un mesetto fa abbiamo trascorso un sabato&amp;domenica in Bretagna del sud, accettando finalmente l'invito di una cara amica che viene da là. Il posto dov'eravamo era proprio accanto a Carnac, il complesso megalitico più importante al mondo. Talmente importante che la nostra amica e i suoi genitori, che lì ci sono nati e cresciuti, non riuscivano a spiegarsi il mio incredulo stupore di fronte a quelle distese di massi preistorici che loro danno così per scontati. A dirla tutta, mi ci prendevano anche in giro.&lt;br /&gt;Si tratta di distese di  menhir (quei sassoni che portava Obelix sulle spalle, per intenderci) perfettamente allineati in più file l'una accanto all'altra. Gli allineamenti raggiungono i quattro chilometri. Quattro chilometri di erba e menhir, su dei leggeri pendii di cui non vedi la fine. Sulla loro funzione non si sa niente di preciso. Le teorie e le leggende sono tante, ma nessuna è comunemente accettata. Il fatto di non sapere perché fossero lì di certo è complice in quello spaesamento che si prova a camminarci in mezzo. "C'est quelque chose qui nous dépasse", m'ha detto la madre della nostra amica, "è qualcosa che ci oltrepassa". Capivo bene cosa intendeva.&lt;br /&gt;Quando li abbiamo visitati, lì c'eravamo solo noi, gli uccelli che si posavano sulla punta dei mehnir, e tanto silenzio. Il cielo era dello stesso grigio della pietra di quei monumenti. Di nebbia non ce n'era, perché sarebbe stata ridondante. &lt;br /&gt;Stavo in mezzo a queste distese di massi verticali piantati per terr, alcuni alti due metri e altri fino a sedici. Camminavo e mi guardavo intorno con una sensazione che dava una certa materialità all'idea di solennità e di sacralità. E' ciò che mi è successo finora nel leggere le opere di Cormac McCarthy. Questa, "Il buio fuori" (del '69), ne è un esempio grandioso. E' la storia di un fratello e una sorella che vagano lungo sentieri separati in cerca l'uno della sorella e l'altra del figlio che, appena nato, il fratello le ha portato via e cercato di uccidere. Le loro sono peregrinazioni che li rendono protagonisti di una via crucis fatta di accoglienza e violenza, due parole che se fanno rima un perché ci sarà. Quando tornerò a Carnac, saprò quale libro portare nel treno. A proposito, Carnac McCarthy suona bene, no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-3052285452759060458?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3052285452759060458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3052285452759060458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/04/il-buio-fuori-cormac-mccarthy.html' title='Il buio fuori, Cormac McCarthy'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7545640503485624679</id><published>2011-04-11T09:39:00.000-07:00</published><updated>2011-11-03T08:32:18.592-07:00</updated><title type='text'>The pale king, David Foster Wallace</title><content type='html'>Ho deciso di mettere in giro la voce che il romanzo postumo e incompiuto di David Foster Wallace è in realtà un "&lt;em&gt;romanzo storico valtiberino&lt;/em&gt;" (la Valtiberina è la vallata umbra-toscana della mia cittadina). Perché? Perché vengono incredibilmente citati due personaggi storici delle mie parti: Luca Pacioli, matematico rinascimentale di Sansepolcro (a pagina 7 della mia edizione) e Santa Veronica Giuliani, santa di Città di Castello di un paio di secoli dopo (a pagina 399). Certo, sono solo fugaci citazioni ed è da idioti gioire come ho fatto io, ma da tutti me lo sarei aspettato tranne che da Wallace (per di più in un libro che parla della noia della vita in un ufficio per le tasse di una piccola cità dell'Illinois). &lt;br /&gt;Forse però la sorpresa e il calore che ho provato nello scovare questi due nomi delle mie zone hanno a che fare con quella strana dinamica per cui i fan di Wallace, me compreso, hanno sempre provato nei suoi confronti una specie di &lt;em&gt;tenerezza&lt;/em&gt;. E intendo prima della morte. Eppure la sua scrittura pare propizia a tutto tranne che alla tenerezza, anche se evidentemente solo ad un primo livello. E' un tipo di attaccamento che non avevo mai provato con altri scrittori. Forse una possibile ragione è che l'ho scoperto e cominciato ad amare i primi tempi in cui stavo diventando un lettore mediamente consapevole, non so.&lt;br /&gt;Quando DFW decise di morire, ebbe anche la freddezza di fare in modo che venissero trovati, accanto a lui, i materiali del romanzo su cui stava lavorando da diversi anni. Capitoli relativamente completi, bozze, note sparse, frammenti, pensieri. Ora li hanno raccolti e pubblicati, con tutte le difficoltà a ricostruire il testo.&lt;br /&gt;Non ho alcuna voglia di mettermi a seguire il dibattito che si sta già scatendando sull'opera di editing che è stata fatta (mi fido, mettiamola così), ma, vediamo, ecco un po' di banalità che si potrebbero dire sul libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-"DFW avrebbe scartato molti di questi capitoli": &lt;em&gt;ok, giusto.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-"DFW avrebbe scritto molto di più e poi scelto": &lt;span style="font-style:italic;"&gt;certo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;-"DFW avrebbe dato una direzione più chiara alla storia": &lt;em&gt;ovvio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-DFW avrebbe forse trovato un nome diverso al suo omonimo protagonista: &lt;em&gt;grazie.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-DFW avrebbe dato un ordine diverso ai capitoli: &lt;em&gt;vabbè, grazie al cXXXo&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;-"Così com'è, non è un grandissimo libro": d'accordo, però ci sono non pochi passaggi di puro Wallace, ed è un godimento. &lt;br /&gt;-"Leggere questo libro ti costringerà a pensare più al suo suicidio che alla sua letteratura": cacchio, questa è pertinente, ed è ciò che temo. Salvo però poi leggere le parti più belle e nonostante tutto sorridere, ma sorridere di, come ha scritto lui, "&lt;em&gt;un sorriso così ampio che pareva far male&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ah non ci credevate? Per coincidenza i capitoli "valtiberini" sono reperibili on-line, uno in italiano (&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/02/David_Foster_Wallace_ultimo_indovino_co_9_110402093.shtml"&gt;Pacioli&lt;/a&gt;) e uno in inglese (&lt;a href="http://www.newyorker.com/fiction/features/2011/03/07/110307fi_fiction_wallace?currentPage=all"&gt;S.Veronica&lt;/a&gt;).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7545640503485624679?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7545640503485624679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7545640503485624679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/04/pale-king-david-foster-wallace.html' title='The pale king, David Foster Wallace'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-9088848924866386593</id><published>2011-03-30T06:25:00.000-07:00</published><updated>2011-03-30T06:34:34.684-07:00</updated><title type='text'>Il tempo ritrovato, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 7 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni e prime sei parti indietro in questo blog]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La ricerca del tempo perduto, volume 7: Il tempo ritrovato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #39&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Narratore descrive le passeggiate serali che, durante la prima guerra mondiale, faceva in una Parigi deserta, spettrale. Pur nella paura di mancare di rispetto a chi i tempi di guerra li ha vissuti o li sta vivendo davvero, ti viene da pensare che non ci dev’essere troppo differenza fra quella Parigi in guerra e la Castello di innumerevoli venerdì e sabato sera: deserta, spettrale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #40&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Frasi preferite di quest’ultimo volume:&lt;br /&gt;Pagina 31: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Queste idee, di cui alcune tendevano a diminuire e altre ad accrescere questo mio rimpianto di non avere alcun talento per la letteratura...”&lt;/span&gt; (ma movite va’...)&lt;br /&gt;Pagina 109: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Ma bisogna tornare un po’ indietro.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #41&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;una notte trasparente e senza soffi&lt;/span&gt;”, Proust osserva di notte la Senna e se la immagina come il Bosforo. Tu guardi la Senna e te la immagini come il Tevere che passa per Castello. Vedi? Se fossi giusto un po’ dedito a qualche sostanza allucinogena, droga e/o alcol, potresti anche vederci passare delle canoe con dei Babbo Natale sopra (come fa il Canoa Club Città di Castello tutti gli anni a Natale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #42&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo la madeleine e tutto il resto, l’ennesima epifania della memoria arriva al Narratore quando mette il piede su un selciato un po’ dissestato (cosa che gli fa ricordare il viaggio a Venezia...). Allora di certo Castello dev’essere un luogo propizio al ricordo. A proposito, ricordi quando dissero che i rattoppamenti di catrame delle buche in fondo al Corso erano un omaggio a Burri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #43&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questi continui ritorni all’indietro sottolineano come, per Proust, viviamo contemporaneamente in diverse epoche, con il nostro passato presente in noi (appunto) ancor più di quanto non lo sia il presente stesso. Il problema per Proust è trovare il modo d’impedire che tutte queste impressioni non spariscano a causa delle pressioni del presente. Come a dirti: devi fare di tutto (di tutto!) per non dimenticare mai (mai!) il sapore degli gnocchi crudi che rubavi alla tua nonna e alla tua mamma mentre li preparavano su quella vecchia spianatoia di legno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #44&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dice il Narratore che “solo grazie all’arte ci è dato uscire da noi stessi, saper quel che un altro vede di un universo non identico al nostro”. Sali alla Montesca e osserva Castello. Poi vai a Belvedere e guardala da lì, da un’altra prospettiva. Poi sali in cima alla torre civica o al campanile rotondo, e fai la stessa cosa. E corri fino alla cima della salita del cimitero, e osservala anche da lì. Concludi andando dal tabaccaio in Corso Cavour, compra un francobollo e una cartolina di Castello, scrivici quella frase del Narratore che ha &lt;span style="font-style:italic;"&gt;le vertigini a guardarsi dall'alto&lt;/span&gt; e spediscitela a te stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #45&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma chi prendi in giro?&lt;br /&gt;Non è vero che Proust l’hai letto a Castello. In realtà l’hai fatto abitando a circa 1.300 km da Castello. Ma in un certo senso è vero: Proust l’avresti potuto veramente leggere a Castello solo allontanandotene. Il fatto è che, quando non stai a Castello accanto ai tuoi cari amichetti (e non solo), hai costantemente l’impressione di perdere tempo. Forse è questa la chiave di tutto. È probabilmente quello, per te, il tempo perduto da ritrovare. Ma dovevi perderlo, ti dici. Perderlo per ritrovarlo, leggere per perderlo, e leggere per ritrovarlo. Fai un ultimo sforzo e immagina così l'ultima frase del libro:&lt;span style="font-style:italic;"&gt; Alò, emo fatto, è ita&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;FINE&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-9088848924866386593?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9088848924866386593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9088848924866386593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/il-tempo-ritrovato-marcel-proust.html' title='Il tempo ritrovato, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6138928446447821481</id><published>2011-03-24T11:28:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T11:33:26.428-07:00</updated><title type='text'>La fuggitiva, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 6 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni e prime cinque parti indietro in questo blog]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La ricerca del tempo perduto, volume 6: La fuggitiva (o Albertine scomparsa)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #34&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Hai letto gran parte di questo volume a letto con la febbre. Da piccolo, la febbre era uno dei possibili motivi per aspettarsi un regalino dai tuoi, direttamente dal sacro negozio di giocattoli della Teresa Bambini, giù per il Corso. Un personaggio come Teresa Bambini Proust se lo sogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #35&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Albertine muore in un incidente a cavallo. Stremato dai milioni di pagine su di lei, decidi che festeggerai andando per la prima volta alla Mostra del Cavallo, la fiera equina di Città di Castello. Cinico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #36&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Viaggio a Venezia del Narratore. Scrive che “il mondo è un vasto quadrante solare dove un solo segmento soleggiato ci permette di vedere che ora è”, e per questo non poteva che immaginare i rumori e la vita di Venezia come fossero quelli della sua nativa Combray. Come a dire: Venezia sta a Combray come Proust sta a Castello (e tu fatti da parte, una volta tanto, che impicci).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #37&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I tuoi passaggi preferiti di questo volume:&lt;br /&gt;Pagina 16: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mi alzai per non perdere tempo..&lt;/span&gt;.” (parla lui...)&lt;br /&gt;Pagina 24: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per farla breve, Albertine...&lt;/span&gt;” (dopo praticamente tre volumi tutti su di lei)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #38&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Avvicinandosi alla fine dell’opera, Proustolo comincia a scoprire le carte in tavola. Ma, ti chiedi, questa operazione di “lettura Castellanizzata” dovevi farla proprio con lui? Non potevi rifarti per esempio a Bukowski, facendo avanti e indietro ubriaco fra l’Osteria e il Syrah? Oppure non avresti potuto fare come Holden Caufield e farti espellere dal Liceo? O magari come Don Chisciotte, attaccando i Molini Brighigna su di un carrello della Coop al posto di Ronzinante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6138928446447821481?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6138928446447821481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6138928446447821481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/la-fuggitiva-marcel-proust.html' title='La fuggitiva, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5092951226489895534</id><published>2011-03-19T03:35:00.000-07:00</published><updated>2011-03-19T04:12:14.413-07:00</updated><title type='text'>John Barleycorn, Memorie alcoliche - Jack London</title><content type='html'>Quando M&amp;M (non le caramelle, anche se sono buoni uguale) mi hanno regalato questo libro, sulla prima pagina hanno scritto così:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Ti auguriamo di:&lt;br /&gt;1) prenderti almeno una sbronza colossale [sono drammaticamente astemio, ndr]&lt;br /&gt;2) rasarti a zero&lt;br /&gt;3) pentirti amaramente di entrambe le cose&lt;br /&gt;4) scrivere un libro su tutto questo, con lo pseudonimo Gionni da Meltina [il quartiere dove abito, ndr]"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;John Barleycorn è lo spettro dell'alcolismo, impersonato da una sorta di amico-nemico invisibile che accompagna costantemente il narratore. Jack London racconta il suo rapporto di amore e odio con lui, di attrazione e repulsione, in una biografia in cui i fatti della sua vita sono letti attraverso la prospettiva (dai fini esplicitamente moraleggianti) dei suoi problemi d'alcolismo. &lt;br /&gt;Una volta un mio amico fece un viaggio in India e, appena tornato, mi raccontò che la sola preghiera che disse di fronte ad un'immensa statua della dea Kalì fu quella di vedermi ubriaco. Ecco, tanto per intenderci. Ma meglio non entrare nei dettagli.&lt;br /&gt;Che Jack London fosse un gigante lo sapevo bene, ma non avevo mai letto niente di biografico (e ancora "Martin Eden" mi aspetta): ragazzi, che vita che fece quest'uomo. Un brindisi per Jack London! (?!) &lt;br /&gt;La sua scrittura ha una capacità trascinante al punto da trasformare una capacità tecnica della scrittura in un coinvolgimento emotivo totale negli snodi morali di cui ci parla. Leggendo queste pagine, accanto a lui non c'è solo John Barleycorn, ma anche tu lettore, e questo è un qualcosa di grandioso che forse dovremmo pretendere da tutta la grande letteratura, se ha la pretesa di essere veramente tale. E non ne va solo di un inutile riconoscimento delle doti narrative di non so chi, ma della sacrosanta (se esistente) possibilità di reale vicinanza agli altri esemplari della nostra bacata razza animale.&lt;br /&gt;Detto questo, si legge nel libro che London aveva anche una certa passione per i dolci, il che ci accomuna. Ho quindi deciso che scriverò un libro dal titolo "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gionni da Meltina, Memorie golose"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5092951226489895534?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5092951226489895534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5092951226489895534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/john-barleycorn-memorie-alcoliche-jack.html' title='John Barleycorn, Memorie alcoliche - Jack London'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1908298668079216943</id><published>2011-03-17T23:42:00.000-07:00</published><updated>2011-03-19T03:35:49.109-07:00</updated><title type='text'>"Ancora Salinger?!"</title><content type='html'>Babbo Natale mi ha portato un'edizione del Giovane Holden fac-simile della primissima. Un'ottima scusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Facciamo che leggiamo i capitoli a turno, ogni capitolo prima l'uno poi l'altro... così ci rimbalziamo il libro, eh?"&lt;br /&gt;"Mi piace. Ma facciamo anche che mettiamo un post-it per segnalare all'altro i passaggi che magari ci colpiscono, d'accordo?"&lt;br /&gt;"D'accordo, bene, chi comincia?"&lt;br /&gt;"Pari o dispari?"&lt;br /&gt;"Pari"&lt;br /&gt;"Uno, due e tre... cinque... dispari, comincio io, ah ah!".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-m_fnv0y8T-Q/TYMAMjt0_9I/AAAAAAAAACU/-w0WiWhtUPw/s1600/Salinger%2Bpost-it.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 184px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-m_fnv0y8T-Q/TYMAMjt0_9I/AAAAAAAAACU/-w0WiWhtUPw/s320/Salinger%2Bpost-it.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585308178615435218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1908298668079216943?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1908298668079216943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1908298668079216943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/ancora-salinger.html' title='&quot;Ancora Salinger?!&quot;'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-m_fnv0y8T-Q/TYMAMjt0_9I/AAAAAAAAACU/-w0WiWhtUPw/s72-c/Salinger%2Bpost-it.JPG' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8176980714591794391</id><published>2011-03-14T01:21:00.000-07:00</published><updated>2011-03-24T11:28:25.302-07:00</updated><title type='text'>La Prigioniera, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 5 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni e prime quattro parti indietro in questa pagina]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La ricerca del tempo perduto, volume 5: La prigioniera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #29&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo centinaia di pagine di gelosia e morbosità, decidi che, fossi tu Albertine, inviteresti dolcemente il Narratore al Sasso - il fiumiciattolo-spiaggia dei Castelani -  e lo affogheresti lì dove l’acqua è più profonda (concedendoti poi una ciaccia al prosciutto per festeggiare, tanto che sei lì).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #30&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Narratore e Albertine vanno al mercato e sono divertiti dalle urla dei mercanti. Certo, perché non hanno mai sentito quelle di Nino Il Bananaro, indiscusso re del mercato di Castello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #31&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Pagina 277, giuro: “...&lt;span style="font-style:italic;"&gt;les hommes ne l’appellaient que&lt;/span&gt; ‘Putana’.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #32&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se proprio dovessi paragonare Charlus a un personaggio locale, allora sarebbe il compianto Autunno (te lo ricordi vagare per la piazza a urlare tutti i giorni, fra le altre cose, che gli hanno rubato i suoi miliardi). Così burberi da affezionarsi. &lt;br /&gt;Ora ti rimane solo da trovare i corrispondenti, fra i personaggi della Recherche, di Franchino e Brizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #33&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Leggere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;per tigna&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8176980714591794391?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8176980714591794391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8176980714591794391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/la-prigioniera-marcel-proust.html' title='La Prigioniera, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8271718186724639119</id><published>2011-03-01T01:45:00.000-08:00</published><updated>2011-03-01T01:48:43.578-08:00</updated><title type='text'>Sodoma e Gomorra, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 4 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni e prime tre parti indietro in questa pagina]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La ricerca del tempo perduto, volume 4: Sodoma e Gomorra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #22&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Narratore scopre l’omosessualità di Charlus, uno dei personaggi principali, e ne parla a lungo. Quando pensi che ancora Castello è una città fondamentalmente omofoba, poi ti senti in colpa e ti dici che in fondo stai esagerando. Ma quanti “frogio” o “finocchio” dovrai ancora sentir pronunciare fra la piazza e il corso per esserne giusto un po’ più sicuro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #23&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Stai leggendo l’opera in dei volumi che, con l’aiuto di lei, hai rivestito di una plastica trasparente proprio come non ti capitava da quando andavi alle elementari, a San Pio. La sensazione sulle mani è la stessa di quando impugnavi il sussidiario. In effetti, a giudicare dalla tua schifosa grafia, di rifare le elementari avresti proprio bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #24&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Arrivato al quarto volume, cominci a renderti conto di cosa intendesse Nabokov quando diceva che i personaggi di Proust sono costruiti in modo comparativo e relazionale. Per capirlo basta andare qualche volta e con attenzione al 3Bis, preferibilmente dopo l’una o le due di notte. Personaggi che prendono significato l’uno in relazione all’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #25&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Proustaccio troppo spesso t’intorpidisce, con il suo andamento, e d’intorpidimento a Castello ce n’è già troppo. Tempo fa un tuo amico aveva pensato di fare un’azione artistica allestendo in piazza una grande bomba di cartapesta simile a quelle dei cartoni animati, con lo slogan “per svegliare questa città ci vorrebbe una bomba”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #26&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ancora delle bellissime pagine sul sonno, il dormire e il dormiveglia. Ne approfitti per stilare la classifica dei tuoi amici più dormiglioni: in testa c’è il Gusta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #27&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto il Narratore infila nel testo, in mezzo a una conversazione, qualche parola in greco. Ti basta intravedere quegli strani segni sulla pagina (che poi sarebbe l’alfabeto greco, come dovresti sapere) per ritrovarti al Liceo, in particolar modo quando arrivavi ben prima della campanella per copiare le versioni di greco. Prometti che prima o poi glielo confesserai, alla tua professoressa di quei tempi. Ma tanto lo aveva capito da sola. Dici di no? Be’, ripensa ai voti che avevi. Per mimarteli non avrai bisogno più delle dita di una sola mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #28&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Altra coincidenza che non può lasciarti indifferente, leggendo Proust a Castello: a pagina 450 del quarto volume della tua edizione, ecco che il Narratore cita “le Castellane”. Dopo l’Angelina e le Castellane, ci manchi che cominci a parlare delle piazze di Parigi come piazza di sopra e piazza di sotto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8271718186724639119?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8271718186724639119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8271718186724639119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/03/sodoma-e-gomorra-marcel-proust.html' title='Sodoma e Gomorra, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5460942270617516773</id><published>2011-02-20T03:18:00.000-08:00</published><updated>2011-02-20T03:55:46.236-08:00</updated><title type='text'>Fame di realtà, David Shields</title><content type='html'>In fondo non è colpa di David Shields se, proprio a metà della lettura del suo "Fame di realtà", i Radiohead hanno improvvisamente pubblicato il loro nuovo disco, catalizzando buona parte della mia quota d'attenzione extra-lavorativa. Ma ho fatto del mio meglio. &lt;br /&gt;Il saggio di Shields è un collage di centinaia di citazioni (accreditate solo in fondo) e propri pensieri, disposti in frammenti numerati (618 in tutto).  Il romanzo, l'autobiografia, il saggio, fiction e non-fiction, il rapporto fra arte e nuove tecnologie, l'idea di realtà, l'idea di originalità e così via. I temi sono questi, e di questo tipo. Il libro - la cui vitalità e organicità è innegabile - ha suscitato un gran dibattito pur, almeno secondo me, ponendo diversi falsi problemi, presentando come nuove questioni e usi che non lo sono, bluffando un po' troppo su un po' troppi aspetti. Altre discipline (per esempio l'antropologia, con libri come "Scrivere le culture", del 1986), si sono posti certi problemi presentati da Shields già diversi anni fa e con un dibattito che non era il caso d'ignorare. Allo stesso modo, continuo ad irritarmi un po' quando certi autori (soprattutto nordamericani) presentano considerazioni con pretese "universaleggianti" facendo riferimento solo al loro piccolo contesto e fingendo d'ignorare che esiste un mondo anche al di fuori del loro continente.&lt;br /&gt;In ogni caso, ho la forte impressione che a questo libro ci tornerò spesso, perché in effetti di pulci alle orecchie ne mette diverse, oppure lo fa in maniera più "fecondamente fastidiosa" e dinamica che in altri testi. &lt;br /&gt;Ora, però, signor Shields, mi faccia un piacere. Anche lei ha di nuovo annunciato la morte della forma "tradizionale" del romanzo e che scriverne non ha più senso. Ma aspetti, la prego, aspetti ancora un po'. Lo tenga ancora per un po' in vita, signor Shields. Mi dia tempo per provare, signor Shields, la scongiuro! Poi dopo lo potrà far morire quanto vuole, e magari l'accompagnerò anche al funerale,  ma prima mi faccia provare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5460942270617516773?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5460942270617516773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5460942270617516773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/02/fame-di-realta-david-shields.html' title='Fame di realtà, David Shields'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-9097993157221255861</id><published>2011-02-16T00:24:00.000-08:00</published><updated>2011-02-20T03:18:34.313-08:00</updated><title type='text'>Io sono Febbraio, Shane Jones</title><content type='html'>Alla fine della lettura di questo piccolo libro ("Light boxes", in originale) mi è tornato in mente un episodio che mi è capitato qualcosa come un anno fa.&lt;br /&gt;Mi trovavo a Roma per via del mio lavoro di ricerca. Più precisamente, ero nella sala d'attesa di uno psicologo con cui dovevo discutere alcune questioni. Mi sedette in sala d'attesa, su di un divano e, qualche minuto dopo, si accomodò accanto a me un'anziana signora. Parlava con una voce nasale e un po' roca. Pensai subito che avrebbe potuto essere tranquillamente una delle attrici de "Il pranzo di ferragosto". La protagonista, direi. Aspettava anche lei.&lt;br /&gt;Lo psicologo non mi chiamava mai e il ritardo cominciava a farsi consistente. Poi però lo vedemmo uscire dal suo studio, tutto trafelato. Venne verso di noi e cominciò a blaterare di aver appena saputo che i ladri avevano provato ad entrare in casa sua, aggiungendo, insicuro, che gli aveva telefonato il vicino che ha sventato il colpo. Doveva andare a casa urgentemente, disse, si scusava tanto ma avremmo dovuto aspettare un po' lì. Gli risposi che capivo la situazione e che avrei aspettato.&lt;br /&gt;Lo psicologo si mise la giacca e se ne andò. &lt;br /&gt;Dopo qualche attimo di silenzio, la signora anziana si voltò verso di me e, con quella sua buffa voce, mi disse, con forte accento romano: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Beato te che ce credi ancora alle favolette...&lt;/span&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-9097993157221255861?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9097993157221255861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/9097993157221255861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/02/io-sono-febbraio-shane-jones.html' title='Io sono Febbraio, Shane Jones'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6713244877599499409</id><published>2011-02-14T01:57:00.000-08:00</published><updated>2011-02-14T02:01:53.084-08:00</updated><title type='text'>Mentre Morivo, William Faulkner</title><content type='html'>Generalmente non sono superstizioso, ma stavolta la cosa si fa complicata.&lt;br /&gt;Il fatto è che negli ultimi tempi mia nonna non sta molto bene e a me, leggendo, recentemente è capitato di far caso più del normale a passaggi che, in qualche modo, sono in relazione con i miei timori rispetto al suo stato (fra l'altro, dei miei nonni e nonne non ho fatto in tempo a conoscerne altri, solo lei). &lt;br /&gt;Per esempio, pochi giorni fa in Proust la mia attenzione è stata attirata da questo passaggio: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Un sorriso sembrava posarsi sulle labbra di mia nonna. La morte, come uno scultore del Medio Evo, l'aveva adagiata su quel letto funebre con le sembianze di una fanciulla".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Poi, qualche giorno dopo, ho discusso con degli amici di un libro ("La porta", di Magda Szabò) la cui protagonista, Emerenc, è incredibilmente simile, come carattere e storia, alla mia nonna. E l'ultima parte del libro racconta della sua malattia e morte, appunto.&lt;br /&gt;E, infine, questo "Mente morivo" (del '30), capolavoro &lt;span style="font-style:italic;"&gt;vero&lt;/span&gt; in cui Faulkner racconta, attraverso le voci di una decina di personaggi (figli, conoscenti, il dottore, ecc.) la morta dell'anziana Addie e del viaggio che la sua famiglia affronta per andare a seppellirla dove voleva lei (mamma mia che libro).&lt;br /&gt;Insomma, non è che sto portando iella alla mia nonna?&lt;br /&gt;Anzi, non è che le mie letture portano iella alla mia nonna?&lt;br /&gt;Ma forse è il contrario. Queste letture potrebbero servire per quella buffa credenza secondo cui se si pensa o si parla della morte di qualcuno che non è morto né sta per farlo, magicamente gli si allunga la vita. Ecco, dev'essere questo! Nonna, io in realtà leggo per te! Leggo per farti star meglio, nonna! Sì, nonna, dev'essere così!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6713244877599499409?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6713244877599499409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6713244877599499409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/02/mentre-morivo-william-faulkner.html' title='Mentre Morivo, William Faulkner'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-934764300767149369</id><published>2011-02-09T09:11:00.000-08:00</published><updated>2011-02-14T02:03:11.853-08:00</updated><title type='text'>La parte dei Guermantes, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 3 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni, prima e seconda parte qualche post prima]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #14&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Clamoroso. Veramente clamoroso. Hai scoperto come si chiama il caffé-pasticceria che frequentava realmente Proust: ANGELINA, proprio come il Bar Angelina del centro di Castello (quanti frappé ho preso lì...). È al 226 di Rue de Rivoli, a Parigi. Ora dovrei cambiare il titolo di questo testo da “Leggere Proust a Castello” a “Proust a Castello”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #15&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il tuo amico Michele t’invia da Castello un disco a cui ha appena finito di lavorare come un folle, co-producendolo e registrandolo. Ti dici che ascoltarlo sarà una buona pausa da Proust. Poi però premi play e il ritornello della prima canzone fa: “Basterebbe solo un aiuto per distinguere il tempo perso da quello vissuto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #16&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lunghe parti dell’opera si svolgono in salotti aristocratici che, se esistessero a Castello, sicuramente odieresti. Eppure lì in quelle pagine li tolleri, pur annoiandoti spesso. Quel che è peggio, è che in realtà hai una paura matta che, alla fine della lettura, ti prenda voglia di frequentare il Circolo degli Illuminati, dove fumare il sigaro e giocare a poker.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #17&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dillo. Dillo una buona volta! Ce l’hai sempre lì sulla punta della lingua, ma hai paura di offendere chissà chi. Forza, dillo... “Che palle!” Oooh, ecco, ci voleva tanto?&lt;br /&gt;In fondo, in un’opera di sette volumi uno avrà pure il diritto di annoiarsi, ogni tanto, no? Vorresti leggere McCarthy, Gogol o Bolaño, e invece ormai sei incastrato fra questi pettegolezzi da salotto buono dell’ottocento parigino. Sappi però che qualsiasi persona che tu conosca a Castello ricorrerebbe alla sacrosanta formula “mica te l’ha ordinato ‘l dottore!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #18&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La nonna del protagonista sta male e lui ne parla in un modo che ti fa quasi sentire in colpa verso la tua, che sta altrettanto male. Come se, se tu potessi scrivere bene quanto lui dei suoi malanni, potessi neutralizzarli o almeno attenuarli. &lt;br /&gt;“Ma tu che ne vuoi sapere della mia nonna?!”, ti viene da urlare al libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #19&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le strepitose pagine sul bacio di Albertine ti riportano violentemente ai tempi del Liceo, con un fastidio che ti fa arrabbiare e che in un certo modo ti preoccupa. Ripensi quel [foglietto strappato] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #20&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Si passeggia lungo l’acqua nell’umida oscurità dove tutt’al più il passaggio silenzioso di un cigno ci sorprende come in un letto notturno gli occhi spalancati e il sorriso di un bambino  che non si pensava fosse sveglio”. Ecco, tu invece l’ultima volta che sei andato al “Laghetto dei cigni”, vicinissimo a casa tua, sei stato inseguito da uno dei cigni perché voleva morderti le dita che spuntavano dai sandali che avevi ai piedi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #21&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Verso la fine del terzo volume spunta una strada con un cartello dove c’è scritto quanti chilometri mancano per arrivare a “Belvédère”. Tu nella Belvedere di Città di Castello c’hai fatto nientepopodimeno che il “ritiro per la comunione”, con il prete e i tuoi compagni di catechismo. Inutile nasconderti questi elementi del tuo curriculum.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-934764300767149369?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/934764300767149369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/934764300767149369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/02/la-parte-dei-guermantes-marcel-proust.html' title='La parte dei Guermantes, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-975658583608140843</id><published>2011-01-30T14:45:00.000-08:00</published><updated>2011-01-31T10:37:31.550-08:00</updated><title type='text'>Tennessee Williams, teatro</title><content type='html'>Tennessee Williams m'ha impicciato per un pezzo. C'è stato un periodo in cui, nelle librerie dove andavo, cercavo sempre delle edizioni economiche del teatro di Thornton Wilder, ma c'era sempre Williams tra i piedi e mi stava antipatico solo per questo. Poi, quasi per dispetto, ho comprato per due soldi una vecchia edizione della Penguin che contiene i suoi drammi "Lo zoo di vetro", "Un tram che si chiama desiderio" e il meno bello (almeno secondo me) "Il dolce uccello della gioventù". L'ho lasciato nella mia libreria a prendere la polvere per più di un anno, perché comunque Williams continuava a starmi antipatico. Alla fine, per togliermelo finalmente di torno, è arrivato il suo turno, e l'ho letto: una gran bella scoperta. Tanta violenza, tanta crudeltà delle convenzioni sociali e, dove meno te l'aspetti, dei colpi di grazia poetica in mezzo alla tempesta. &lt;br /&gt;L'altro giorno, stavo tornando a casa da un test d'inglese alla fine del quale maledicevo tanto il sistema scolastico italiano quanto me. Ero talmente nervoso che, in metropolitana, addirittura m'infastidiva la presenza nel mio stesso vagone di un tizio con la pelle più scura della mia e con una valigia che poteva tranquillamente contenere dell'esplosivo. Sarà stata la suggestione dell'attentato di Mosca. Sarà stata la propaganda, di cui volente o nolente sono vittima. Sarà stato semplicemente il mio nervosismo e soprattutto l'odio nei confronti di me stesso, ma io ci pensavo. Però, durante quel viaggio avevo quel famoso libretto di Williams in tasca. Avevo già letto i testi che contiene, ma ancora non l'introduzione dell'autore. Ed è lì che ho trovato queste parole, per esempio: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rabbia, oh sì! E invidia, sì! Ma non odio&lt;/span&gt;".   Soprattutto se contro se stessi, suppongo.&lt;br /&gt;Di questi tempi fanno "Un tram che si chiama desiderio" alla Comédie Française, a qualche fermata di metro da casa. Devo andarci assolutamente. Mentre ci andrò, in metro spero d'incontrare di nuovo quel tizio con la pelle più scura della mia. Gli devo chiedere scusa, oppure provocarlo e litigarci in maniera sana, sul niente, magari venendo alle mani, in maniera liberatoria. Tennessee approverebbe, lui che scrisse: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se c'è una qualche verità nell'idea aristotelica che dalla violenza si è purificati attraverso la sua rappresentazione su di un palco, allora potrebbe essere che il mio ciclo di testi violenti dopotutto deve avere una giustificazione morale&lt;/span&gt;". Eccome se approverebbe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-975658583608140843?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/975658583608140843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/975658583608140843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/01/tennessee-williams-teatro.html' title='Tennessee Williams, teatro'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2531142713258295934</id><published>2011-01-26T00:52:00.000-08:00</published><updated>2011-01-26T01:00:24.425-08:00</updated><title type='text'>Assassinio sull'Orient Express, Agatha Christie</title><content type='html'>A dire la verità, non sono un accanito fan di gialli, né francamente lo sono diventato dopo aver letto questo pur elegante e divertente libro. I miei rapporti con commissari e gente di questo tipo si è fermato all'ultima puntata che ho visto della simpatica ma iettatrice Signora Fletcher, diversi anni fa. Poi però varie circostanze mi hanno portato all'Orient Express. &lt;br /&gt;Intanto, uno scrittore che conosco mi ha detto che lui, durante le fasi più intense e delicate di lavorazione di un nuovo libro, può leggere solo libri poco impegnativi ma dignitosi. E mi ha raccontato che tempo fa è andato in libreria e si è comprato ben 17 libri di Agatha Christie. Li sta leggendo come le noccioline, dice. Secondo lui, uno dei migliori è "Assassinio sull'Orient Express", ma non avrei pensato mai di assecondarlo fino al punto di leggerlo anch'io (il famoso film che ne hanno tratto non l'ho mai visto). Poi, pochissimo tempo dopo, in una libreria inglese di Rue de Rivoli, mi sono trovato fra le mani un'edizione di quel libro uguale identica a quella pubblicata nel '34 e ripubblicato così per un qualche anniversario. Non ho resistito al fascino di quel formato, come non ho resistito all'idea di leggere proprio quel libro nel treno per Amsterdam che avrei preso pochi giorni dopo. E in effetti l'ho letto durante quei due viaggi di andata e ritorno. Un libro tutto ambientato in un treno va letto tutto in un treno, no? No, ma non importa. Fra l'altro, leggendo, non potevo impedirmi di pensare agli innumerevoli viaggi fatti nei treni notturni fra Firenze e Parigi, in quelle opinabili cuccette. Ci sono state delle volte (e dei volti) in cui, se qualcuno avesse compiuto un omicidio come sull'Orient Express, non è che mi sarei stupito più di tanto.&lt;br /&gt;Insomma, il mio treno andava verso Amsterdam e io leggevo dell'Orient Express. Poirot investigava e io ogni tanto mi guardavo attorno circospetto. Poirot cercava di ricostruire l'accaduto e a me veniva da scrutare i volti sospetti dei miei vicini di posto (si saranno accorti?). Poirot faceva deduzioni su deduzioni dagli interrogatori e io non resistevo a guardare i movimenti del controllore, chiedendomi se non ci stesse nascondendo un omicidio avvenuto nel treno pochi minuti prima. Poi all'improvviso è successo! Un omicidio sul mio treno! No, non proprio un omicidio: una ragazza seduta sul posto davanti al mio s'è addormentata, tutto qui. Ma non ho resistito, ho preso la macchinetta fotografica ed ecco la mia testimonianza per il Commissario che m'interrogherà: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/TT_h4u6GtbI/AAAAAAAAACA/_U9VXak82Ro/s1600/Assassinio%2Bsull%2527Amsterdam%2BExpress.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/TT_h4u6GtbI/AAAAAAAAACA/_U9VXak82Ro/s320/Assassinio%2Bsull%2527Amsterdam%2BExpress.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566416029233886642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/TT_h4rgJwII/AAAAAAAAACI/8oOBfDPAwKw/s1600/Assassinio%2Bsull%2527Amsterdam%2BExpress%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/TT_h4rgJwII/AAAAAAAAACI/8oOBfDPAwKw/s320/Assassinio%2Bsull%2527Amsterdam%2BExpress%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5566416028319727746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2531142713258295934?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2531142713258295934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2531142713258295934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/01/assassinio-sullorient-express-agatha.html' title='Assassinio sull&apos;Orient Express, Agatha Christie'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/TT_h4u6GtbI/AAAAAAAAACA/_U9VXak82Ro/s72-c/Assassinio%2Bsull%2527Amsterdam%2BExpress.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2628134741213606119</id><published>2011-01-16T13:07:00.000-08:00</published><updated>2011-01-16T13:13:18.255-08:00</updated><title type='text'>Ritratto del dottor Gachet, Cynthia Saltzman</title><content type='html'>Insomma pare che, grazie ai generosi signori delle ferrovie francesi, il prossimo fine settimana vedrò finalmente il museo Van Gogh. E allora ne ho approfittato per leggere un libro che avevo adocchiato e la cui idea di fondo mi era parsa proprio interessante: la biografia di un quadro. E, in questo caso, una biografia intensa. Sottotitolo del libro: 'Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh' (Einaudi). Si riferisce al 'Ritratto del Dottor Gachet', che oggi non si sa esattamente dove sia.&lt;br /&gt;Van Gogh ha ritratto il dottor Gachet, che si stava occupando invano delle sue turbe psichiche, poco prima di uccidersi. In pratica, la storica dell'arte Cynthia Saltzman ha ricostruito le avventure del quadro dal quando è stato dipinto fino ad oggi. L'opera attraversa epoche, gusti, regimi, noiose transazioni economiche, aste e simili, peripezie storiche che la dicono lunga su cosa significava attaccarsi a quell'opera, e non solo.&lt;br /&gt;Ammetto che, dopo un po', le valanghe di nomi, cifre e date cominciavano a stancarmi e che stavo per abbandonare il libro, poi però è arrivata la parte dedicata al nazismo. Lì la cosa si è fatta emozionante, con quei personaggi che, per difendere quell'arte "degenerata", sfidava la follia totalitaria. Questo per esempio è quel che ha detto nel '33 un certo Oswald Goetz, funzionario al museo Stadel di Francoforte:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Ci avevano detto che Van Gogh faceva parte di un vasto gruppo di artisti degenerati e che i suoi quadri erano un attentato alla morale del popolo. Per evitare scontri con il commissario nazista assegnato all'Istituto e i proletari del partito, decidemmo di rimuovere i quadri in pericolo dalla galleria e di aspettare che arrivassero giorni migliori. Non arrivarono. Riposi tra i sessanta e i sessanta dipinti di arte 'degenerata' in una piccola stanza del sottotetto. Fra questi c'erano opere degli Espressionisti tedeschi, dei Cubisti francesi, di Beckman, Kokoschka, Klee, Chagall, Picasso, Braque, Munch, persino di Matisse e, ovviamente, il Dottor Gachet di Van Gogh, Tenevo la chiave di quella 'stanza dell'orrore' nel mio cassetto ed era sempre una specie di cerimonia quando avevo il privilegio di mostrarli segretamente a coloro che non si erano arresi alla dottrina nazista. Ma era un compito umiliane - le mie conversazioni private con il dottor Gachet non erano affatto incoraggianti."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A dir la verità, mi piacerebbe poter avere a casa una collezione di un'opera di ognuno dei miei amici artisti. A quelle opere non farei patire quanto ha patito il "Ritratto del dottor Gachet", promesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2628134741213606119?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2628134741213606119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2628134741213606119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/01/ritratto-del-dottor-gachet-cynthia.html' title='Ritratto del dottor Gachet, Cynthia Saltzman'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8580380930409372038</id><published>2011-01-12T00:17:00.000-08:00</published><updated>2011-01-12T00:19:30.552-08:00</updated><title type='text'>Al paese dei libri, Paul Collins</title><content type='html'>Giorni fa, mentre trascorrevo le vacanza a casa, un mio amico è saltato fuori all'improvviso chiedendomi se volevo andare a Parma con lui, l'indomani.&lt;br /&gt;"A Parma?! E come mai?" (come se non valesse la pena visitare Parma senza un motivo preciso...)&lt;br /&gt;E lui: "Per la mostra di Claudio Parmiggiani".&lt;br /&gt;"Di chi?!"&lt;br /&gt;"Claudio Parmiggiani, non lo conosci? E' un artista che..." ecc. ecc.&lt;br /&gt;Insomma, a Parma non ci sono potuto andare (pranzo con i parenti e tutto il resto), ma è così che ho scoperto Claudio Parmiggiani. Senza star ad aspettare un mio pigro link qui, se digitate in Google Immagini qualcosa come "Claudio Parmiggiani Scultura d'ombra", vi verrà fuori la foto di un'opera che consiste in una biblioteca dove scaffali e libri sono come impressi alle pareti con della fuliggine. Di quest'opera ci sono più versioni e in Google non si trovano foto di quelle più belle, ma per farsi un'idea va più che bene (approfittatene per sbirciare anche la meravigliosa "Naufragio con spettatore"). &lt;br /&gt;La scoperta dell'opera di Parmiggiani capita al momento giusto, perché di questi giorni (soprattutto durante un altro lungo viaggio in treno) ho letto "Al paese dei libri" (Adelphi) di Paul Collins, un bibliofilo particolare.&lt;br /&gt;Si tratta del resoconto del tentativo dell'autore e della sua famiglia di trasferirsi a Hay-on-Wye, un paesino del Galles con 1.500 abitanti, 5 chiese, un ufficio postale, 4 negozi di alimentari, 2 edicole e, udite udite, 40 librerie. Chi non ci crede dia un'occhiata a Wikipedia (tanto per cambiare). Sono soprattutto librerie antiquarie e, grazie a circostanze varie, il paesino è diventata la Mecca dei bibliofili, con in pratica una libreria per ogni 40 abitanti. Lì Collins cerca casa e lavora in una di quelle librerie, per qualche mese. Nonostante una discreta quantità di parti che appaiono superflue, il libro è una festa per bibliofili e, in generale, gente a cui può piacere l'idea di oscuri scrittori di due secoli fa di cui vengono rinvenute opere contenenti meravigliosi e/o divertenti passaggi ("&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La cosa più frustrante dei libri mal riusciti scritti da autori di talento è che ci sono passi meravigliosi che non risaliranno mai più dagli abissi dell'oblio&lt;/span&gt;"). &lt;br /&gt;Dovevo andarci, a Parma, accidenti. Magari recupero andando a Hay-on-wye, prima o poi. Di "sculture d'ombra" in quel modo non dovrebbero mancarne.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8580380930409372038?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8580380930409372038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8580380930409372038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/01/al-paese-dei-libri-paul-collins.html' title='Al paese dei libri, Paul Collins'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2568898928608787680</id><published>2011-01-09T10:38:00.000-08:00</published><updated>2011-03-30T06:39:57.260-07:00</updated><title type='text'>All'ombra delle fanciulle in fiore, Marcel Proust</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO (parte 2 di 7)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[spiegazioni e prima parte nel post precedente]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #9&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Anche nel secondo volume ricompare spesso la Sonata di Vinteuil, una musica che, tutte le volte che il narratore la sente, attiva la sua “macchina della memoria”. Ma tu promettiti che, se ti verrà in mente anche solo una volta il paragone con la musica dell'onnipresente orchestra da ballo L’Alternativa (quella del solito capodanno in piazza), abbandonerai subito il libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #10&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Meravigliosa descrizione del viaggio in treno del narratore da Parigi alla stazione marittima di Balbec. Pensi ai tuoi milioni di viaggi per Perugia con la romantica ma sgangherata FCU (Ferrovia Centrale Umbra), e il paragone tutto sommato regge. E poi, di certo il narratore di Proust non doveva aver avuto bisogno come te del Corso di Sopravvivenza Pendolari per resistere alla FCU, né doveva essere passato per stazioni dai nomi quali “Ramazzano Le Pulci”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #11&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fra le cose che ti entusiasmano di questo secondo volume c’è anche una bella descrizione di nuvole. In uno scatto di stizza e orgoglio, ti viene voglia di andare lungo la strada per la collina della Montesca ad assicurarti che anche Castello a nuvole non se la passa male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #12&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Entra in scena il personaggio di Bergotte, scrittore, e si parla del suo “dovere d’immaginare altre vite”. E allora, stranamente, ti viene in mente il custode della memoria cittadina, Dino Marinelli: se nella tua vita non l’hai sentito raccontare la storia della Sora Laura almeno tre volte, potrebbero toglierti la residenza a Castello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #13&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto, il narratore afferma di guardare ai suoi amici come fossero opere d’arte. Considerando che a Castello l’artista-orgoglio è Alberto Burri (che ami), se lo dicessi tu riferendoti ai tuoi amici rischieresti di offendere qualcuno. Sentirsi paragonare a un cretto o a un sacco deve fare uno strano effetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2568898928608787680?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2568898928608787680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2568898928608787680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2011/01/allombra-delle-fanciulle-in-fiore.html' title='All&apos;ombra delle fanciulle in fiore, Marcel Proust'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1249582940504288274</id><published>2010-12-26T10:01:00.000-08:00</published><updated>2011-03-30T06:38:51.334-07:00</updated><title type='text'>Dalla parte di Swann, Marcel Proust.</title><content type='html'>Non so perché non ho scritto questo post un mesetto e mezzo fa, quando ho effettivamente finito di leggere questo libro. Forse per pudore, talmente grande è l'impresa da lettore a cui ti sfida Marcel Proust con "La ricerca del tempo perduto". Sono sette volumi e "Dalla parte di Swann" è il primo.&lt;br /&gt;Mentre leggo, tengo una sorta di diario fatto a frammentari "foglietti". L'idea è di comporre alla fine un testo che potrebbe chiamarsi "Leggere Proust a Castello" (Castello cioè Città di Castello, il mio paesone), ispirandosi rispettosamente a "Leggere Lolita a Teheran". Si tratta di miei piccoli e ironici tentativi di contestualizzare e trasporre il mondo che racconta Proust nel mio. La ragione principale, oltre all'aiuto che questo gioco mi dà nel sistematizzare e approfondire la lettura, è che in realtà io Proust lo sto leggendo lontano da casa. Mi sembrava un buon modo sia per capire meglio cosa significa sia l'espressione "lontano da casa" sia la "casa" stessa, dove ho "perduto" il mio tempo allo stesso modo in Proust ha perduto il suo in ciò che racconta.&lt;br /&gt;Ho pensato che, per questo mio diario di lettura, potrebbe non essere male mettere due o tre dei foglietti che scrivo per ognuno dei sette volumi, se non mi stancherò prima (di Proust, di scrivere questi foglietti o di tutti e due). Questi sono una scelta di quelli del primo volume. Spero di annoiare troppo nessuno, a partire da me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LEGGERE PROUST A CASTELLO&lt;/span&gt; (parte 1 di 7)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Longtemps je me suis couché de bonne heure. → A lungo mi sono coricato di buonora → Pe ‘n pezzo so ito a letto presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #1&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A lungo mi sono coricato di buonora, dice il narratore in apertura. E allora? Se è per questo anche tu. Che andassi a letto sempre troppo presto te lo faceva puntualmente notare soprattutto il tuo amico Baldo. Poi, ogni volta che tiravi la serata più per le lunghe, non mancava di congratularsi e di far notare agli altri il tuo strappo alla regola (prendendoti per il culo, ovviamente). &lt;br /&gt;Ma il Baldo, sportivo rigoroso, la sera prima delle sue partite va a letto presto. Quando lo fa  che tu invece sei ancora in giro per Castello, proponi sempre agli altri di andare a svegliarlo. Tirando dei sassi alla finestra di camera sua, per esempio. Nessuno ti ha mai assecondato. Per ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #2&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le prime dieci pagine. Il dormiveglia del narratore, prima di addormentarsi. Quella domenica pomeriggio nello studio dei Moleskin, alla Tina, ad ascoltare gli Arcade Fire. Quella loro canzone meravigliosa, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;No cars go&lt;/span&gt;. Quel testo dove si parla di un posto dove non si può arrivare in alcun modo, finché la canzone non svela che si trova “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;between the click of the light and the start of the dream&lt;/span&gt;”. Fra lo scatto della luce e l’inizio del sogno. Esattamente dove ti trovi con quelle prime dieci pagine. O in quello studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #3&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La famosa scena della madeleine, il dolcetto francese. Il narratore ne inzuppa una nel thè (non è che c’intinge un santino della madonna, come pensavi tu all’inizio) e, appena la tocca con la lingua, quel sapore gli fa esplodere in testa una serie sconfinata di ricordi della sua vita passata.&lt;br /&gt;E' da qualche mese che sei lontano da casa e poco tempo fa sono venuti a trovarti due tuoi amici. Ti hanno portato in regalo un sacchetto di salsicce fatte in Valtiberina. Quando hai aperto il sacchetto e aspirato il profumo delle salsicce, hai capito esattamente cosa intendeva Proust con quella madeleine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #4&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un sacco di pagine sono ambientate in salotti, ricevimenti, posti del genere. Ti senti da meno. Quali sono i tuoi salotti? Il Fondino, certo. Tanta umidità quanto affetto. Oppure? Il Bar Centrale o il 3Bis nei momenti di disperazione postmoderna (non che tu sappia esattamente cosa sia). Lo sai, potrebbe andare meglio, ma si fa con quel che si ha. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Foglietto #5&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Proust e le sue frasi chilometriche. Periodi da leggere tenendo il dito sul verbo o sul soggetto, per non perderlo di vista. Discorsi fiume come questi a Castello potrebbe farli solo il biciclettaio dublinese J&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ames Jogli&lt;/span&gt;, con i suoi interminabili flussi di coscienza e le sue frasi proustiane. Pur di godermeli, hai resistito al canto delle sirene delle biciclette in offerta al centro commerciale vicino a casa tua.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1249582940504288274?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1249582940504288274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1249582940504288274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/12/dalla-parte-di-swann-marcel-proust.html' title='Dalla parte di Swann, Marcel Proust.'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-881123306864916324</id><published>2010-12-24T03:28:00.000-08:00</published><updated>2010-12-24T04:01:29.324-08:00</updated><title type='text'>La porta, Magda Szabò</title><content type='html'>Da piccoli S. e io giocavamo tutti e due come portieri di calcio (lui un po' più piccolo di me). Ancora stiamo dibattendo e prendendoci in giro su chi fosse il meno scarso fra i due (il numero e qualità delle papere toccava livelli alti per entrambi) (soprattutto per lui, ovviamente). Una settimana fa è venuto a trovarmi e mi ha portato in regalo questo "La porta" di Magda Szabò, scrivendoci come dedica: "Non hai mai saputo difenderla granché; vediamo se dopo aver letto il libro cambierà qualcosa"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;. C'è poco da ridere. Scherzo. La cosa grave è che lui ha continuato a giocare come portiere (e a fare papere), cosa che fa ancora, mentre io ho smesso diversi anni fa. Ormai manca poco a che il numero 12 gli rimarrà scritto sulla pelle della schiena come un grande tatuaggio.&lt;br /&gt;In realtà il libro però gliel'avevo chiesto io di portarmelo (non di regalarmelo, ma lui è fatto così), perché un altro amico lo aveva scelto per il nostro gruppoccio di lettura. Fra qualche giorno ci vedremo a cena tutti insieme per parlarne (rumorosamente, come al solito). Non posso aggiungere altro, altrimenti gli altri mi sgridano (guai dire qualcosa prima della cena). Però devo fare di tutto per non dimenticarmi le circostanze in cui ho letto il libro: 11 ore di treno. Parigi-Arezzo passando per Milano. Lasciavo la Gare de Lyon di Parigi e la protagonista e la sua nuova governante Emerenc si stavano conoscendo. Attraversavo la campagna francese e le due stavano capendo come vivere insieme. Cominciavano a vedersi le Alpi e il loro rapporto si faceva sempre più particolare. Costeggiavo dei laghi di montagna e il passato di Emerenc veniva fuori poco a poco. Passavo accanto a boschi innevati e alti speroni di roccia e la protagonista si guadagnava la sua fiducia. Fra Torino e Milano le cose si complicavano, con Emerenc che invecchiava. Ci allontanavamo dalla stazione centrale di Milano e io cominciavo a capire  che leggere quel libro sarebbe più doloroso del previsto. Attraversando la Pianura Padana, il pensiero di mia Nonna si faceva sempre più nitido, e anche quello dei miei due zii anziani e difficili. Fra le colline e le gallerie toscane, il libro era finito, ma non riuscivo a staccarlo dalle mani, chiuso. Poi sono giunto a destinazione, e c'era la mia Mamma ad aspettarmi alla stazione. In macchina, le ho chiesto di come vanno le cose con la Nonna. Male. In quel momento il libro era nello zaino, ma era come se non gli avessi ancora staccato le mani di dosso. &lt;br /&gt;Il post più patetico della storia di questo blog, ma che ci vuoi fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-881123306864916324?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/881123306864916324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/881123306864916324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/12/la-porta-magda-szabo.html' title='La porta, Magda Szabò'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5973162257354639250</id><published>2010-12-21T10:17:00.001-08:00</published><updated>2010-12-21T10:41:55.080-08:00</updated><title type='text'>Come stare soli, Jonathan Franzen</title><content type='html'>Se ho già chiuso il mio neonato profilo Facebook forse è anche per colpa (merito?) della frase di Jonathan Franzen in cui afferma che i suoi saggi in fondo trattano tutti di come "preservare individualità e complessità in una rumorosa e distraente cultura di massa: la domanda di come stare soli". &lt;br /&gt;Il caso Franzen, anche dopo aver letto questa sua raccolta di saggi del 2002, continua ad essere a suo modo complicato. Da una parte, ammiro la sua capacità di mettere nei suoi romanzi (almeno nei due che ho letto) la complessità del "posizionamento morale" di noi comuni cittadini, diciamo così. Dall'altra parte, però, c'è quella persistente sensazione che non è di romanzi di questo tipo che abbiamo bisogno. Non basta dire "andiamo oltre", ci vuole uno "sfondiamo", perdinci. &lt;br /&gt;In ogni caso, di questi saggi secondo me ce ne sono due o tre proprio interessanti (toccante quello sull'alzheimer del padre, stuzzicante quello -molto dibattuto- sulla letteratura uscito su Harper), però voglio concedermi antipaticamente di mettere una crocetta sulla casella "niente d'imperdibile". Poco tempo fa, un amico mi ha chiesto se nel nuovo romanzo di Franzen si parla ancora una volta di una saga familiare, poi ha commentato la mia risposta affermativa con uno stanco "macchissenefrega". Speravo di potergli mandare questi saggi per fargli cambiare idea, ma non lo farò. Non funzionerebbe. Vado che si scuoce la pasta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5973162257354639250?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5973162257354639250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5973162257354639250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/12/come-stare-soli-jonathan-franzen.html' title='Come stare soli, Jonathan Franzen'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4970979354001469421</id><published>2010-12-17T01:31:00.000-08:00</published><updated>2010-12-17T01:33:22.319-08:00</updated><title type='text'>Herzog, Saul Bellow</title><content type='html'>Giorni fa stavamo passeggiando e m'è preso il singhiozzo, niente di particolare. A un certo punto siamo entrati, per pura curiosità, in una piccola cioccolateria di lusso, per dare un'occhiata e sbalordirsi di fronte a quei prezzi disumani. Il posto era molto piccolo e pieno di gente, evidentemente tutti benestanti (pellicce ecc.). Mentre sbirciavo di qua e di là, mi è venuto da sbadigliare. Mentre sbadigliavo discretamente, mi è arrivato un altro colpo di singhiozzo. Ebbene, ho scoperto che sbadigliare e singhiozzare allo stesso tempo produce un effetto strano: praticamente un rumorosissimo rutto! E m'è scappato! Mamma mia che imbarazzo. Appena successo, con tutti che si sono voltati e le commesse che mi guardavano esterrefatte, sono uscito cercando di fare finta di niente. Che figura.&lt;br /&gt;Nel mezzo dello sconforto per quella figura, m'è venuto però da pensare che Moses Herzog avrebbe apprezzato un exploit del genere. Mi avrebbe dato una pacca sulla spalla e poi si sarebbe messo a scrivere una lettera a qualcuno sul tema delle figuracce in pubblico. Perché è questo che fa Herzog: scrive lettere. A grandi filosofi morti, ad amici, al Presidente degli USA, a Dio, a tutti. Poi non è che quelle lettere le spedisce, ma scriverle è il suo modo di riflettere sul suo vissuto del mondo. Lo seguiamo vagare fra i disastri della sua vita e si finisce per affezionarsi a quel tizio prossimo tanto alla cinquantina quanto -forse- alla depressione.&lt;br /&gt;Del signor Bellow - che fra l'altro è nato il mio stesso giorno, tanto per la cronaca - non avevo ancora mai letto niente, ma "Herzog" (del '64) non sarà l'ultimo, ne sono certo. In più, con lui ho trovato un'altra prova da esibire contro quelli che dicono che non è vero che dai romanzi ci si deve aspettare d'imparare qualcosa. Io, per esempio, stavolta ho imparato che sbadigli e singhiozzi, se fatti contemporaneamente, provocano degli effetti a cui fare una certa attenzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4970979354001469421?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4970979354001469421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4970979354001469421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/12/herzog-saul-bellow.html' title='Herzog, Saul Bellow'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5703392224330337899</id><published>2010-12-07T09:41:00.000-08:00</published><updated>2010-12-07T09:43:13.442-08:00</updated><title type='text'>Gogol, Hrabal, Koltès e chi più ne ha...</title><content type='html'>Tranquillo, blog mio, non è che ultimamente non ho letto niente. È solo che, causa migliaia di impegni, ti ho trascurato, tutto qui. Facciamo così: fra quegli impegni aggiungiamoci anche i libri letti ultimamente, così la cosa è più coerente. “&lt;strong&gt;I racconti di Pietroburgo&lt;/strong&gt;” di &lt;strong&gt;Gogol&lt;/strong&gt;, per esempio. Alla prima lettura non mi erano sembrati niente di così memorabile, con quel loro lato “ludico” che mi lasciava abbastanza indifferente. Poi però mi è capitato di leggere la lezione di Nabokov su uno di quei racconti, “Il cappotto”, e m’è toccato rileggerli, con ben altro risultato. I buchi del vecchio cappotto del protagonista sono in realtà i buchi nella realtà che scova Gogol. Grande. Però ammetto che, non fosse stato per le indicazioni di Nabokov, avrei liquidato i racconti senza troppa attenzione. È stato un giusto rimprovero per la lettura poco attenta. Ben mi sta. A parte tutto ciò, come faccio ora a non leggere “Le anime morte”? Babbo Natale, me lo porti?&lt;br /&gt;E poi c’è stata la cena del nostro glorioso e carboidratesco “gruppo di lettura”. Stavolta toccava a me a scegliere (più o meno a caso) il libro e ho optato per “&lt;strong&gt;Una solitudine troppo rumorosa&lt;/strong&gt;” di Bohumil &lt;strong&gt;Hrabal&lt;/strong&gt;. Che il signore o chi per lui benedica quel breve libro. Che il signore o chi per lui benedica anche chi subito (ora!) spenga il computer dove sta leggendo questo blog e si precipiti in libreria o in biblioteca o dove gli pare a procurarselo. Sul serio.&lt;br /&gt;E poi un altro testo teatrale di Bernard-Marie &lt;strong&gt;Koltès&lt;/strong&gt;, perché io e lui stiamo facendo a gara a chi ha la testa più dura. È stato il turno di “&lt;strong&gt;Nella solitudine dei campi di cotone&lt;/strong&gt;”, che rende conto di un incontro notturno fra un presunto pusher e un presunto cliente. Come al solito, intravedo dentro i testi di Koltès qualcosa di grande, ma nascosto in mezzo a troppi elementi che mi distraggono da quella grandezza. La lotta a testate non è finita.&lt;br /&gt;E poi, caro mio blog, che vuoi... c’è stato ancora Proust e soprattutto c’è stato un “ripasso” delle opere di Antonio Moresco, per preparare con lui un incontro pubblico che mi va di definire felice. Ma, mi chiedo, se questo diario di letture deve servire a fare –come in questo post- poco più che la lista dei libri che mano a mano leggo, a che serve? A bearmi di quelle letture? A non dimenticarmi di averli letti? A farmi scovare su Google? A qualcosa di addirittura peggiore? A cosa? Forse dovrei chiudere il blog, semplicemente. Le faremo sapere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5703392224330337899?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5703392224330337899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5703392224330337899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/12/gogol-hrabal-koltes-e-chi-piu-ne-ha.html' title='Gogol, Hrabal, Koltès e chi più ne ha...'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1631405145861669491</id><published>2010-11-22T02:14:00.000-08:00</published><updated>2012-01-04T04:29:55.866-08:00</updated><title type='text'>Freedom, Libertà, Jonathan Franzen</title><content type='html'>Negli ultimi due mesi da queste parti si sono visti un bel po' di film di Michelangelo Antonioni, cosa che aumenta pericolosamente il rischio di accusa di "cazzonaggine" da parte di certi miei amici. Ma la verità è che i film di Antonioni sono stati regolarmente alternati a innumerevoli puntate del Dottor House (sì, e allora?), al computer.&lt;br /&gt;Ora, qual è il problema in tutto ciò? Il problema è che ho letto tutto il nuovo e tanto acclamato romanzo "Freedom" di Jonathan Franzen immaginando i personaggi con le facce e le voci dei personaggi del Dottor House. Walter=Taub, Richard=House e così via. Non ho potuto farci niente. &lt;br /&gt;All'inizio questa associazione la trovavo semplicemente buffa (oppure m'innervosiva, a seconda del mio livello di rabbia ideologica anti-televisiva), poi però la cosa si è evoluta. Quegli accostamenti mi avevano messo la pulce all'orecchio, finché non ho pensato che immaginare "Freedom" come una serie televisiva era un ottimo modo per cogliere i modi attraverso cui il romanzo si poneva in diretta continuità con altre forme d'intrattenimento (fra l'altro in maniera dichiarata, per esempio nei saggi di How to be alone). Ma sono stupito da me stesso: stavolta non lo vedo come un limite (di solito sono un noioso purista, su certe cose), forse semplicemente grazie al fatto che Franzen è nonostante tutto un signor scrittore, e questo mi va di dirlo. Anzi, più che signor scrittore, direi un grande "ingegnere della scrittura",  in senso elogiativo. Forse a Franzen manca una certa animalità narrativa (pare di sentire i suoi ragionamenti di "strategia narrativa" dietro ogni pagina), ma il risultato è eccezionale, soprattutto in virtù del fatto che la sua è anche un'attenta "ingegneria morale", il che mi fa fare un inchino davanti al libro.&lt;br /&gt;La storia? La coinvolgente epopea della famiglia Berglund, con un ruolo centrale assunto da diverse specie di uccelli. No, non ho sbagliato a scrivere: specie di uccelli, "specie" proprio in senso zoologico. E' buffo, perché anche su questo punto c'è un'altra bella coincidenza di quelle che ti fanno meglio gustare i libri. Infatti, un paio di estati fa ho fatto un viaggio nel bellissimo parco del Delta del Danubio, in Romania. Lì mi sono scoperto inaspettatamente un appassionato di birdwatching, attività per me nata e morta nello spazio di quel viaggio (per ora). &lt;br /&gt;Di quel viaggio conservo a casa un souvenir d'eccezione: un uccello rarissimo che tengo in gabbia a casa...no, scherzo...conservo una bellissima guida per i birdwatchers, un libro inglese degli anni cinquanta, intitolato "A field guide to the birds of Britain and Europe", con delle bellissime illustrazioni delle varie specie di uccelli e quel sapore particolare di certi libri d'annata. Ecco, uno dei grandi rammarichi è di non aver potuto avere accanto a me quel libro mentre leggevo "Freedom" (letto lontano dalla mia libreria di casa). Sarebbe stato utile, ma se dico perché poi svelo delle cose che non voglio svelare, soprattutto a quei due amici che leggeranno presto il romanzo (in uscita in Italia per Einaudi a febbraio, pare) e con cui non vedo l'ora di discuterne. Anzi, uno di questi due prossimi lettori userà la mia stessa copia del libro. Ecco perché ho disseminato il testo di post-it con commenti, scherzi, esclamazioni, collegamenti con la nostra comune quotidianità. E' stato come vedere un film insieme e ogni tanto scambiarsi delle brevi frasi su quello che sta succedendo sullo schermo. Di nuovo: e poi dicono che la lettura sia un'attività solitaria. "How not to be alone", (non) direbbe Jonathan Franzen, birdwatcher e ingegn...scrittore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;AGGIUNTA DI GENNAIO 2012: niente da fare, più passa il tempo più "Libertà" mi pare si stia sgonfiando...  Lo dice bene anche Nicola Lagioia in &lt;a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=6102#more-6102"&gt;questo articolo&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1631405145861669491?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1631405145861669491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1631405145861669491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/11/freedom-liberta-jonathan-franzen.html' title='Freedom, Libertà, Jonathan Franzen'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2645275210554306181</id><published>2010-11-07T04:27:00.000-08:00</published><updated>2010-11-22T02:18:06.758-08:00</updated><title type='text'>I demoni, Dostoevskij</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Prego infine che si prenda in considerazione come quel momento potesse essere davvero per lei uno di quelli in cui si concentra a un tratto, come nel fuoco di una lente, tutta l'essenza di una via: di tutto il passato, di tutto il presente e magari dell'avvenire".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Leggevo I demoni e sotto casa passavano cortei interminabili di francesi arrabbiati contro il loro governo (ma io ero comunque "tranquillo" in casa a leggere). Leggevo I demoni e alternavo le sue pagine alle notizie dei giornali italiani e stranieri sulla situazione Italia (ma io ero comunque "tranquillo" in casa a leggere). Leggevo I demoni e poi uscivo di casa per andare a seguire dei corsi sul concetto di "economia morale" (ma poi comunque tornavo "tranquillo" a casa a leggere). Leggevo I demoni e mi capitava di rammaricarmi perversamente di non averne qualcuno anche in me, di questi demoni, con tutte queste cosacce che ci accadono attorno (ma io ero comunque "tranquillo" in casa a leggere). &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"E' necessario essere davvero un grand'uomo per saper resistere anche al buon senso".&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Anzi, dovevo dire "leggevamo", perché lo abbiamo fatto in due, parallelamente e con un bel condimento di discussioni.&lt;br /&gt;Dostoevskij, io  quando prendi per il culo i tuoi personaggi ti strozzerei. Oppure quando li fai coincidere meccanicamente con le loro idee, prendendo per il culo anche quelle. Come spiegare altrimenti che gli slanci lirici e ideologici più belli i personaggi li hanno nei loro momenti di delirio? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Mi avete divertita in un modo che ricorderò per tutta la vita; denaro da voi non ne prenderò; mi verrà da ridere in sogno. Di più buffo di voi questa notte non avevo mai visto nulla"&lt;/span&gt;.Ti  strozzerei. Ma come faccio a rimproverarti? Quanta densità, quanta tensione, quanta verità e quanta menzogna in queste pagine: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Per rendere più verosimile la verità, bisogna assolutamente mescolarla con la menzogna", dice un personaggio.&lt;/span&gt; Dostoevskij, io ti strozzerei quando ti metti a fare il predicatore, terrorizzato dall'ateismo e dalla sua identificazione forzata con il nichilismo. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"E' tutto doloso! E' il nichilismo! Se qualcosa brucia, è il nichilismo!"&lt;/span&gt; Ma le pagine sono così meravigliosamente tormentate, piene di tensione. Alcune parti, in particolare quelle dei vari salotti e intrighi di matrimoni e simili, le ho trovate meno interessanti, ma basta poco che subito si è di nuovo avvinghiati da quelle visite notturne, da quel senso di clandestinità, di sabotaggio, di struggimento. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"E' vero che avete affermato di non vedere differenza di bellezza fra una qualunque prova di bestiale lussuria e qualsivoglia atto eroico, fosse anche quello di sacrificare la vita per l'umanità? E' vero che ai due poli avete trovato coincidenza di bellezza, identità di godimento? ... Appunto perché qui la vergogna e l'assurdo arrivavano alla genialità! Oh, voi non vi aggirate sull'orlo dell'abisso, ma vi buttate giù arditamente a capofitto!"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vorrei poterci andare una sera a cena, con Dosto. Appena incontrati all'appuntamento, gli stringerei la mano, poi gli darei una violenta testata. Poi, una volta rialzato, lo abbraccerei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2645275210554306181?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2645275210554306181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2645275210554306181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/11/i-demoni-dostoevskij.html' title='I demoni, Dostoevskij'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7945036011946329898</id><published>2010-10-07T14:29:00.001-07:00</published><updated>2010-10-08T01:03:27.448-07:00</updated><title type='text'>Il disprezzo, Alberto Moravia</title><content type='html'>Non avevo mai letto niente di Moravia (scandalo n.1) e non è che sia andata nel migliore dei modi (scandalo n.2). Ho letto il libro principalmente in metro e farlo nelle ore di punta, quando devo restare in piedi e sono tutto accaldato, non ne aiuta certo il sereno godimento (scandalo n.3), diciamo così. &lt;br /&gt;La storia, con quell'intreccio fra la vicenda sentimentale narrata e l'Odissea, mi è piaciuta eccome, ma ciò che mi ha dato problemi è stata la caratteristica stilistica di Moravia di dire tutto tutto tutto. Non si lascia sfuggire nessuna azione o movimento della psiche del personaggio. Non sottrae niente, mentre la magia del tutto sta proprio nella sottrazione, nel mostrare piuttosto che dire e tutte quelle cose lì. Quasi didascalico. &lt;br /&gt;Fermi, sembra che io stia accusando Moravia di dilettantismo (scandalo n.4), per carità. Se lo facessi, mi ritirerebbero la cittadinanza italiana. E poi non ne ho ragione, anzi, non vedo l'ora di leggere "Gli indifferenti", sul serio.&lt;br /&gt;Ma c'è un dato importante: mentre stavo lì a dimenarmi fra i motivi che mi facevano amare questo libro e quelli che mi inducevano ad abbandonarne la lettura, mi sono ricordato delle circostanze in cui l'ho comprato. &lt;br /&gt;Ero in una libreria-caffè del quartiere San Lorenzo, a Roma. Mi trovavo lì con un amico a prendere un thè, con lui che mi chiedeva spiegazioni sul periodo negativo che stavo attraversando, offrendomi il suo appoggio. Finito il thè e prima di uscire, abbiamo dato un'occhiata allo scaffale dei libri usati. Avevo visto il film che Godard aveva tratto da quest'opera di Moravia e m'era piaciuto, così, quando ho visto questo libro a 2 euro, mi sono detto la fatidica formula: "Perché no?". &lt;br /&gt;Non dovrebbe bastare il ricordo di quel thè (zuccherato non con zucchero ma con l'attenzione d'un amico) per rendere ai miei occhi il libro in questione un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;bel&lt;/span&gt; libro?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7945036011946329898?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7945036011946329898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7945036011946329898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/10/il-disprezzo-alberto-moravia.html' title='Il disprezzo, Alberto Moravia'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4273923904604437347</id><published>2010-09-28T11:57:00.000-07:00</published><updated>2010-09-28T12:05:57.403-07:00</updated><title type='text'>Cuore di tenebra, Joseph Conrad</title><content type='html'>Ieri, mentre facevo la spesa al discount vicino a casa, ho deciso che l'unico modo rispettoso di parlare di una tale meraviglia di romanzo sarebbe stato quello di citarne un passaggio. Magari scegliendone uno che in un certo modo lo descrivesse dal di dentro ma come fosse una recensione, per dire. Non che io creda alla sacralità e intoccabilità dei capolavori, di solito, ma stavolta sì, per varie ragioni. Ecco, per esempio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Le storie che raccontano i marinai sono di una semplicità immediata e il loro pieno significato starebbe nel guscio di una noce spaccata. Marlow però non era un tipico marinaio (a parte la propensione a tessere lunghe storie) e per lui il senso di un episodio non stava dentro come il gheriglio ma fuori, ad avvolgere il racconto che lo sprigionava solo come una luminescenza rivela una foschia, a somiglianza di quegli aloni nebulosi che talora la spettrale illuminazione della luna rende visibili."&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4273923904604437347?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4273923904604437347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4273923904604437347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/cuore-di-tenebra-joseph-conrad.html' title='Cuore di tenebra, Joseph Conrad'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-670257872539166626</id><published>2010-09-21T05:01:00.000-07:00</published><updated>2010-09-21T05:14:57.469-07:00</updated><title type='text'>L'imitatore di voci, Thomas Bernhard</title><content type='html'>Finalmente, era ora che Thomas Bernhard mi deludesse. Almeno per una volta.&lt;br /&gt;Scherzi a parte, devo dire che questo "L'imitatore di voci" (uscito nel 1978) è il suo libro, fra quelli che ho letto, che mi ha colpito di meno, senza dubbio. Si tratta di una serie di racconti da una o mezza pagina, scritti sotto forma di notizie di cronaca. I soggetti sono diversi, con abbondanza di suicidi, annegamenti e incidenti.&lt;br /&gt;Ho letto questo libro andando e tornando da Perugia, in una linea regionale con convogli non esattamente nuovi, per così dire. E' per questo che non mi sono esattamente sentito a mio agio quando ho letto il breve racconto "Treno del mattino", dove si racconta di un piccolo treno - più o meno come quello dove mi trovavo - caduto in un precipizio. Dice Bernhard che, passando di nuovo in quel tratto di ferrovia, si possono sentire "le grida del gruppo [i caduti], le nostre proprie grida". Io mi sono sforzato di non sentire niente. Ha funzionato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-670257872539166626?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/670257872539166626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/670257872539166626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/limitatore-di-voci-thomas-bernhard.html' title='L&apos;imitatore di voci, Thomas Bernhard'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4498371245973590635</id><published>2010-09-17T06:45:00.000-07:00</published><updated>2010-09-17T07:04:10.317-07:00</updated><title type='text'>Cambiare idea, Zadie Smith</title><content type='html'>Io l'ho sempre detto! Ogni volta che ho letto un articolo, un'introduzione o un saggio di Zadie Smith ho dichiarato che secondo me lei è di gran lunga migliore come saggista che come romanziera (bravissima, ma troppo &lt;em&gt;british&lt;/em&gt;, per i miei gusti).&lt;br /&gt;Prima o poi l'avrei preso comunque, ma a spingermi a comprare questo libro appena uscito è stato l'aver assistito a una conferenza della neomamma Zadie (fra l'altro una bella mamma, lasciatemelo dire). Lei ha abitato per una paio d'anni dalle parti di Roma e parlicchia italiano. Mi è piaciuto un sacco il fatto che in inglese abbia la voce solenne di un giudice saggio e autoritario, mentre in italiano quella -tenera- di Pippo, più o meno. In ogni caso, non le ho mai sentito dire una banalità, quindi anche una voce da Paperino sarebbe andata benissimo.&lt;br /&gt;Pippo e pippe a parte, i saggi qui raccolti sono esattamente quello che m'aspettavo: brillanti, freschi e mai saccenti. Certo, leggere di film che non ho visto, di attrici che non conosco e di libri che non ho letto a volte è fastidioso, ma la brillantezza di Zadie sopperisce anche a questo inconveniente. Il saggio su David Foster Wallace è eccezionale, quello su Nabokov/Barthes anche, anche altri sono notevoli. Ho dovuto temperare la matite due volte, per quante cose ho sottolineato. L'ho fatto volentieri, perché è chiaro che Zadie Smith sa bene cosa significa la citazione da Spinoza che ha inserito in uno dei saggi: &lt;em&gt;il sentimento nel sapere, il sapere nel sentimento.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4498371245973590635?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4498371245973590635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4498371245973590635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/cambiare-idea-zadie-smith.html' title='Cambiare idea, Zadie Smith'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7361100242694222304</id><published>2010-09-13T08:48:00.000-07:00</published><updated>2010-09-13T08:49:00.066-07:00</updated><title type='text'>Antonio Moresco, il teatro.</title><content type='html'>Mi raccomando, se vi capita di andare ad uno spettacolo teatrale con testo di Antonio Moresco, ricordatevi di non portare con voi bambini o gente particolarmente impressionabile! [questa sì che è quel che si dice una raffinata critica teatrale...]  &lt;br /&gt;Tante stelle, di cui molte cadenti, tanti meteoriti, tanto sangue, un siparista nevrotico, la tenia di Maria Callas, perverse santità, tanta merda (in senso proprio di cacca), tanta luce, molta oscurità, braccia tagliate, feti parlanti ed emananti fasci di luce, motociclette in scena, attori che sono stelle esplose e così via. Ecco un campionario del teatro di Antonio Moresco,  un tipetto letterariamente tranquillo, insomma.&lt;br /&gt;Le sue opere teatrali sono raccolte in due volumi: "La Santa" (Bollati Boringhieri, 2000) e "Merda e luce" (Effigie, 2007), che contiene cinque testi, quello che dà il titolo alla raccolta più Magnificat, Fuoco nero, Duetto e Firmamento.&lt;br /&gt;In alcuni precedenti scritti di Moresco (in "Lettere a nessuno", per esempio), si racconta di un avvicinamento fra lui e la Socìetas Raffaello Sanzio, attualmente la più importante compagnia di teatro d'avanguardia d'Italia. La loro versione dell'Inferno dantesco (messa in scena la prima volta per la piazza d'Avignone) è una meraviglia, come molti altri loro lavori. I boss della Raffaello Sanzio parevano molto affascinati dalle opere di Moresco, come lui ammirava i loro spettacoli. Si sono conosciuti, frequentati e tutto quanto. Poi però qualcosa dev'essere andato storto (forse un litigio, delle incomprensioni) e la concreta possibilità di una collaborazione pare essere andata in fumo. Che peccato. Sarebbe stato qualcosa di estremamente interessante, ne sono convinto. Ecco, non che i testi teatrali di Moresco siano le cose sue che preferisco, ma mi chiedo che roba avrebbero potuto creare insieme. Dunque, qui ci vuole un appello: Antonio, Romeo (Castellucci, boss della Socìetas), tutti e tutte, fate la pace! Collaborate! Vogliatevi bene!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7361100242694222304?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7361100242694222304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7361100242694222304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/antonio-moresco-il-teatro.html' title='Antonio Moresco, il teatro.'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1160767993603782540</id><published>2010-09-12T06:54:00.000-07:00</published><updated>2010-09-12T07:25:11.872-07:00</updated><title type='text'>Paddy Clarke ah ah ah!, Roddy Doyle</title><content type='html'>Gli ho sempre voluto bene, a Roddy Doyle, con il piccolo particolare che non avevo mai letto un suo libro. Racconti sì, però. Lo trovo spesso nei numeri di McSweeney's e, quando vedo il suo nome nell'indice, mi rassicuro sempre. So che leggerò qualcosa di non particolarmente sperimentale o ardito, ma di ben fatto e di, appunto, a suo modo rassicurante (non che sia un valore assoluto, ma ogni tanto...). Ora finalmente però mi sono deciso a leggere un suo romanzo, scegliendo questo del 1993, con il titolo così buffo (e poi ce l'avevo già in casa, cosa che francamente aiuta nella decisione di leggere o meno un certo libro). &lt;br /&gt;Doyle ha scelto un segmento dell'infanzia del bambino irlandese Paddy (Patrick), più o meno fra i nove e i dieci anni, e di quel periodo ha scritto tutto ciò che può capitare ad un bambino di quell'età: scoperte, litigi, amicizie, la scuola, il rapporto ambiguo con il fratellino, quello con i compagni, dispetti, passioni e dispiaceri. A complicare tutto, ci sono però le sue reazioni al difficile rapporto fra i suoi genitori. &lt;br /&gt;Certo, ci si affeziona a Paddy e c'è di che ridere e commuoversi, ma mentirei se dicessi che questo libro mi ha così sconvolto. Ma forse dipende tutto dal nervosismo che ho provato nel leggere la prima parte. Mi spiego: ero in treno e la luce del mio scompartimento era rotta. Quella parte di percorso (più o meno fra Arezzo e Prato, ma anche oltre) era piena di gallerie, così di continuo si faceva improvvisamente buio per qualche secondo. Quella lettura a intermittenza mi dava così i nervi che quasi quasi me la stavo prendendo più con Paddy Clarke che con il responsabile della manutenzione dei treni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1160767993603782540?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1160767993603782540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1160767993603782540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/paddy-clarke-ah-ah-ah-roddy-doyle.html' title='Paddy Clarke ah ah ah!, Roddy Doyle'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5533021883167058854</id><published>2010-09-08T07:05:00.000-07:00</published><updated>2010-09-08T07:30:35.968-07:00</updated><title type='text'>Palestina, Joe Sacco</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Scriverai un pezzo su di noi? Te ne ho fatte vedere di cose! Parlerai di noi?"&lt;br /&gt;"Certo, certo! Ho di che riempire il taccuino! Tutto il mondo saprà delle vostre sofferenze! Tenete d'occhio la fumetteria locale..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joe Sacco ha trascorso del tempo in Palestina, dove ha incontrato le vittime della tremenda situazione che c'è là, ha visitato i luoghi più caldi, parlato con la gente, avuto paura, sentito rabbia e riflettuto. Poi ne ha tratto questo bel reportage. C'è solo un piccolo particolare: Joe Sacco è un fumettista.&lt;br /&gt;L'inchiesta disegnata (di grande successo) è decisamente appassionante, a volte proprio porta a porta, sempre rispettosa e capace di portarti al cuore di quel sentimento e risentimento che ti fa capire un po' meglio (se così si può dire) le ragioni dell'odio, della rivolta, della speranza e della disillusione.&lt;br /&gt;Mi ha colpito anche la capacità autoriflessiva di Sacco, che si vede sempre "in scena"  e che non di rado si sofferma a mettere in discussione il suo posizionamento morale, sul suo rapporto con quello a cui assiste e sulle sue forme di presenza. &lt;br /&gt;Il personaggio di Joe Sacco, che in queste pagine si vede disegnato accanto ai protagonisti delle vicende raccontate, m'incuriosisce molto, tanto che ora vorrei vedere una sua foto, per fare il paragone con il disegno. Per vederlo mi basterebbe scrivere "Joe Sacco" in Google Immagini, ma resisterò: sabato sarà al Festivaletteratura di Mantova e, salvo imprevisti, sarò ad ascoltarlo. Nonostante tutto, sono sicuro che continuerò a vederlo come un disegno e, se durante la conferenza dirà qualcosa che non mi piace, lo minaccerò con me una gomma da cancellare che terrò in tasca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5533021883167058854?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5533021883167058854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5533021883167058854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/palestina-joe-sacco.html' title='Palestina, Joe Sacco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2515749109699752431</id><published>2010-09-03T08:06:00.001-07:00</published><updated>2010-09-03T08:19:16.936-07:00</updated><title type='text'>Clandestinità, Antonio Moresco</title><content type='html'>Il primo libro pubblicato da Antonio Moresco, nel 1993. E' composto da tre racconti, "La camera blu", "La buca" e "Clandestinità". Pagine a loro modo claustrofobiche, intrise di quelle diverse perversioni che Moresco riesce a rendere a suo modo attraenti, attraverso la sua scrittura di altissimo livello. Certo, "Clandestinità" non è il suo libro migliore, tutt'altro, ma vagli a rompere le scatole.&lt;br /&gt;Nel primo racconto, il protagonista è un bambino che copia di continuo dei passi di grande letteratura in dei foglietti. Poi questi foglietti li arrotola e li infila in un busto di Giuseppe Parini che si trova nella casa di campagna dove vive. Arriverà a riempirla, la testa di Parini, al punto di dover usare un proiettile inesploso che ha trovato sepolto in giardino per fare in modo che i foglietti non escano e che nessuno possa scoprirli. Una testa di Parini riempita di grandi pagine di letteratura e sigillata con un proiettile: che immagine! Sarei curioso di chiedere a Moresco se sarebbe felice se, nel futuro, un bambino riempisse un busto raffigurante appunto Moresco di trascrizioni da grandi libri e le sigillasse con un proiettile. Secondo me sì. Ben inteso: ci sarebbero anche foglietti con trascritte alcune delle pagine scritte da lui stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2515749109699752431?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2515749109699752431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2515749109699752431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/09/clandestinita-antonio-moresco.html' title='Clandestinità, Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4156087164335280982</id><published>2010-08-31T01:38:00.000-07:00</published><updated>2010-08-31T01:47:58.583-07:00</updated><title type='text'>Racconti di New York, Maeve Brennan</title><content type='html'>Parte il terzo giro di letture dei Carbonari, il nostro cosiddetto gruppo di lettura. Questa volta la regola è che vengano decisi solo libri che nessuno di noi sei ha letto, compreso chi di volta in volta ha il compito di scegliere il libro. Il primo estratto è stato Michele, che ci ha "imposto" questi racconti di Maeve Brennan, irlandese che lavorava al New Yorker negli anni '50-'60. &lt;br /&gt;Prima di tutto: a vedere dalle sue foto d'epoca che si trovano in Google, Maeve doveva essere una bellissima ragazza. Per la cronaca, ecco.&lt;br /&gt;Ieri finivo di leggere questo libro in treno, andando da Bologna verso Arezzo. Ma il treno ha investito una persona sui binari. Proprio così. Non ho capito bene come è andata, forse un suicidio. Poverina. Leggevo quel libro e intanto passavano accanto a me poliziotti e personale dell'Ambulanza. E ora come faccio a togliermi dalla testa che la persona investita fosse proprio la tenebrosa e solitaria Maeve Brennan?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4156087164335280982?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4156087164335280982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4156087164335280982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/racconti-di-new-york-maeve-brennan.html' title='Racconti di New York, Maeve Brennan'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4133930331186787339</id><published>2010-08-25T07:19:00.000-07:00</published><updated>2010-08-25T07:27:50.265-07:00</updated><title type='text'>Legami; Da Beckett a Lynch, Nauman, Ader - Giuseppe Signorin</title><content type='html'>Un'amica ha invitato me e altri rappresentanti della nostra goffa associazione culturale ad un festival musicale di cui è organizzatrice. Si trattava di "Balla coi cinghiali" (impareggiabile sottotitolo: "Come a Woodstock ma si mangia meglio"), a Bardineto (Savona). Gran bella cosa, gran bel posto e gran bella gente.&lt;br /&gt;C'era anche una zona con degli stand di associazioni, piccole case editrici e simili, e una mattina mi sono aggirato da quelle parti per dare un'occhiata. Ad un certo punto mi sono imbattuto in questo piccolo libro di Giuseppe Signorin (Edizioni O.M.P.), che ha attirato la mia attenzione. Si tratta di un saggio sui legami che l'autore percepisce fra le opere di Beckett, David Lynch, Bruce Nauman e Bas Jan Ader (che non avevo neanche mai sentito dire, lo ammetto). Uno di quegli ammirevoli testi critici dai forti toni poetici e autobiografici, tanto per intenderci. Ma ciò che mi ha incuriosito è stato che le pagine sono in pratica la scansione del dattiloscritto (pieghe dei fogli e problemi d'inchiostro compresi), su cui un artista, Andrea de Stefani, ha compiuto degli interventi con una semplice biro nera: sottolineature, frecce, commenti, segni grafici di vario tipo. Niente di particolarmente stravagante o vistoso, ma proprio interessante. E' bastata un'occhiata alle pagine per decidere di comprarlo, praticamente alla cieca. I cinghiali dei boschi attorno a Bardineto mi avrebbero fatto i complimenti per la scelta, sicuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4133930331186787339?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4133930331186787339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4133930331186787339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/legami-da-beckett-lynch-nauman-ader.html' title='Legami; Da Beckett a Lynch, Nauman, Ader - Giuseppe Signorin'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2030225951390236983</id><published>2010-08-15T06:56:00.000-07:00</published><updated>2010-08-25T07:19:47.300-07:00</updated><title type='text'>La porta stretta, André Gide</title><content type='html'>Di Gide avevo letto “L'immoralista”, che mi aveva colpito duro tanto con la sua bellezza quanto con la sua violenza (“la sola attenzione di cui ero capace era quella dei miei sensi”, ecco, pugni sul muso come questi, per esempio). Ora sono tornato a lui con questo “La porta stretta” (La porte étroite), del 1909, e devo dire che stavolta mi sono mentalmente (e non solo) servito spesso di un'espressione sacrosanta e liberatoria: “che palle”.&lt;br /&gt;Jérôme ama Alissa, ma la sorella di Alissa – amata da un amico di Jérôme –  ama Jerome e così via. Una storia di questo tipo. Ma Gide è pur sempre un fuoriclasse, e non ha esitazioni ad infilare qua e là delle stoccate che non mi hanno lasciato indifferente (per esempio quando parla dell'amore di Jerome come un “amore di testa” che fa della fedeltà e della tenerezza una specie di sfizio intellettuale).&lt;br /&gt;E' stato buffo il fatto che, ad un certo punto del libro, Jérôme racconta di lui e Alissa che passavano le loro giornate, in assenza momentanea del giardiniere, ad occuparsi del giardino della casa dove si svolge gran parte della storia. E io ho letto questo libro in una casa in cui ho trascorso una vacanza durante la quale il mio principale impegno “serio” era di prendermi cura -non da solo- del giardino. A pensarci, mi viene da innaffiare anche questo libro, ma non per stracciarlo n é per offenderlo. Piuttosto per far crescere (in me) dei semi che -a pensarci bene- contiene in sé. &lt;br /&gt;Che palla di post.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2030225951390236983?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2030225951390236983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2030225951390236983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/la-porta-stretta-andre-gide.html' title='La porta stretta, André Gide'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8701200950491373611</id><published>2010-08-09T23:35:00.000-07:00</published><updated>2010-08-09T23:55:16.527-07:00</updated><title type='text'>L'isola di Arturo, Elsa Morante</title><content type='html'>Il tempismo c'è: leggere un libro ambientato in un'isola mentre sono al mare (cosa abbastanza rara, per me). Da questo punto di vista, c'ero, ma per quanto riguarda l'altro tipo di tempismo, non troppo: "L'isola di Arturo" è forse da leggere durante gli anni delle scuole superiori o giù di lì. Ma non fa niente, i grandi libri non pongono problemi di questo tipo. Fra l'altro, dovevo averne già letto qualche parte, non so, in un'antologia scolastica. O forse avrei dovuto leggerlo tutto come compito, ma, lo so, ero tutt'altro che uno studente modello.&lt;br /&gt;Arturo è un ragazzino che cresce nell'isola di Procida, fra sogni di avventure e gelosie familiari, all'ombra di un padre che va e viene. La sua è una storia di passione, sanguigna, una storia assolutamente mediterrannea. Mi ha fatto anche paura, a volte. In generale, la potenza del libro è tale da legittimare un passaggio che esso stesso contiene, questo:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La sposa venne a sedersi in terra presso la mia panca. Osservò il libro che, ancora chiuso, era rimasto lì dinnanzi a me, e faticosamente, alla maniera dei mezzo analfabeti, ne compitò il titolo: le vi-te de-gli ec-cel-len-ti con-do-tt-ie-ri. -Le vite degli eccellenti condottieri!" ripeté. E mi guardò ammirata, come se, per il solo fatto di leggere un libro simile, io stesso meritassi il rango di condottiero eccellente.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8701200950491373611?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8701200950491373611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8701200950491373611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/lisola-di-arturo-elsa-morante.html' title='L&apos;isola di Arturo, Elsa Morante'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5249269096939353966</id><published>2010-08-04T23:23:00.000-07:00</published><updated>2010-08-04T23:59:34.504-07:00</updated><title type='text'>Me ne vado, Jean Echenoz</title><content type='html'>Un gallerista parigino lascia la moglie e, sfidando i suoi problemi cardiaci, parte per il Polo nord alla ricerca di una nave arenata che contiene un prezioso carico di arte Inuit. La storia poi si tinge di giallo e insomma avanti così. Niente di che.&lt;br /&gt;La decantata leggerezza di Echenoz a me sembra piuttosto superficialita', almeno in questo libro (non ne ho letti altri), oltre a una serie di clichè che dopo un po' ho mal sopportato (il protagonista donnaiolo  ecc.). Oltretutto, il viaggio al Polo viene risolto come fosse una ridente scampagnata di un paio d'ore, e anche questo mi ha indisposto.&lt;br /&gt;Questo libro ha vinto anche il premio Goncourt (il massimo, per la Francia), nel 1999, e allora ripenso a quando un amico mi parlava della stitichezza della letteratura francese contemporanea, e gli do' ragione (l'arrivo di Jonathan Littell deve aver toccato diverse coscienze, immagino).&lt;br /&gt;Di questi giorni sono via da casa, al mare, e avrei molto tempo a disposizione per leggere, ma non ho con me i libri giusti. Che fastidio. Era il momento buono per un voluminoso classicone, ma dovevo pensarci prima (qui non ne trovo). Però mi è stato appena prestato un libro di Elsa Morante. Potrebbe segnare una bella ripresa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5249269096939353966?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5249269096939353966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5249269096939353966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/me-ne-vado-jean-echenoz.html' title='Me ne vado, Jean Echenoz'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4958071338737015884</id><published>2010-08-02T00:55:00.000-07:00</published><updated>2010-08-04T23:57:28.657-07:00</updated><title type='text'>Le mappe dei miei sogni, Reif Larsen</title><content type='html'>Libro abbandonato prima di pagina 100. Succede.&lt;br /&gt;Non sopporto l'innocenza artificiosa, l'ingenuità ammiccante e la genialità a tutti i costi. &lt;br /&gt;Magari è colpa del caldo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4958071338737015884?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4958071338737015884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4958071338737015884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/08/le-mappe-dei-miei-sogni-reif-larsen.html' title='Le mappe dei miei sogni, Reif Larsen'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8292288688451010608</id><published>2010-07-30T09:32:00.000-07:00</published><updated>2010-07-30T09:45:42.739-07:00</updated><title type='text'>I guerrieri delle balene, Peter Heller</title><content type='html'>Io e la mia fissazione per le balene, mah. &lt;br /&gt;Paul Watson ha affondato otto navi da caccia, speronato diversi pescherecci, condotto azioni radicali di successo. Mai un ferito. E' il comandante della Farley Mowat, dell'organizzazione Sea Shepherd Conservation Society (al cui confronto Greenpeace è "un asilo nido"). La barca era un vecchio peschereccio ridipinto tutto di nero, dotato di strumenti che la rendessero adatta ad attacchi a navi che stanno compiendo azioni di pesca illegale.&lt;br /&gt;In questo appassionante e approfondito reportage, il giornalista del National Geographic Petere Heller racconta della spedizione contro le operazioni di vergognosa caccia alla balena da parte della flotta commerciale (travestita da scientifica) giapponese. A bordo ci sono una quarantina di attivisti volontari a loro modo sgangherati. &lt;br /&gt;Viene raccontata la ricerca delle navi killer giapponesi nei mari attorno all'Antartico, fino al fatidico e melvilliano (o anti-melvilliano) scontro. Pagine di tensione.&lt;br /&gt;Ho letto che, poche settimane fa, una nave della Sea Shepherd Society ha attraccato per la prima volta in Italia, a La Spezia. Ad attenderla c'era un gruppo di sostenitori italiani con un grande striscione di benvenuto. Nonostante delle delicate questioni di "estremismo" confesso che, se avessi letto poco prima il libro, sarei corso a La Spezia a reggere anch'io quello striscione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8292288688451010608?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8292288688451010608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8292288688451010608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/07/i-guerrieri-delle-balene-peter-heller.html' title='I guerrieri delle balene, Peter Heller'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6502896592888962083</id><published>2010-07-25T10:38:00.000-07:00</published><updated>2011-11-06T01:34:08.926-07:00</updated><title type='text'>Jonathan Littel, il resto.</title><content type='html'>Appena finito di leggere "Le Benevole" (ma forse anche prima), ho subito inserito Jonathan Littell nella mia breve lista di scrittori "osservati speciali", la cui attività voglio tenere sotto stretta sorveglianza. Ho cercato i suoi altri libri pubblicati (poca roba), lasciando da parte per ora "En pièces" (non ancora arrivato in Italia e troppo costoso in Francia). Ecco:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il secco e l'umido (2008)&lt;/span&gt;: si tratta di un breve saggio in cui Littell commenta le memorie dell'"eroe" nazista Léone Degrelle, prendendo come riferimento il testo di uno storico tedesco, Klaus Theweleit. La tesi principale è che pensieri e azioni degli esponenti della dittatura nazista  siano stati frutto non di un'ideologia, ma della "traduzione di stati corporali devastatori di cui soffrivano i suoi protagonisti". Quella della dittatura nazi-fascista come stato corporale è una tesi molto interessante. Interessante è anche come questo saggio, frutto del lavoro di ricerca per "Le Benevole", mostri come alcuni elementi di quel romanzo che avevo sospettato di essere solo dei cliché in realtà erano delle scelte ben ponderate e frutto di una riflessione di tutto rispetto. Dopo aver letto "Il seco e l'umido", le perversioni e l'oppressione dell'omosessulità di Maximilien Aue non paiono più stereotipi che minano la grandiosità de "Le Benevole", tutt'altro. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Studi (2009)&lt;/span&gt;: sono quattro brevi racconti (scritti fra il '95 e il 2002) in cui non è troppo difficile, se si è letto "Le Benevole", riconoscervi delle tracce genealogiche del romanzone che Littell stava pensando o già scrivendo. Se invece non si è letto "Le Benevole", non ci perderei tempo, diciamo così.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Racconto su niente (2009)&lt;/span&gt;: il titolo è fuorviante, quest'altro breve racconto è su qualcosa, a mio avviso. Il protagonista si diverte ad indossare biancheria femminile, guarda video pornografici, corteggia ragazze, il tutto raccontato con una leggerenza che fa pensare che in effetti sia "niente". Eventualmente, un consiglio: comincerei con la lettura con l'ultimo paragrafo ("A questo racconto non..."), riprendendo poi dall'inizio. Di quanto sia autobiografico non m'interessa molto, ammetto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cecenia, Anno III&lt;/span&gt;: Jonathan Littell aveva lavorato per otto anni con l'ONG francese Action contre la faim, dirigendo progetti anche in Cecenia. Ora ci è tornato, e ne è uscito questo bel reportage (in arrivo anche in Italia). La situazione cecena è spiegata molto bene, cosa che mi ci voleva, visto che ne sapevo ben poco di quel paese (se non ciò che si legge nella stampa). E' interessante vedere che tipo d'interesse porti Littell su situazioni d'ingiustizia contemporanee, dopo aver letto come si rapporta con quelle del passato. E, alla fine di "Cecenia Anno III", viene voglia di leggere gli scritti di Anna Politkowskaja.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AGGIUNTA DEL 6 NOVEMBRE 2011: è uscito in Francia "Triptyque", tre studi su Francis Bacon. E' notevole. A me pare che Littell in realtà abbia continuato la sua indagine sul corpo e che stavolta l'abbia fatto (e come!) attraverso la pittura, e non solo di Bacon. Ora però a scrivere di Francis Bacon mi è venuta fame di pancetta. E' che non ho ancora mangiato. Vado.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6502896592888962083?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6502896592888962083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6502896592888962083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/07/jonathan-littel-il-resto.html' title='Jonathan Littel, il resto.'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-3006771832539882492</id><published>2010-07-21T06:00:00.000-07:00</published><updated>2010-07-21T06:03:03.399-07:00</updated><title type='text'>Le Benevole, Jonathan Littell</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Fratelli umani, lasciate che vi racconti com'è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l'assicuro. Rischia di essere un po' plungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po' di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda. Non dovete credere che cerchi di convincervi di qualcosa; in fondo, come la pensate è affar vostro. Se mi sono deciso a scrivere, dopo tutti questi anni, è per mettere in chiaro le cose per me stesso, non per voi. A lungo uno striscia su questa terra come un bruco, nell'attesa della diafana e splendida farfalla che porta in sé. E poi il tempo passa, la ninfosi non arriva, rimani larva, desolante constatazione, ma che farci? Certo, il suicidio resta un'opzione. Ma per la verità, il suicidio mi tenta poco. Ci ho pensato molto, ovviamente; e se dovessi ricorrervi, ecco come farei: mi piazzerei una bomba a mano proprio sul cuore e me ne andrei in un violento scoppio di gioia. Una piccola bomba a  mano rotonda a cui toglierei con delicatezza la sicura prima di rilasciare la linguetta, sorridendo al lieve rumore metallico della molla, l'ultimo che sentirei, oltre ai battiti del cuore nelle mie orecchie. E poi, finalmente, la felicità, o perlomeno la pace, e le pareti dello studio addobbate di brandelli di carne. Toccherà alle domestiche pulire, sono pagate per questo, affari loro."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, di fronte ad un inizio del genere un lettore si mette subito sull'attenti, alla maniera militare. E di persone che si mettono sull'attenti, in questo libro, ce ne sono a bizzeffe. Il protagonista, Maximilien Aue, è infatti un ufficiale delle SS naziste (reclutato su ricatto per la sua omosessualità) che racconta la sua storia. Aue si trova nei luoghi più drammatici della seconda guerra mondiale, nei paesi baltici durante i rastrellamenti di ebrei (e non solo), nei combattimenti sul fronte orientale, a Stalingrado durante la disfatta tedesca, si trova a coordinare le operazioni della "soluzione finale" nei campi di sterminio, a Parigi durante l'occupazione, a Berlino durante gli ultimi giorni del Reich, e non solo.  "Dovete trattenervi dall'essere umani", urla ad un certo punto un gerarca ai suoi.&lt;br /&gt;Littell non ci risparmia niente. La sua è una scrittura che inchioda e anche le lunghe parti di strategia militare e questioni di gerarchia nell'esercito non sono assolutamente da considerare delle lungaggini: portano infatti al cuore di quella follia immersa nella salamoia della burocrazia militare, nel grottesco propagandistico, nell'anestesia ideologica, in un'economia di guerra e nei meccanismi freddamente amministrativi di un lucido sterminio. "La banalità del male", disse Hannah Arendt.&lt;br /&gt;Jonathan Littell ha pubblicato questo romanzo nel 2006. Lo ha scritto in francese, pur essendo americano, e il libro è stato un clamoroso caso letterario, soprattutto in Francia. Sono circa 950 pagine, ma fossero state 3000 le avrei lette con la stessa foga. Mi schiero con assoluta convinzione con chi sostiene la grande importanza di questo romanzo. E poi, importanza o non importanza, leggerlo è stata un'esperienza difficilmente dimenticabile. Certo, gli si può rimproverare qualche eccessivo ricorso a dei cliché sulla figura del nazista, ma, in cambio di tale densità narrativa, lo accetto volentieri, e neanche ci faccio troppo caso. &lt;br /&gt;Mi pare di aver sviluppato la convinzione secondo cui a rendere un libro una grande opera d'arte siano due possibilità:  o il renderti estremamente orgoglioso di far parte della razza umana, oppure il darti una tremenda vergogna di far parte di quella stessa specie. Grande orgoglio o grande vergogna. Nessuna via di mezzo, o magari qualche rara eccezione. &lt;br /&gt;Ma c'è un problema:  capitano opere che ti mostrano quanto in realtà questi due estremi riescano, ogni tanto, a toccarsi, a sfiorarsi, addirittura a coalizzarsi. Lo fanno magari di nascosto, clandestinamente, come due amanti illegittimi. Ma ciò che mi auguro è di poter contare su quella dualità, con le opere che ti fanno gioire di sbirciarti (ogni tanto, durante la lettura) e ricordarti di avere il corpo di un essere umano, e quelle che invece vorresti leggere senza doverti accorgere che le mani che stanno reggendo quel libro sono fatte di cinque dita e non sono quelle di un gorilla, né di nessun altro animale (anche se, in un sussulto, per un istante potresti illudertene). Ma questa separazione spesso cede e le cose si complicano. Le grandi opere ne sanno fare, di dispetti del genere. Dispetti salvifici, sospetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-3006771832539882492?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3006771832539882492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3006771832539882492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/07/le-benevole-jonathan-littell.html' title='Le Benevole, Jonathan Littell'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2466770203919478510</id><published>2010-07-21T05:59:00.000-07:00</published><updated>2010-07-21T06:00:29.645-07:00</updated><title type='text'>Don Chisciotte, Cervantes</title><content type='html'>Il nostro gruppo di lettura. I Carbonari, no? Quei sei amici che a turno scelgono un libro da leggere e poi fanno una cena a base di carbonara per discuterne. Be', ieri sera è stata l'ultima cena della lettura collettiva del Don Chisciotte. &lt;br /&gt;L'abbiamo diviso in sei parti, con sei incontri (ovvero sei cene) in cui ne abbiamo discusso, con tutto il carico di riso, di esaltazione e di malinconia che quel libro porta con sé. Ci sono voluti sei mesi, fra una cosa e l'altra, con altre letture che nel frattempo si affiancavano e a volte si sovrapponevano. E' stato bellissimo il seguire insieme così passo per passo Don Chisciotte e Sancho Panza nelle loro avventure. C'è stato da discutere, eccome. Da litigare, a volte. Segno di vitalità del libro, senza dubbio, vitalità sconfinata. &lt;br /&gt;La presunta follia di Don Chisciotte scaturì dall'immedesimazione nei libri che leggeva avidamente. Sarebbe stato un carbonaro perfetto, ne sono sicuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2466770203919478510?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2466770203919478510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2466770203919478510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/07/don-chisciotte-cervantes.html' title='Don Chisciotte, Cervantes'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1490632223256903609</id><published>2010-06-28T07:56:00.000-07:00</published><updated>2010-06-28T08:05:51.504-07:00</updated><title type='text'>La notte poco prima della foresta, Bernard-Marie Koltès</title><content type='html'>Con "Sallinger" non era andata un granché, ma c'era quel qualcosa che mi diceva che dovevo ancora cercare di entrare in Koltès. Finalmente, qualche giorno fa, ho trovato una copia a due lire di questo altro suo testo teatrale, "La notte poco prima della foresta", e allora vai con un nuovo tentativo. &lt;br /&gt;Si tratta di un monologo-fiume. Un ragazzo straniero, in una zona di prostituzione, cerca in tutti i modi una persona con cui ha avuto una fulminea e fulminante esperienza amorosa, ma di cui non ha potuto neanche avere il nome. Il tutto in una notte prima di una giornata in un mondo per lui difficile, lì dove è emigrato.&lt;br /&gt;Il testo è molto potente e denso, ma niente... non ci siamo... io e Koltès non riusciamo a stringerci la mano con la forza appropriata, non so se mi spiego. Sono da capo: il testo mi è piaciuto ma non &lt;span style="font-style:italic;"&gt;così&lt;/span&gt; piaciuto, e ancora una volta ho voglia e bisogno di confrontarmi con qualcos'altro di suo. Sento che c'è qualcosa ma non riesco a vederlo. Koltès non fa per me? A volte neanch'io faccio per me (capita a tutti di pensarlo, credo), quindi vai con un'altra prova, prima o poi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1490632223256903609?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1490632223256903609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1490632223256903609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/la-notte-poco-prima-della-foresta.html' title='La notte poco prima della foresta, Bernard-Marie Koltès'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5421208445309187015</id><published>2010-06-28T07:38:00.000-07:00</published><updated>2010-06-28T07:56:21.286-07:00</updated><title type='text'>Scritti sull'arte, Mark Rothko</title><content type='html'>In camera mia ho appeso alle pareti, ormai da quattro anni, una decina di piccoli poster di quadri di Rothko. Ogni volta che ne trovo una sua opera in un museo, la sua solennità mi complica di molto il vedere anche gli altri quadri con la giusta concentrazione. Quei grandi blocchi di colore (quei particolari colori...) hanno un effetto ipnotico su di me, ma non è solo questo. E' una specie di esperienza di "riflessi di riflessione" fra me e l'opera, come se questa fosse lì per costringermi a guardare me guardando lei, diciamo così (banalotto? pazienza...).&lt;br /&gt;Quel certo insistere di Rothko in quella direzione espressiva mi ha sempre incuriosito su come lui potrebbe "giustificarsi", così eccomi finalmente arrivare ai suoi scritti, lettere, articoli, scambi con in curatori delle sue mostre, interviste e cose del genere. Ma devo confessarlo: non è andata esattamente come speravo. Ho trovato sì dei passaggi interessanti e a loro modo illuminanti (sul rapporto con il mito, con la dimensione morale delle sue opere, dell'esperienza religiosa che cerca di provocare con la sua pittura, la ricerca espressiva ecc.), ma niente che mi abbia veramente scosso, lo ammetto. Ma di spunti ce ne sono a bizzeffe, eccome. &lt;br /&gt;La cosa buffa è che il giorno prima di leggere il libro, mi è capitato di vedere a Parigi un suo quadro e, a proposito di scritti d'artista, una delle mie amate lettere di Van Gogh. I minuti passati di fronte a quella tela e a quel rettangolo di carta e inchiostro non sono barattabili con il tempo della lettura di questo libro. O sono due cose incomparabili, non so. In ogni caso: qualcuno è disposto ad architettare con me un piano per rubare un Rothko da qualche parte e appenderlo in camera mia? In cambio offro una cena con la cucina della mia mamma.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5421208445309187015?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5421208445309187015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5421208445309187015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/scritti-sullarte-mark-rothko.html' title='Scritti sull&apos;arte, Mark Rothko'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8026065140074197498</id><published>2010-06-26T01:26:00.000-07:00</published><updated>2010-06-28T07:56:53.837-07:00</updated><title type='text'>Il nipote di Wittgenstein, Thomas Bernhard</title><content type='html'>È proprio vero, ogni tanto mi ci vuole una bella iniezione di Thomas Bernhard. Ogni volta che chiedo il suo soccorso, lo trovo lì pronto e disponibile con il suo carico di bile, di verve, di grandezza.&lt;br /&gt;Questa volta è toccato a "Il nipote di Wittgenstein", un libro del 1982 in cui Bernhard parla vorticosamente della sua grande e particolare amicizia con il nipote del "vero" Wittgenstein. Questo nipote, un tizio veramente sui generis, soffre di disturbi mentali e ne combina una dopo l'altra, ricoprendo tutte le sue strambe azioni di un che di eroico, anche nei momenti più goffi. Dev'essere incredibilmente bello avere un amico che possa e voglia scrivere un libro del genere su di te.&lt;br /&gt;Il ritratto di Bernhard è affettuoso, a volte tenero, e questo ormai credo di averlo capito: che una delle cose che lo rende grande è questa capacità di tenerezza e affettuosità infilata insospettabilmente nelle sue incessanti ondate d'ira e impetuosità (in questo, l'esempio di "Antichi maestri" è forse il migliore, fra quelli che ho letto finora). Esilarante il racconto di quando Bernhard, sua moglie e Wittgenstein sono andati insieme a ritirare un importante premio a Vienna. La serata finirà con un ministro che minaccia di prendere a pugni Bernhard! Fossi stato lì mi sarei buttato nella mischia per difenderlo, eccome. Un occhio nero per Bernhard me lo terrei volentieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8026065140074197498?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8026065140074197498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8026065140074197498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/e-proprio-vero-ogni-tanto-mi-ci-vuole.html' title='Il nipote di Wittgenstein, Thomas Bernhard'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7406126617170175645</id><published>2010-06-13T23:53:00.000-07:00</published><updated>2010-06-14T00:10:15.662-07:00</updated><title type='text'>Navi in bottiglia, Gabriele Romagnoli</title><content type='html'>Consiglio ricevuto e subito seguito. "Navi in bottiglia" è una raccolta di racconti di circa una paginetta l'uno (sono 101, se non sbaglio). Era uscito nel '93 e Garzanti ne ha pubblicato recentemente questa nuova edizione. La maggior parte ha uno schema secondo cui la storia delineata viene in qualche modo ribaltata nelle ultime righe. Alcuni sono sorprendenti, altri meno convincenti. Altri ancora non li ho capiti  (pochi, per fortuna). Il bello è che alcuni di questi "micro-racconti" (come sono stati definiti) mi pare abbiano "polpa concettuale" buona per riempire un romanzo intero. Altre volte invece ho avuto l'impressione, oltre che viziati da un lirismo un po' artificioso, fossero un po' quegli "esercizi letterari" che affascinano ma che stancano presto.&lt;br /&gt;Ma c'è un dato fondamentale. Come m'è già capitato di scrivere, ho immense difficoltà a leggere prima di addormentarmi, a letto. Di solito mi addormento subito, anche se stessi leggendo il più avvincete testo scritto mai prodotto. Ecco, i micro-racconti di Romagnoli invece sono stati perfetti: ogni pagina un racconto. In pratica ne ho letto uno a sera. Via, facciamo due/tre. Ideale. Il problema è che non è per niente bello parlare di un libro in termini di praticità, come ho appena fatto. Non lo farò più. &lt;br /&gt;Un'ultima cosa: se vi capita d'incontrare questo libro in libreria, date una letta al primo racconto, giusto per farsi un'idea (anche perché secondo me è uno dei più belli). Ne vale la pena.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7406126617170175645?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7406126617170175645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7406126617170175645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/navi-in-bottiglia-gabriele-romagnoli.html' title='Navi in bottiglia, Gabriele Romagnoli'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4321147145350275654</id><published>2010-06-11T01:28:00.000-07:00</published><updated>2010-06-11T02:01:00.072-07:00</updated><title type='text'>La lunga siccità, Cynan Jones</title><content type='html'>In aprile e maggio ho partecipato a un bel progetto del Festivaletteratura di Mantova, e uno degli insegnanti doveva essere il gallese Cynan Jones. Poi però la nube del vulcano islandese lo ha bloccato in Galles, così niente Cynan Jones. Da quel mancato incontro mi era però rimasta una certa voglia di leggere il suo romanzo d'esordio, "La lunga siccità" (2006, in Italia uscito per Isbn). Non so esattamente perché.&lt;br /&gt;Il sottotitolo recita "romanzo di un giorno", perché copre in effetti la giornata di Gareth, della sua famiglia e della fattoria dove vivono. Forse il massimo sarebbe poterlo leggere in un giorno (è breve, una novantina di pagine), ma io l'ho potuto fare in due, grazie ad un'andata/ritorno in pullman per Roma (e il fatto che dal finestrino scorresse l'Umbria ha di certo contestualizzato anche meglio la lettura). &lt;br /&gt;Gareth si alza e si accorge che una delle mucche è scappata, e si mette a cercarla in giro per la campagna intorno alla sua fattoria.  Il libro è il racconto della sua giornata, da quando si alza a prima di addormentarsi. Mentre lui cerca la mucca (passeggiando più nella sua storia che in quella campagna), a casa rimane sua moglie Kate, i suoi mal di testa, i suoi pensieri neri e il rimpianto di figli mai avuti o persi. Tutto questo avviene ai ritmi della natura della vita di campagna, una natura mostrata nella sua dimensione più violenta, tutt'altro che bucolica. La lunga siccità di cui si parla è quella che c'è fra Gareth e Kate, ma non solo.&lt;br /&gt;Il linguaggio è secco, scarno quanto serve per rendere l'atmosfera di un posto dove &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"la quiete è innaturale qui, in questo sole. Tutto sembra esausto&lt;/span&gt;". Senza tanti fronzoli: "La lunga siccità" mi è piaciuto un sacco, un sacco davvero. Una grande lettura. Nella mia libreria lo metterò accanto a "Il taglio del bosco" di Carlo Cassola, che mi ha ricordato tanto. Dovrei trovare una traduzione inglese di quel racconto, fotocopiargliela e spedirgliela (insieme a una nota di ringraziamento). Qualcuno ha il suo indirizzo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4321147145350275654?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4321147145350275654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4321147145350275654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/la-lunga-siccita-cynan-jones.html' title='La lunga siccità, Cynan Jones'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8026365947072952199</id><published>2010-06-11T01:06:00.000-07:00</published><updated>2010-06-11T01:28:29.245-07:00</updated><title type='text'>L'invasione e Scritti di viaggio..., Antonio Moresco</title><content type='html'>Se proprio dovessi confessare qualcosa di cui "accusare" Antonio Moresco, una sarebbe di aver pubblicato forse troppo, per quel che riguarda saggi e non-narrativa in generale. Avrei fatto più selezione, ecco. Dico questo, poi però apri uno di quei saggi e ci trovi passaggi come questo: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Molti degli scrittori e poeti di cui ci viene fornita un'immagine normalizzata e depotenziata e che sono stati collocati nella loro apposita nicchia, all'interno dell'edificio della 'letteratura', erano in realtà persone in esplosione". &lt;/span&gt;Ecco, leggi passaggi del genere e ogni dubbio di eccessiva prolificità ti passa. &lt;br /&gt;Negli ulti due-tre mesi ho tenuto sulla scrivania "L'invasione" (Rizzoli, 2002) e "Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno" (Fanucci, 2005). Ogni tanto li prendevo e ne leggevo qualche saggio, qualche intervista o lettera. Ho trovato molti degli scritti lì raccolti assolutamente gustosi, oltre che importanti per capire meglio la personalità letteraria (anzi, la personalità e basta) di Moresco. Molto divertente e significativo il "Diario argentino", cronaca di un viaggio fatto per accompagnare un fotografico impegnato in una serie sugli scrittori argentini. Molto utili i testi sui suoi romanzi (Gli esordi, Canti del caos...), così da poterci ragionare meglio. Piene di spunti le sue considerazioni sui grandi scrittori del passato, e non solo. Una visione della letteratura che mi esalta, insomma.&lt;br /&gt;Si tratta di scritti troppo autocelebrativi? Può darsi, ma non ci credo troppo. Si tratta piuttosto di uno scrittore (una "persona in esplosione") con una consapevolezza della propria e altrui letteratura così forte che, avendone la possibilità, vuol dire la sua. Di per sé non sarebbe una ragione sufficiente, ma nel caso di Moresco sì. Eccome.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8026365947072952199?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8026365947072952199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8026365947072952199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/linvasione-e-scritti-di-antonio-moresco.html' title='L&apos;invasione e Scritti di viaggio..., Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7045568095019924691</id><published>2010-06-08T03:56:00.001-07:00</published><updated>2010-06-08T03:56:43.067-07:00</updated><title type='text'>Le correzioni, Jonathan Franzen</title><content type='html'>Dopo un incipit strepitoso, "Le correzioni" racconta stupendamente di una sedia, soffermandosi ogni tanto su ciò che avviene attorno a quella sedia.&lt;br /&gt;No, via, non esageriamo: "Le correzioni" racconta di Enid e Alfred, anziani genitori, che fanno di tutto perché i loro tre figli vadano da loro a passare il natale insieme ("un ultimo natale insieme"). I tre figli sono Denise (cuoca sentimentalmente disastrata), Chip (intellettuale finito in malora che arriverà ad associarsi alla criminalità lituana) e Gary (materialista uomo d'affari con una moglie che lo ritiene patologicamente depresso). Il romanzo ci porta verso quell'ultimo natale percorrendo le traiettorie delle loro vite.&lt;br /&gt;Non ci piove, "Le correzioni" è uno di quei romanzi che, se si tiene alla letteratura contemporanea, fanno tirare un sospiro di sollievo. Eppure qualche perplessità ogni tanto m'è venuta. Per esempio, a volte mi stancava il suo continuo "guardarsi l'ombelico", ovvero il rientrare in quella categoria di libri che danno l'impressione di essere tutti ripiegati sul piccolo mondo che descrivono, senza una particolare volontà di "respiro universale", diciamo così. Ma è solo un'impressione, peraltro facilmente smontabile, credo.&lt;br /&gt;Franzen è un grande, poco ma sicuro, ma la sua perizia ha un qualcosa che me lo fa pensare più come un grande insegnante di scrittura che come un grande scrittore. Ma Franzen è anche un onesto, con un'etica della letteratura secondo me molto forte. Per intenderci, è uno che, se si sentisse dire di essere  più un grande insegnante di scrittura che un grande scrittore, ne rimarrebbe molto ferito, credo. Spero non si diverta a girare per blog e che non capisca una parola d'italiano, ne rimarrei ferito io.&lt;br /&gt;Ora, qual è il punto? Di questi tempi passo gran parte del tempo in casa di mia Nonna, che ha un certo bisogno di compagnia e assistenza. E di questi tempi ho letto "Le correzioni", in cui uno dei protagonisti è un anziano signore, Alfred, che ha anche lui un certo bisogno di compagnia e assistenza. Come faccio a rifuggire dal mettere in relazione questi dati? Ci sto provando.&lt;br /&gt;Di certo, se mai vedessi questo libro sul comodino dei miei, farei di tutto per nasconderglielo, senza farmi accorgere e negando di saperne qualcosa.&lt;br /&gt;"Lorenzo, hai visto per caso quel libro che avevo messo sul mio comodino?" &lt;br /&gt;"Io? Che libro? No no, non ne so niente..."&lt;br /&gt;Ma non dovrebbe esserci problema, non è il genere di libri che legge mio padre (che resiste nel suo bisogno d'avventura, di misteri, di civiltà passate, di archeologi Indiana Jonsiani e simili, in ciò che legge, e a volte lo ammiro). Se ci penso, oltre che vietarlo ai miei, questo libro spero di dimenticarmelo del tutto, nell'avvicinarmi all'anzianità, con tutti gli scongiuri del caso. Il problema è che i bei libri non sono facili da dimenticare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7045568095019924691?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7045568095019924691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7045568095019924691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/le-correzioni-jonathan-franzen.html' title='Le correzioni, Jonathan Franzen'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6982851494380911660</id><published>2010-06-08T03:55:00.000-07:00</published><updated>2010-06-08T03:56:08.176-07:00</updated><title type='text'>Critical mass, Chris Carlsson</title><content type='html'>Ho recentemente partecipato con i miei amici a due "pedalate collettive", qui a Città di Castello (una delle due l'abbiamo organizzata noi). Semplicemente, una passeggiata informale in giro per la città, con più o meno cinquanta partecipanti per ognuno dei due episodi. La nostra è una città piccola dove però la gente sembra proprio pigra e poco preoccupata dalle questioni ambientali e di mobilità. Facendoci vedere in giro con la bici, in gruppo in quel mondo, speravamo di mettere qualche pulce all'orecchio.&lt;br /&gt;L'ispirazione è venuta dalle esperienze di "critical mass", manifestazione periodica di ciclisti che, pedalando tutti insieme, dimostrano di quanto sarebbe meglio se circolassero molte meno macchine. &lt;br /&gt;Entusiasmato dall'idea, alle pedalate ho voluto anche aggiungere una lettura sul tema. Questo volume, uscito per Feltrinelli, è stato curato da Chris Carlsson, il fondatore del primo di Critical mass, quello di San Francisco. Si tratta di una raccolta di vari saggi, esperienze, aneddoti, consigli, riflessioni politiche, dati, immagini e quant'altro su questo tipo di manifestazione (in molte grandi città ne fanno una al mese).&lt;br /&gt;Ma la lettura non è andata un granché, devo ammetterlo. Un amico mi ha detto "ma non bastava leggere la pagina di wikipedia sul critical mass?". No, questo no, ma è diventato presto stancante leggere cose a volte troppo simili fra loro, per di più con continui momenti di quel tipo di antagonismo a volte becero che mi pare più dannoso che altro, pur condividendo in pieno gli obiettivi. Insomma, mi sono stancato presto e l'ho letto a pezzi. Avrei fatto meglio, in questo caso, a leggere di meno e pedalare di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6982851494380911660?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6982851494380911660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6982851494380911660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/06/critical-mass-chris-carlsson.html' title='Critical mass, Chris Carlsson'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-3144834404137532386</id><published>2010-05-22T06:25:00.000-07:00</published><updated>2010-05-22T06:57:08.315-07:00</updated><title type='text'>Fuori i secondi, Giordano Meacci</title><content type='html'>Grazie a questo libro, ho scoperto una cosa meravigliosa: Idefix, il cane di Asterix e Obelix, abbaiava ogni volta che un albero veniva abbattuto.&lt;br /&gt;Di questi tempi sto leggendo un librone troppo voluminoso per poter essere portato dappertutto (almeno l'edizione che ho io), così ne ho approfittato per leggere anche questa "Guida ai personaggi minori", come recita il sottotitolo. Un piccolo compendio a chi, in letteratura, non beneficia del titolo di protagonista, pur a volte essendolo. Personaggi per cui dovremmo avere una compassione anche maggiore di quella che riserviamo ai protagonisti.&lt;br /&gt;Diversi spunti e citazioni interessanti. Uno di quei libri che chiama altri libri, dandoti una svegliata su certi aspetti di quelli che stai leggendo o hai letto. Oltre a questo, ho trovato una citazione di Osvaldo Soriano che vorrei che mi torni in mente ogni volta che - spesso - mi capita di sentirmi un personaggio de "Il soccombente" di Thomas Bernhard:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Calmati. Rimane sempre la consolazione dell'equivoco. Forse ti sta succedendo come a don Miguel, che credeva di scrivere una sciocchezza e invece stava scrivendo il Chisciotte".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-3144834404137532386?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3144834404137532386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/3144834404137532386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/05/fuori-i-secondi-giordano-meacci.html' title='Fuori i secondi, Giordano Meacci'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-250304205206994758</id><published>2010-05-14T07:38:00.000-07:00</published><updated>2010-05-14T07:50:44.985-07:00</updated><title type='text'>Danubio, Claudio Magris</title><content type='html'>La  verità è che per leggere questo libro ci ho messo dieci mesi. L'avevo comprato prima di partire per un viaggio nel delta del Danubio, ma poi non lo portai con me per, ancora una volta, un motivo profondamente ideologico: non mi entrava nell'ultima tasca dello zaino rimasta libera. &lt;br /&gt;Da allora, l'ho letto a pezzi, in qua e là, fino a che ieri un lungo viaggio in treno e un paio d'ore d'attesa per un colloquio mi hanno permesso di finirlo. &lt;br /&gt;Una delle cose che più mi ha colpito di questo libro è che si tratta uno di quelli che t'insegnano un nuovo modo di leggere, un modo specifico per quella stessa opera e forse impiegabile solo con quella. &lt;br /&gt;Claudio Magris percorre i bordi del Danubio e, per ogni metro di fiume, tira fuori un sacco di eventi storici, connessioni di storia della letteratura e il suo diario di viaggio (a proposito, consiglio di munirsi di una carta delle terre attraversate dal fiume). All'inizio, leggevo quasi con la pretesa d'"imparare" tutte quelle cose, ma con quei cento nomi ogni dieci righe non potevo pretendere di andare avanti senza avere voglia d'abbandonare la lettura. Così ho imparato a farmi inghiottire da quella specie di nebbia storico-geografico-letteraria alzata da Magris, per di più con un livello stilistico costantemente alto e allo stesso tempo mai da vecchio trombone erudito (come dicono i francesi). Una nebbia avvolgente e affascinante, una nebbia che deve provenire direttamente dall'evaporazione delle acque del Danubio, in qualunque parte del mondo ci si trovi a leggere questo libro.&lt;br /&gt;Dovrei provare a scrivere un libro simile sulla Scatorbia, uno sporco torrente non lontano da casa mia. Potrei scrivere la biografia di tutti i topi che lo abitano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-250304205206994758?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/250304205206994758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/250304205206994758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/05/danubio-claudio-magris.html' title='Danubio, Claudio Magris'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2396619290799682687</id><published>2010-05-12T13:31:00.000-07:00</published><updated>2010-05-12T13:45:45.220-07:00</updated><title type='text'>Bartleby lo scrivano e altri racconti, Herman Melville</title><content type='html'>Secondo me, ogni volta che qualcuno nel mondo pronuncia le parole "Moby dick", da qualche parte negli oceani una balena fa un soffio dei suoi. E, allo stesso modo, secondo me ogni volta che qualcuno nel mondo pronuncia le parole "preferirei di no", come Bartleby, una lettera persa nei magazzini delle poste ritrova miracolosamente il suo destinatario. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Ah, Bartleby! Ah, umanità!"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Voglio dire, uno come Melville non si poteva accontentare di averci regalato quella bibbia che è Moby Dick?! No, s'è voluto concedere anche un racconto eccezionale come "Bartleby lo scrivano". Che ingordo. In compenso, gli altri racconti di questo volume della Mondadori non mi hanno particolarmente colpito, ma del resto, dopo le pagine finale di Bartleby, uno cosa va a cercare? Devo dire però di aver trovato una frase che sarebbe ottima come citazione d'apertura di un mio manoscritto che naviga dalle parti del cestino della raccolta differenziata della carta: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Impiegai il mio corpo depresso a scalare la collina. Questa posizione di fatica ebbe l'effetto di avvicinare parecchio la mia testa a terra, come se fossi nell'atto di cozzarla contro il mondo".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2396619290799682687?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2396619290799682687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2396619290799682687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/05/bartleby-lo-scrivano-e-altri-racconti.html' title='Bartleby lo scrivano e altri racconti, Herman Melville'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4383301544125956329</id><published>2010-05-10T23:11:00.000-07:00</published><updated>2010-05-11T09:05:37.773-07:00</updated><title type='text'>Refusi, Marco Cassini</title><content type='html'>Leggevo questo libro in un treno e, già a metà, mi guardavo intorno ed ero sicuro che tutti quelli seduti nel mio vagone fossero editori. Spaventato no, ma un po' a disagio sì.&lt;br /&gt;Marco Cassini è il co-fondatore della casa editrice minimum fax. Questo suo breve libro (sottotitolo: Diario di un editore incorreggibile) è un racconto di come è iniziata la sua avventura, degli amici e parenti che gli chiedono un parere sul loro immancabile manoscritto, delle battaglie per i diritti di questo o di quell'autore, della vita in redazione, delle gioie e dei dolori di quel lavoro, del sopravvivere fra i giganti commerciali dell'editoria e così via.&lt;br /&gt;L'impressione è che molti retroscena che sarebbero stati interessanti sono dovuti rimanere nella penna dell'autore, immagino per non offendere nessuno. Ma non fa niente. &lt;br /&gt;Nonostante l'interesse per un diario di un editore che stimo e che seguo con molta attenzione da anni, la parte che più mi ha coinvolto è, lo ammetto, quella delle confessioni del Cassini lettore, che si ritiene appunto lettore disordinato, pieno di "tic bibliofili" che conosco bene e, come me, spaventato dall'idea di non poter leggere tutto ciò che è da leggere, e di perdersi proprio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;quel&lt;/span&gt; libro.  Me ne rendo conto: tutto ciò, scritto in un diario di letture, è più o meno la stessa cosa di un giardiniere che parla di un film dicendo che ha apprezzato soprattutto le aiuole presenti in certe scene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4383301544125956329?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4383301544125956329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4383301544125956329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/05/refusi-marco-cassini.html' title='Refusi, Marco Cassini'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-125700277960994040</id><published>2010-04-29T12:41:00.000-07:00</published><updated>2010-04-29T13:04:10.312-07:00</updated><title type='text'>Gli incendiati, Antonio Moresco</title><content type='html'>Di solito non ho molta pazienza con chi, come spesso accade, sento dichiarare solennemente "aaah, Roma è la città più bella del mondo" oppure "Parigi è la città più bella del mondo" o Londra o New York o quel che è. A parte il discorso dei parametri e dei gusti, c'è secondo me un presupposto fondamentale che chi dice così dimentica: che prima di dire che una città è la più bella del mondo, forse bisognerebbe averle viste tutte, almeno le principali. &lt;br /&gt;Però con Antonio Moresco voglio cadere nello stesso errore, affermando qualcosa che potrei dire solo dopo aver letto moltissimi libri in più, fra quelli dell'odierna scena letteraria italiana: Antonio Moresco è il più grande scrittore italiano di oggi. C'è qualcuno di più grande? Pazienza, non l'ho ancora letto, quindi: Antonio Moresco è il più grande scrittore italiano di oggi. Via, al limite mettiamoci un "secondo me". &lt;br /&gt;"Gli incendiati", breve romanzo appena uscito per Mondadori, parte dalla situazione di un signore solo e infelice che, in un luogo di villeggiatura marittima, assiste al continuo scoppiare di grandi incendi. E ad appiccarli pare essere una donna che lo fa per lui e che lo condurrà in una storia vorticosa, di quelle a cui Moresco ha abituato i suoi fedeli lettori (tipo me), benché "abituare" sia un verbo fuorviante. Da quegli incendi si decollerà per un'avventura che, come già accaduto in "Canti del Caos" (di cui si sente l'eco), disintegra la "realtà sfondata" che viviamo, fino ad un'estasi universale. Lo so, sono paroloni, ma leggere per credere.&lt;br /&gt;Mi verrebbe da raccontare tutta la storia, ma rovinerei delle sorprese. Un solo avvertimento: se si coglie la vitalità della grande scrittura di Moresco, non c'è scampo, anche il lettore diventa uno degli incendiati. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"E sono riuscito a vedere ancora per un istante, con i miei occhi che si stavano consumando, che lei piangeva, con i suoi occhi che si stavano consumando, e intanto capivo che stavo piangendo anch'io, perché ero felice di bruciare con lei, perché, anche se stavo bruciando, avrei voluto bruciare ancora di più"&lt;/span&gt;. E' sempre un buon segno quando i libri ti fanno venire voglia, nel bene o nel male, di prendere qualcosa a calci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-125700277960994040?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/125700277960994040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/125700277960994040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/di-solito-non-ho-molta-pazienza-con-gli.html' title='Gli incendiati, Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2055458828692956715</id><published>2010-04-23T03:16:00.000-07:00</published><updated>2010-04-23T03:23:29.431-07:00</updated><title type='text'>Il Circolo Pickwick, Charles Dickens</title><content type='html'>Ed ecco a render(mi) conto di un brutto fallimento da lettore. &lt;br /&gt;Prima di partire per un viaggio in treno di circa quattro ore, ho afferrato dallo scaffale "ti muovi?!" della mia libreria "Il Circolo Pickwick". Be', l'ho letto per tutto il viaggio e, poco prima dell'arrivo a destinazione, ho deciso di abbandonarlo e di non andare più avanti con la lettura. &lt;br /&gt;Proprio non ci siamo presi, io e quel libro. Capita, no? Sì, certo, capita, ma ammetto di essere amareggiato.&lt;br /&gt;In un bel testo di Calvino si legge che i classici "costituiscono una ricchezza per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli". Accidenti, non è stato così. Almeno non per ora. Mi rifiuto di dirmi che semplicemente Dickens non è uno scrittore che fa per me, o che questo sia un "libro sbagliato". Di fronte ai classici, tendo a dare la colpa a me, a prescindere. Sbaglio? Può darsi, ma no problem.&lt;br /&gt;In quello stesso testo, Calvino racconta di un suo amico appasionatissimo de "Il circolo Pickwick" che per ogni circostanza citava battute dal quel libro (ho amici che oggi lo fanno con i Simpson, e li capisco) e che associava ogni fatto della vita ad episodi pickwickiani. Un po' lo invidio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2055458828692956715?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2055458828692956715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2055458828692956715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/il-circolo-pickwick-charles-dickens.html' title='Il Circolo Pickwick, Charles Dickens'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-559222312989399524</id><published>2010-04-19T23:54:00.000-07:00</published><updated>2010-04-20T00:13:10.126-07:00</updated><title type='text'>Il gabinetto delle meraviglie di Mr. Wilson, Lawrence Weschler</title><content type='html'>Un giorno Lawrence Weschler scopre per caso un piccolo museo privato in un anonimo sobborgo di Los Angeles. Dall'ingresso sembrava quasi un trascurato negozio, un magazzino, con, sopra l'ingresso, un cartellone che recita: "Museum of Jurassic Technology", gestito da un misterioso omino di nome David Wilson.&lt;br /&gt;Si trovano in quel museo le cose più bizzare (corna di uomo, noccioli di frutta finemente intarsiati, bizzari esperimenti scientifici ecc.ecc.), nello spirito delle antiche wunderkammern, quelle sale dove certi ricchi signori amavano raccogliere gli oggetti più esotici, rari e strabilianti possibile (animali sconosciuti impagliati, oggetti improbabili ecc.). Tutti oggetti che "espandevano di molto il territorio del normalmente concepibile". Easattamente l'effetto che, secondo me, produce questo libro.&lt;br /&gt;Insomma il mio "&lt;a href="http://www.mcsweeneys.net/links/convergences/convergence70.html"&gt;amichetto di penna&lt;/a&gt;" Lawrence Weschler si appassiona al museo e, in una vertigine di corrispondenze, approfondisce ciò che in realtà avviene lì dentro: &lt;em&gt;"Chi visita il Museum of Jurassic Technology si trova continuamente in bilico fra la perplessa stupefazione (dinnanzi ai prodigi della natura) e la stupefatta perplessità (sulla realtà di quanto vede). Ed è proprio questo ondeggiamento, la capacità di restare così godibilmente disorientati, che costituisce quanto di più felicemente mirabile nella natura umana". &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi viene decisamente difficile pensare questo breve libro come un semplice divertissement o come una pippa da erudito. Cavolo, si sta parlando della capacità di meravigliarsi, mica poco. Lunga vita ai facilmente impressionabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-559222312989399524?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/559222312989399524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/559222312989399524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/il-gabinetto-delle-meraviglie-di-mr.html' title='Il gabinetto delle meraviglie di Mr. Wilson, Lawrence Weschler'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7636389770809153556</id><published>2010-04-18T07:38:00.000-07:00</published><updated>2010-04-18T08:23:46.830-07:00</updated><title type='text'>Riportando tutto a casa, Nicola Lagioia</title><content type='html'>Ho letto questo libro in una specie di flipper ferroviario fra Roma, Perugia, Città di Castello, Arezzo e Mantova, in su e giù. Eppure devo dire che non mi sarei stupito se ad un certo punto avessi visto il mio treno entrare nella stazione di Bari. E' lì che Nicola Lagioia lo ha ambientato, perché lì che è ambientato lui e il suo passato, per così dire.&lt;br /&gt;Lagioia. In "Tre modi per sbarazzarsi di Tolstoj" avevo trovato una vitalità e un'idea di letteratura che mi avevano stuzzicato, e anche in questo "Riportando tutto a casa" un delle cose che più ho apprezzato è stato proprio il forte e continuo riaffermare il senso e il bisogno di ciò che l'autore sta facendo: letteratura, appunto (oggi cosa tutt'altro che scontata, mi pare), con tutte le responsabilità che ciò comporta.&lt;br /&gt;In questo libro Lagioia in effetti riporta tutto a casa, perché "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;la ricostruzione del passato come terapia mi era sembrato un vecchio classico su cui puntare ancora qualche monetina&lt;/span&gt;", dice. Tutt'altro che un "tentativo di depistaggio attraverso la sovraesposizione di se stessi". Questo passato accadde a Bari, tanto in città quanto nella periferia preferita dai tossici della città. Gli amori (l'amore), la scoperta dell'essenza della propria famiglia, i rapporti con gli amici, "traumi senza eventi", il tutto su uno sfondo storico (sì, anche "Drive in" è storia, ricordiamocelo) delineato alla grande e a cui si dà un'importanza appropriata, cosa che dagli scrittori italiani di oggi in effetti mi viene da pretendere.&lt;br /&gt;Uno dei miei passaggi preferiti dal libro ha molto a che fare con il senso di questo blog-diario di letture, e mi va di citarlo: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Le mie letture non dovevano servire a fare colpo con una citazione dai 'Quarantanove racconti' ma a darmi il privilegio del viaggio in incognito, a cancellare dai miei connotati le tracce di un passato che io per primo - se le avessi riconosciute sulla faccia di un altro ragazzo - avrei considerato sufficienti per una condanna senza appello."&lt;/span&gt; Ecco, in questa volontà di Lagioia di rielaborare il proprio passato e "riportare tutto a casa", da lettore trovo decisivo un fatto: che fra qualche tempo anch'io sentirò forse il bisogno di "riportare tutto a casa" e in quel "tutto" saranno comprese anche le mie letture migliori. Questa, per esempio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7636389770809153556?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7636389770809153556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7636389770809153556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/riportando-tutto-casa-nicola-lagioia.html' title='Riportando tutto a casa, Nicola Lagioia'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2943854117774611202</id><published>2010-04-15T07:22:00.000-07:00</published><updated>2010-04-15T08:02:13.296-07:00</updated><title type='text'>[spot]</title><content type='html'>Non mi trattengo, posso concedermi una specie di momento auto-promozionale?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prima cosa:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vorrei dire alle mie migliaia (forse decine di migliaia) di fan romani che dal 20 al 25 aprile, al piccolissimo teatro Stanze Segrete (in Via della Penitenza 3, Trastevere) andrà in scena "Prima del vulcano", spettacolo teatrale di cui sono co-autore, con la regia di Andrea De Magistris. Saranno in scena Francesco Turbanti e Luca Di Giovanni, l'altro co-autore. &lt;a href="http://www.controluce.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=37179:qprima-del-vulcanoq-di-lorenzo-alunni-e-luca-di-giovanni&amp;catid=639:roma&amp;Itemid=513"&gt;Tutte le informazioni qui&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Seconda cosa:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I signori di McSweeney's, i miei idoli editoriali di d'oltreoceano, hanno &lt;a href="http://www.mcsweeneys.net/links/convergences/convergence70.html"&gt;pubblicato qui&lt;/a&gt;  "Johnny Be Proust", un mio breve testo, un divertissement su un'improbabile convergenza fra Proust, Chuck Berry e "Ritorno al futuro", con tanto di risposta del grande Lawrence Weschler. Che gusto.&lt;br /&gt;Grazie, ora per un pezzo basta "auto-promozione", prometto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2943854117774611202?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2943854117774611202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2943854117774611202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/non-mi-trattengo-posso-concedermi-una.html' title='[spot]'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-5440676127245540383</id><published>2010-04-09T04:37:00.000-07:00</published><updated>2010-04-09T04:56:58.259-07:00</updated><title type='text'>Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante, Filippo Tuena</title><content type='html'>Ho un problema con gli scrittori italiani dei nostri tempi (non vorrei che scrivere "scrittori italiani" porti jella): quando leggo un loro libro e vorrei scriverne in questo mio diario di letture, ho sempre paura che loro possano capitare nel blog e rimanerne offesi, o arrabbiarsi. E mi dispiacerebbe, io tendenzialmente non voglio male a nessuno. &lt;br /&gt;Cioè, se Filippo Tuena mettesse in google "filippo tuena manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante" e capitasse in questa pagina web, e ci trovasse delle critiche... ecco, non mi va. In ogni caso, per fortuna questo non è un libro da criticare (se mai ne avessi il diritto) e Filippo Tuena rimane uno dei miei pochissimi scrittori italiani preferiti, senza dubbio. &lt;br /&gt;Questa suo ultimo lavoro racconta della penosa (e a volte grottesca) stenta che attraversa chi decide di scrivere un romanzo e cerca di pubblicarlo.  Non me la sento di aggiungere altro, perché Tuena con le sue considerazioni per diverse cose ha colto in fallo anche me, e francamente rischiano di essere tasti un po' dolorosi, lo ammetto. Ma fiducia! Fiducia! (mi dico).&lt;br /&gt;Fiducia, certo, ma ho la tentazione di sistemare questo breve libro (pamphlet, direi) accanto a "Il soccombente", di Thomas Bernhard, nella mia libreria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-5440676127245540383?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5440676127245540383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/5440676127245540383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/manualetto-pratico-uso-dello-scrittore.html' title='Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante, Filippo Tuena'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-2328909357933900182</id><published>2010-04-08T06:26:00.000-07:00</published><updated>2010-04-09T07:34:24.990-07:00</updated><title type='text'>La breve favolosa vita di Oscar Wao, Junot Dìaz</title><content type='html'>Mi sento un po' tonto. Si è parlato molto di questo romanzo (uscito in Italia per Mondadori), lo hanno apprezzato immensamente innumerevoli critici di peso, oltre ai giurati di premi quali il Pulitzer e il National Book Critics Circle Award, i miei amichetti di McSweeney's e tanti altri. Eppure io tutto questo splendore non l'ho colto. Certo, di vitalità ce n'è a palate, non mi sono trattenuto dal sottolineare molti passaggi ("&lt;em&gt;So this is what everybody's always talking about! Diablo! If only I'd know. The beauty! The beauty!"&lt;/em&gt;, il gran finale) e Diaz è evidentemente uno scrittorone, eppure non ci siamo presi del tutto.&lt;br /&gt;Si racconta di Oscar, sfortunato ragazzo dominicano emigrato in Usa, folle di science fiction e giochi di ruolo. Oltre ai suoi amori e alle sue frustrazioni, si risale alla storia della sua famiglia, nella Repubblica Dominicana, dipingendo così attraverso un'epopea famigliare un bel pezzo di storia del sudamerica (ora che ne parlo in realtà mi viene da apprezzarlo di più in più...).&lt;br /&gt;Il libro si apre con la descrizione di un elemento che poi attraverserà tutto il libro: il "fukù", una sorta di maledizione della tradizione dominicana. Chi ha il &lt;em&gt;fukù&lt;/em&gt; prima o poi incorrerà in sventure e disgrazie di tutti i tipi. E' una cosa da cui doversi guardare bene e da non scherzarci, si raccontA. Sapete perché lo dico? Perché sono sicuro che questo libro ha portato il &lt;em&gt;fukù&lt;/em&gt; anche su di me: mentre lo leggevo ho perso il mio prezioso e adorato taccuino. Era pieno di spunti, pensieri, ricordi, annotazioni, numeri di telefono, indirizzi. Perso. Andato. Scomparso. Mi viene da piangere. E voglia tu a scriverci l'indirizo nella prima pagina. Si può bestemmiare in un blog di pubblico dominio? No? Va bene, allora mi limito a "porco &lt;em&gt;fukù&lt;/em&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-2328909357933900182?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2328909357933900182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/2328909357933900182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/04/la-breve-favolosa-vita-di-oscar-wao.html' title='La breve favolosa vita di Oscar Wao, Junot Dìaz'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7563194169148057188</id><published>2010-03-30T03:53:00.000-07:00</published><updated>2010-04-08T06:44:59.301-07:00</updated><title type='text'>Lolita, Vladimir Nabokov</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Nabokov, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio pecccato, anima mia. Na-bo-kov: la punta della lingua compie un breve tviaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, tre volte, contro di denti. Na. Bo. Kov."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Certo, sto esagerando, ma non resistevo alla tentazione di questo significativo adattamento dell'incipit di Lolita. Ma ora facciamo i seri: grande Nabokov! Sì, Nabo, prendimi in giro quanto ti pare! Ingannami! Raggirami con le tue costruzioni esilaranti! Ridimi alle spalle mentre prendo per seria una frase che hai scritto ridendo! Portami con te al cuore oscuro dello scherzo!  Raggirami per tutti i versi! Lo accetto, eccome se lo accetto! Una tale goduria letteraria in cambio del tuo esilarante cinismo verso il lettore? Firmo eccome! E sono anche disposto a mettere da parte la mia permalosità, per il tempo della lettura. &lt;br /&gt;Avrei dovuto interrogarmi sulla psiche di Humbert Humbert e la sua passione per le troppo-giovani "ninfette"? Macché, ho solo riso e ammirato quella scrittura. Per interrogarmi su quelle tendenze "immorali" farò tempo se, ad un'età appropriata, le proverò anch'io (e, se succederà, sarà di certo colpa di questo libro).&lt;br /&gt;Pur di non perdermi i centomila riferimenti extra-testuali ho usato anche le note di "The annotated Lolita", ma in fondo chissenefrega, un libro così basta di per sé.  Oltretutto, l'ho letto in una edizione fantastica, del 1960, di quelle di Mondadori con la copertina verde rigida e nessun disegno in copertina. L'ho trovata in una bancarella di Roma e l'ho clamorosamente avuta in cambio di un paio di errori che infestavano la mia libreria. Ho trovato in quella copia anche una dedica scritta nel '62 con una di quelle meravigliose calligrafie così piegate verso destra da farmi pensare che, quando è stata scritta, tirava molto vento. La dedica dice: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"...e il fiore, anche se appassito, continuò a ripetere nel tempo, il suo linguaggio d'amore. Ad XXXXX [cancellato in seguito], con affetto, [firma illeggibile]"&lt;/span&gt;. Certo, una gran bella citazione, ma non sono sicuro che il donatore avesse letto il libro che stava regalando. O forse lo stava regalando ad una "ninfetta" per cercare di farle capire qualcosa. Guarda Nabo, l'hai fregato!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7563194169148057188?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7563194169148057188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7563194169148057188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/03/nabokov-luce-della-mia-vita-fuoco-dei.html' title='Lolita, Vladimir Nabokov'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8845462259289381100</id><published>2010-03-18T13:36:00.000-07:00</published><updated>2010-03-23T00:55:51.926-07:00</updated><title type='text'>Il taglio del bosco (C.Cassola) e On guerrilla gardening (R.Reynolds)</title><content type='html'>Non l'ho fatto apposta, ma ho letto parallelamente due libri su, in fondo, un tema comune: cose per lo più verdi e marroni che spuntano dal terreno (intendo piante, fiori, alberi ecc.). Si tratta de "Il taglio del bosco" di Carlo Cassola e "On guerilla gardening" di Richard Reynolds. A questo punto vorrei capire se fra i due, il primo una narrazione e il secondo un saggio, esiste una qualche correlazione e se è stato davvero un caso, che io li abbia letti insieme (risposta: solo un caso).&lt;br /&gt;Avevo letto di questo romanzo breve di Carlo Cassola in non ricordo quale scritto di Calvino, e m'aveva incuriosito molto. Qualcosa come tre mesi fa ne ho trovato una vecchia copia - edizione Einaudi - in una bancarella ad Arezzo. Preso. &lt;br /&gt;E' la storia di un boscaiolo che s'immerge nel suo lavoro per provare a superare il dramma della morte della sua amata moglie. E così ogni colpo d'accetta sugli alberi, ogni chiacchiera con gli altri boscaioli e ogni movimenti in giro per il bosco diventano ognuno un passo, o un tentativo di passo, in quel percorso di cosiddetta elaborazione del lutto. &lt;br /&gt;Un capolavoro, decisamente uno dei migliori racconti italiani che io abbia mai letto. Mi ha veramente commosso, lo ammetto. E fortuna che ad Arezzo ero indeciso se comprarlo, quel libretto usato. &lt;br /&gt;Nell'altro versante sta "On guerrilla gardening" (2008), di Richard Reynolds. Avevo già letto un libro in italiano - più leggero e "giocoso" - sul tema (di Zabiello e Trasi, "Guerrilla gardening") e con degli amici c'eravamo divertiti a compiere la nostra prima (e non ultima, pare) azione. Secondo Reynolds, il guerrila gardening è "la coltivazione illecita della terra di qualcun altro". Si tratta quindi di azioni di giardinaggio clandestino in luoghi urbani degradati o ingiustamente non verdi, oltre che fiori e piante usate per protesta ecc. Lascio immaginare le varie implicazioni politiche della cosa. &lt;br /&gt;Avrei dovuto cercare nel dizionario uno ad uno tutti quei termini botanici: non l'ho fatto. Eppure il libro, soprattutto la prima parte (una storia del giardinaggio illecito e tanti esempi recenti), è molto interessante. Forse è ora che impari almeno a piantare il più banale dei fiori. Ci proverò, promesso (sì sì, lo farò illecitamente).&lt;br /&gt;Cos'hanno in comune queste due letture? In fondo, tutte e due riguardano il proiettare nelle piante - sebbene in modo opposto - propri stati d'animo, idee o aspirazioni. Il personaggio di Cassola taglia, i guerrilla gardeners piantano. Mi chiedo cosa si sarebbero detti, se avessi potuto farli incontrare. Visto che in entrambi i casi si tratta di sentimenti forti messi in relazione con delle piante, ho motivo di credere che prima di tutto si sarebbero abbracciati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8845462259289381100?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8845462259289381100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8845462259289381100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/03/non-lho-fatto-apposta-ma-ho-letto.html' title='Il taglio del bosco (C.Cassola) e On guerrilla gardening (R.Reynolds)'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-4056934908661119946</id><published>2010-03-11T08:43:00.000-08:00</published><updated>2010-03-23T00:56:57.375-07:00</updated><title type='text'>Zio Demostene, Antonio Moresco</title><content type='html'>[autocensura]&lt;br /&gt;[no no, nessun problema, il libro m'è anche piaciuto, ma è stato un regalo speciale, e non di tutti i libri si può né si deve parlare, tutto qui]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-4056934908661119946?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4056934908661119946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/4056934908661119946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/03/zio-demostene-antonio-moresco.html' title='Zio Demostene, Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-1938435528763948232</id><published>2010-03-09T02:10:00.001-08:00</published><updated>2010-03-09T02:10:53.266-08:00</updated><title type='text'>Suttree, Cormac McCarthy</title><content type='html'>Per scrivere questo eccezionale libro, uscito in America nel '79, pare che quel gigante di McCarthy ci abbia messo dieci anni. Io per leggerlo ci ho messo poco più di dieci giorni. Molto intensi, ma dieci. Mi dovrei sentirei in colpa o dovrei godermi la corrispondenza del numero dieci?&lt;br /&gt;In questi dieci giorni ho viaggiato molto, per via dell'università e non solo. In fondo a "Suttree" ho messo una busta da lettera in cui ho conservato tutti i biglietti degli spostamenti durante i quali l'ho letto. Vediamo un po':&lt;br /&gt;- 2 biglietti della Ferrovia Centrale Umbra&lt;br /&gt;- 2 biglietti di treno intercity&lt;br /&gt;- 2 biglietti aerei&lt;br /&gt;- 1 abbonamento settimanale alla metropolitana&lt;br /&gt;- 1 biglietto dal centro all'aeroporto&lt;br /&gt;- 1 biglietto dall'aeroporto alla stazione&lt;br /&gt;- 1 biglietto di pulman Arezzo-Città di Castello (ma lì ho smesso presto di leggere per le troppe curve).&lt;br /&gt;- più ovviamente tutte le attese, a volte lunghe, prima di salire su questi mezzi.&lt;br /&gt;Tutti questi tragitti li ho fatti da solo (altrimenti non sarei stato lì a leggere come un autistico asociale), ma mi viene da pensare che dire che ero solo equivarrebbe a dire che, mentre scriveva questo libro, anche McCarthy era solo. E il vecchio Suttree dove lo mettiamo? Si è in sua compagnia per tutte le 560 pagine. Lo è stato con me, figuriamoci con l'autore, immagino. Si osserva Suttree in silenzio mentre pesca nel fiume della sua America da Mississipi degli anni '50, lo si accompagna a trovare i suoi scapestrati amici, lo si rimprovera quando fa l'ubriacone, lo si ripudia quando fa il coglione, lo si ammira nella sua particolare saggezza. Ci si diventa amici, e lo si invidia spesso per avere ricevuto la grazia della propria vita materializzata attraverso la scrittura solenne di McCarthy. &lt;br /&gt;Per lo più odio le fascette pubblicitarie che mettono sopra i libri per venderli meglio, ma quella che ho visto su Suttree (non sulla copia che avevo comprato io), portava una frase di David Foster Wallace, che se non ricordo male recita: "Suttree, mio dio quel libro...". Non amo le fascette pubblicitarie, ma sottoscrivo questa.&lt;br /&gt;Su quella busta dei vari biglietti, ho scritto "Gli spostamenti fatti leggendo Suttree", poi ho cancellato e ho sostituito con "Gli spostamenti fatti per leggere Suttree". Poi però ho cancellato anche quella e in definitiva ho scritto "Gli spostamenti fatti con Suttree". Grazie per la compagnia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-1938435528763948232?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1938435528763948232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/1938435528763948232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/03/suttree-cormac-mccarthy.html' title='Suttree, Cormac McCarthy'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-7545090693588904527</id><published>2010-02-26T11:47:00.001-08:00</published><updated>2010-03-02T07:17:34.836-08:00</updated><title type='text'>Body art, Don DeLillo</title><content type='html'>Cos'è che finora mi ha tenuto da Don DeLillo? Non lo so, potrei fare diverse supposizioni, ma nessuna che sia convincente. Posso dirmi che tutto quel "carico d'americanità" che si porta notoriamente dietro mi ha sempre tenuto alla larga, ma è anche vero che in fondo adoro altri scrittori che hanno le stesse stelle e strisce tatuate in fronte, quindi anche questa scusa non regge. Fatto sta che per farmi far conoscenza con DeLillo ci sono voluti il consiglio dell'insegnante del laboratorio di scrittura che sto frequentando e un'andata/ritorno in treno, oggi. L'incontro è avvenuto con Body art, e devo dire che, seppure per un pugno di voti, DeLillo ha vinto la mia personale sfida (e)lettorale, nel seggio dei miei gusti. Tanto più che Body art è una festa anche per chi affronta i libri con un occhio tecnico, per così dire (il testo è dissemnianto d'indicazioni "metatestuali", per così dire).&lt;br /&gt;La protagonista è una body artist che deve affrontare la perdita del suo compagno. Ecco, aggiungo solo un altro particolare e giù che la trama è rovinata. Dico solo che in effettil a sorpresa finale è grande.&lt;br /&gt;Mi limito inoltre a dire che ciò che più mi ha colpito è stata la capacità di DeLillo di mettere il corpo al centro della sua narrazione, incrociandolo benissimo con un tema che, io che sono fan di Thornton Wilder, m'ingarbuglia la testa esaltandomi: il rapporto fra le temporalità soggettive e il tempo "presunto oggettivo". Roba da non dormirci la notte (ma io dormo eccome, poco ma bene, nessuno si preoccupi). &lt;br /&gt;Ammetto che quella certa pomposità di DeLillo non mi ha convinto fino in fondo, ma certo è che di classe ce n'è eccome, e non c'era bisogno che arrivassi io a dirlo (presto leggerò Rumore bianco, promesso). E pensavo che in fondo anche la scrittura, con tutta la sua fisicità e la materialità emotiva tanto del leggere che dello scrivere, è body art, no? Anzi, "Body movin'", come dicono i Beastie boys (ma che c'entra...).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-7545090693588904527?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7545090693588904527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/7545090693588904527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/02/body-art-don-delillo.html' title='Body art, Don DeLillo'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-8408996351439136576</id><published>2010-02-22T09:46:00.000-08:00</published><updated>2010-02-22T10:12:32.729-08:00</updated><title type='text'>L'autobiografia di Alice Toklas, Gertrude Stein</title><content type='html'>Ho comprato questo libro del '38 in una bancarella di Roma (zona Piazza della Repubblica) dove, accanto ai polverosi volumi accatastati, vendevano anche dvd porno. C'ero io e al mio fianco gente, fra cui anche cosiddette insospettabili persone distinte, tutta immerse a scegliere il dvd giusto. Li sfogliavano con uno sguardo concentrato e serio. Mi pare giusto.&lt;br /&gt;Dunque, Gertrude Stein era un'americana attorno a cui ruotava la scena artistica e letteraria della Parigi della prima metà del novecento. Picasso, Matisse, Hemingway, gente del genere. Gertrude era la loro insegnante, consigliera, amica. La compagna di Gertrude era Alice Toklas, e questo libro è la sua autobiografia. Con la particolarità però che a scriverla è stata la Stein. &lt;br /&gt;Si trova in queste pagine - raccontata con una particolare leggerezza snobistica - la cronaca di quegli anni, visti da quell'appartamento di Rue des fleurus dove transitava continuamente gente che avrebbe poi popolato i più importanti musei e biblioteche del mondo. Roba da rendere orgogliosi il sapere d'aver vissuto a Parigi oppure desiderosi di farlo, prima o poi (o tutte e due...).&lt;br /&gt;Tutti dovrebbero scrivere un libro del genere, in fondo. Tutti dovrebbero scrivere l'autobiografia di una persona vicina, in modo da provare l'esperienza del guardarsi da fuori, del "vedersi in terza persona", del "terzapersonalizzarsi".  Si dovrebbero imparare un sacco di cose su di sé, credo, nel bene e nel male.&lt;br /&gt;La copia del libro che ho trovato era usata, e il proprietario o la proprietaria precedente aveva sottolineato numerosi passaggi. E' stato interessante leggere incrociando i propri pensieri con quelli del precedente lettore. Le sue sottolineature per me erano le sue opinioni. Non le ho sempre condivise, ma è stata una bella chiacchierata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-8408996351439136576?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8408996351439136576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/8408996351439136576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/02/lautobiografia-di-alice-toklas-getrude.html' title='L&apos;autobiografia di Alice Toklas, Gertrude Stein'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-6539282670737147345</id><published>2010-02-13T10:26:00.000-08:00</published><updated>2010-02-13T10:37:14.037-08:00</updated><title type='text'>Canti del caos, Antonio Moresco</title><content type='html'>Trovo esaltante l'idea che ancora nel 2010 per leggere certi libri ci voglia vero e proprio coraggio. Esatto, coraggio. Non certo per la loro mole o piccolezze del genere, è questione d'altro. Lo so, anche per leggere libri schifosi ci vuole coraggio, ma non è di questo che si sta parlando.&lt;br /&gt;E' da più mesi che, a fasi alterne, mi metto sulle mille e più pagine di questi "Canti del caos", di uno scrittore a cui - per altre sue opere che ho amato - avevo deciso di dar credito, e molto. &lt;br /&gt;Il libro è diviso in tre parti (uscite originariamente nel 2001, 2003 e 2009) e, a dir la verità, ho dovuto inframezzare la lettura delle singole parti con altri libri. Perché? Beh, incredibile: perché ho realmente troppo temuto di essere inghiottito nel mondo dipinto da Moresco. Un margine di sicurezza fra una sezione e l'altra mi ci voleva.&lt;br /&gt;Mi è capitato raramente di provare questa paura con un libro, e stavolta la sensazione è stata netta e costante.&lt;br /&gt;Leggere un libro con il timore che t'inghiotta troppo e che comprometta troppo il tuo modo di percepire e vivere certe cose della vita: incredibile. E' buffo: il senso di questo blog è quello di "indagare" i modi in cui la mia quotidianità e le mie letture si influenzino a vicenda, e con "Canti del caos" invece ho dovuto far sempre lo sforzo di mantenere le due cose ben impermeabili. Sia per il bene della lettura che della quotidianità. Ovviamente non ci sono riuscito, almeno non del tutto.&lt;br /&gt;Nonostante tutto, credo si possa considerarlo come una spia di grandezza del libro e del suo autore. Eppure il caso Moresco è complicato, e sembra di dover prendere per forza posizione. Io - lo dico subito - non so farlo, né m'interessa farlo (né a te leggerlo, scommetto).&lt;br /&gt;La trama, se proprio ne dobbiamo parlarne, è un inseguire rapitori, un inseguire progetti di marketing "universale" (letteralmente), un inseguire le forme più disparate del manifestarsi delle pulsioni più profonde e se vogliamo morbose, un inseguire un annuncio, un inseguire l'increazione del mondo, un inseguire una storia che ci soffoca con la sensazione che il soccombere non stia in quel soffocare ma nel tornare a poter respirare.&lt;br /&gt;E' un  vortice di personaggi del mondo del marketing, dell'editoria, dell'inseminazione artificiale e dell'industria della pornografia estrema, e non solo. Le figure più improbabili, dipinte così bene da divenire le più probabili, nello spazio di questo libro, e del mondo in cui ti costringe. Dissoluzione del tempo, della distanza  fra l'è e il sarà, dissoluzione dello stesso libro che si sta leggendo, e del suo autore, esplicitamente. Accidenti, se riuscissi a parlarne decentemente...&lt;br /&gt;Si è trascinati per il bavero  in un mondo deformato, grottesco, inquietante, disgustoso e a suo modo surreale. &lt;br /&gt;Alla faccia di quelli che dicono che la ragione d'esistenza della letteratura è la creazione di un mondo ideale (ma concediamoci il dubbio che questo per qualcuno, magari per Moresco, potrebbe essere un mondo ideale).&lt;br /&gt;Da una parte tutto l'insistere su questa pornografia estrema a volte mi faceva pensare a qualcosa di troppo ripetitivo, stancamente morboso, di maniera e "troppo facile", ma dall'altra ero continuamente esaltato dalla capacità di scrittura di Moresco, che è un rullo compressore inarrestabile e impressionante. Il suo incedere è costantemente sopra le righe, sempre autorevole ma coraggioso. C'è molto della sua scrittura che sa di scrittore ottocentesco. Moresco è un fuoriclasse che spesso infila dei passaggi da sobbalzare sulla sedia, e di questi tempi non ne vedo molti altri di scrittori così, proprio no. Nel bene e nel male, se vogliamo proprio aggiungerlo. &lt;br /&gt;Certo, a volte viene da pensare che certi passaggi sono come quelle battute forzate o inutilmente volgari che capita di sentire da qualche amico. Più volte il fatto di leggere continuamente di cazzi, fiche, sangue, merda e scopate (almeno nelle prime due parti) non mi ha scandalizzato né eccitato, mi ha semplicemente stancato. Eppure la classe di Moresco rende digeribili anche i momenti in cui, se fosse stato qualche altro scrittore a voler esprimere quelle immagini, si sarebbe voluto lanciare il libro dalla finestra, cercando di far canestro nel cassonetto dell'immondizia sotto casa (possibilmente quello della raccolta differenziata della carta). &lt;br /&gt;I momenti di noia, quelli di eccessivo disgusto e quelli in cui mi sono detto di star leggendo qualcosa di ridicolmente pretenzioso sono un prezzo che, a posteriori, ho pagato volentieri per questa opera. E non m'interessa niente di quelli che, loro che davvero ne sanno di letteratura, prendono per il culo questo libro e chi ne rimane affascinato.&lt;br /&gt;Eppure, di fronte a tutta questa maestosa scrittura, mi prende un dubbio atroce: qual è poi il vero nocciolo dell'opera? E se fosse tutto un immenso castello di carte? Una volta ho ascoltato un'intervista in cui Moresco diceva che il suo obiettivo era parlare agli strati più nascosti (e spesso tanto occultati quanto morbosi) dell'inconscio dei lettori, attraverso una scrittura che derivasse da quelle stesse profondità cavernose. Ecco, è esattamente ciò che mi pare succeda. Credo lo si possa considerare un nocciolo in sé. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il registro di comunicazione così profondo e mai sondato dove Moresco porta a forza il lettore è contenuto di per sé.&lt;/span&gt;  E mi viene da pensare che, in fondo, se si vuol immergersi in acque dell'inconscio così profonde, allora solo di caos si può parlare. Simili canti non potevano che essere del caos e, come si legge nella parte finale, dell'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;increazione&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;In fondo, non so convinto di aver fatto bene a leggere questo libro. Eppure, sarebbe bastato interromperne la lettura. Ma mi sarei pentito, lo so, e mi sarei perso qualcosa. Sospetto qualcosa di grande.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-6539282670737147345?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6539282670737147345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/6539282670737147345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/02/canti-del-caos-antonio-morescoo.html' title='Canti del caos, Antonio Moresco'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8117079834287782052.post-970241895741858209</id><published>2010-02-11T23:47:00.000-08:00</published><updated>2010-02-12T00:03:19.990-08:00</updated><title type='text'>Il sergente nella neve, Mario Rigoni Stern</title><content type='html'>Di questi tempi sto leggendo un cosiddetto mattone (per lunghezza, intendo...), ma, in quanto mattone, non potevo portarmelo in giro fra metro, autobus e simili. Così ho preso questo "libretto" che poco tempo fa avevo preso a due lire in un bancarella di Roma (anzi, l'avevo scambiato con degli "errori di gioventù" della mia biblioteca). L'ho fatto così, con una certa leggerezza e senza aspettarmi troppo, non so perché. Alla faccia! Un grande libro, altroché. &lt;br /&gt;E' il racconto della fronte russo durante la II guerra mondiale, come l'ha vissuto il Sergente degli Alpini Mario Rigoni Stern. Una scrittura che, secondo me, fa la stessa cosa che Rigoni ha fatto in guerra: lottare per non perdere mai di vista di essere uomini, capaci del bene di cui potrebbero essere capaci gli uomini. Non so spiegare altrimenti, per esempio, Rigoni che, durante i combattimenti, si mette a cantare "allegramente" con qualche suo commilitone, oppure quando gli viene voglia di urlare suggerimenti ai Russi per non essere colpiti dai suoi soldati.&lt;br /&gt;Ma questo è il dato che, nel mio rapporto con questo libro, conta di più: appena l'ho finito, mi sono precipitato da mia madre e mia nonna a chiedere la storia del mio zio, fratello di mio nonno, che non ho conosciuto. Fu uno di quelli che combatterono lì in Russia. Gli avevano anche fatto il funerale, poi però è tornato. Ci voleva "Il sergente nella neve"...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8117079834287782052-970241895741858209?l=lorenzoalunni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/970241895741858209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8117079834287782052/posts/default/970241895741858209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzoalunni.blogspot.com/2010/02/il-sergente-nella-neve-mario-rigoni.html' title='Il sergente nella neve, Mario Rigoni Stern'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15230688950461977489</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_DjCl83mXLlE/SPCxOvLT2AI/AAAAAAAAAAM/accF6IQWpGw/S220/Io_Andre.jpg'/></author></entry></feed>
